Novità che non interesseranno a nessuno, ma che ho comunque voglia di riportare

Ecco, nel titolo vi ho già rivelato che questo post sarà terribilmente noioso per chi non si interessa alla vita di una perfetta sconosciuta, ma io ho comunque voglia di scrivere qualcosa e di dedicare un po’ di tempo e un po’ di spazio con i deliri della mia mente così incostante, così tremendamente piena e affollata che io stessa stento a dividere tutte le voci delle persone che la occupano deliberatamente e a sciogliere la matassa intricatissima dei miei pensieri.
Santo Cielo, cominciamo bene! Una frase di ben nove righe come incipit… niente male, non vi pare? O.o
Tutto questo per dire che ho proprio voglia di scrivere qualcosa, visto che considero questo blog come se fosse un diario-raccogli-pensieri.
Come avevo già annunciato qualche post fa, è un periodo abbastanza pieno. Ma questo lo saprete già, e non intendo tediarvi oltremodo con queste cose. 
Lo studio mi sta uccidendo, fra pochi giorni dovrò sostenere un esame che non sono neppure sicura di passare, visto che sto ancora studiando come una pazza per scalare in pochissimo tempo la vetta della conoscenza… ma ahimè non ne raggiungerò mai la cima, e di questo devo proprio rassegnarmi. 
Prima di tutto perchè l’esame che dovrò dare non riguarda certo tutto il Sapere, e poi perchè la materia di studio in questione mi sta facendo sentire terribilmente piccola a confronto di tutto quello che potrei conoscere! 
Sì, lo studio mi fa questo strano effetto, forse è uno dei suoi effetti collaterali, ma sul foglietto illustrativo non c’era scritto quando ho deciso di intraprendere questo cammino… 
Fatto sta che quando studio inizio a sentire una sete di conoscenza impossibile da calmare, mi viene voglia di approfondire, e approfondire e ancora approfondire e inesorabilmente finisco per perdermi in un labirinto senza uscita. E’ questo il motivo per cui mi ci vuole un sacco di tempo per preparare un esame: mi perdo negli approfondimenti degli approfondimenti, è davvero assurda come cosa! 
Tuttavia non posso farne a meno, proprio perchè ho voglia di scavare a fondo, così tanto da graffiarmi le mani, per trovare quell’acqua che, almeno per un po’, potrebbe dissetare la mia arida gola. Adoro perdermi nelle ricerche sfrenate sul web, ancora meglio se si tratta di libri polverosi presi da uno scaffale a caso di una biblioteca in un giorno qualsiasi di pioggia o di sole, non ha importanza, purchè abbastanza noioso da potermi permettere di gioire ancora di più del fatto che ho potuto migliorare quella stessa giornata con un semplice libro fatto di carta, profumi e pensieri. Adoro fantasticare e immaginarmi nei panni di una nuova Indiana Jones al femminile, con il mio bel berretto da esploratrice, a mo’ di Jane (la moglie di Tarzan per intenderci), e andare alla scoperta del mondo, dei suoi misteri e segreti.
Ah, come mi piacerebbe poterlo fare! Basti pensare che un giorno dello scorso inverno, annoiata e non sapendo cosa fare, decisi di andare a fare un giro nella biblioteca della città in cui studio. Girovagai per gli scaffali senza una meta precisa, alla ricerca di qualcosa di indefinito, seguendo la voce che i libri mi sussurravano (ok, non prendetemi per pazza o visionaria, ma chi ama leggere quanto me sa bene che ogni libro ha la capacità di attrarre a sè il primo lettore che incappa nella sua rete). Cercavo un libro di mistero. Lo trovai e trascorsi ore a leggerlo seduta ad un tavolo, annotando appunti su un quaderno finchè la biblioteca non chiuse e io dovetti tornare a casa… ma il libro che avevo trovato me lo portai dietro, chiedendolo in prestito. Inutile dirvi che a casa, nella mia stanza, non c’era la stessa atmosfera arcana che respiravo in biblioteca…
Per rimanere in tema libri, ho avuto modo negli ultimi giorni di poter modificare alcune parti del libro che sto scrivendo. Mi stupisco sempre di più di come questo libro stia crescendo piano piano, e non parlo del volume delle sue pagine, beninteso. Sto parlando della sua ‘crescita intrinseca’. La crescita della sua storia. Quasi mi commuove rileggerlo, se ripenso a quante cose sono cambiate da quel giorno in cui cominciai a scriverlo. Sono cambiate anche le aspettative, così come i personaggi e la storia iniziale che avevo pensato. Si può dire che sia letteralmente cresciuto con me… ho buttato giù le primissime idee all’età di 17 anni e adesso ne ho 21. Quattro anni sono tanti, sì, ma ho scritto ancora troppo poco (circa 200 pagine di libro e un quadernone ad anelli colmo di appunti e disegni). Ho dovuto modificare a più riprese la storia, che inizialmente non mi soddisfava a pieno, l’ho abbandonata per quasi due anni e alla fine, quest’estate, mi sono decisa a riprenderla e a portarla avanti. Tuttavia non mi sento la creatrice di questa storia, anzi, mi sento parte di essa, quasi come se io stessa potessi vivere le storie che racconto insieme ai personaggi. Molte volte chiedendo consiglio a persone a me vicine per delle cose che riguardano il mio libro mi viene chiesto se ho in mente cosa succederà più avanti, oppure perchè ho scritto una cosa piuttosto di un’altra. E allora rispondo che la storia prende forma da sè, come se i personaggi che ho ‘creato’ mi comunicassero le loro avventure chiedendomi di riportarle su carta. E’ come se quei personaggi esistessero veramente da qualche parte, è una sensazione strana da spiegare, ma forse potrà comprenderla meglio chi, come me, ha letto la trilogia di “Cuore d’Inchiostro” di Cornelia Funke (se vi interessa la recensione, potete trovarla nel mio post La Trilogia del Mondo d’Inchiostro). Sono terribilmente affezionata a quei personaggi, partoriti dalla mia mente, così vivi, così simili a quello che sono stata, che sono diventata e che vorrei essere in futuro. Amo questa storia come non ho mai amato nessun libro scritto di mio pungo prima di esso… sì, ne avevo iniziati almeno tre, ma tutti hanno finito per essere infantili a causa della mia giovane ed immatura età oppure insoddisfacenti per mancanza di ispirazione.
Dopo avermi annoiato abbastanza con i miei pensieri e strambi entusiasmi, vi saluto, con la speranza che in questo blog e in questo post qualcuno possa ritrovarsi… 
Un saluto a tutti, miei cari seguitori! E vi prego di perdonarmi se nei prossimi giorni sarò assente, ma il dovere e il sapere mi chiamano!

Il Calderone # 5: "Re Artù e l’isola di Avalon: tra realtà e leggenda"

Benvenuti a tutti!

Ammetto che inizialmente non volevo trattare di misteri e leggende per così dire ‘classici’, ma alla fine mi sono lasciata trascinare da questo personaggio leggendario che mi ha sempre incuriosita.

Torniamo dunque indietro nel tempo: siamo nel IV secolo d.C. L’impero romano è in declino e nella Bretagna di allora gli Angli e i Sassoni scacciano i Bretoni oltre la manica. Artù, o Arthur, era un re gallico, nonchè valoroso guerriero, forse esistito realmente nel V secolo.  
A questo punto però mi tocca già fare una precisazione: nelle prime cronache latine egli viene rappresentato come un capo militare, il Dux Bellorum appunto. E’ solo negli ultimi romanzi cavallereschi che viene considerato come un Re e un Imperatore. In una società come quella antica l’unico modo per tramandare le sorie e le gesta degli eroi era quello di raccontarle oralmente. L’onorevole compito spettava a bardi e menestrelli, che cantavano con passione le canzoni delle imprese eroiche di alcuni personaggi, tra cui anche Artù. Man mano che gli anni aumentavano, anche le notizie che riguardavano questi eroi si arricchivano di particolari sempre nuovi, ma questo non significa che rispecchiasso la realtà dei fatti. Stessa sorte sarà capatita al leggendario Artù, che da capo militare divenne Re. 
Il dibattito sulla figura storica di questo personaggio iniziò nel Rinascimento, quando la dinastia Tudor rivendicò una diretta discendenza da Artù, e ad oggi non ha ancora trovato una soluzione definitiva.
Purtroppo dell’Artù storico – se mai è esistito – si conosce ben poco. Lo stesso nome Arthur non fornisce nessuna indicazione sulla sua origine. Potrebbe derivare dal latino Artorius (ovvero un rappresentante locale dell’Impero Romano), dal gaelico Arth Gwyr (“Uomo Orso”) oppure da un dio del pantheon celtico, forse il simbolo della terra stessa (Art = roccia da cui l’inglese Earth). Negli scritti dell’epoca troviamo alcuni nomi di personaggi che possono avvicinarsi alla figura di Artù che conosciamo oggi:
  • il principe britanno Arturius, figlio di Aedàn mac Gabrain, re di Dalriada: citato dall’agiografo Adomnan da Iona nell’VIII secolo
  • il dux bellorum Arturius, comandante dei britanni durante la battaglia contro i Sassoni al Mons Badonis (forse Bath): citato dallo storico Nennio nell’ “Historia brittonum” del IX secolo
  • gli “Annales Cambriae” redatti nel X secolo descrivono la sua morte e quella del traditore Medraut (che la leggenda chiama Mordred) nella battaglia di Camlann in una data non definita.
Artù diventa protagonista delle narrazioni gallesi intorno al 600 d. C., dunque nel VII secolo. Nell’XI secolo era considerato dagli inglesi un eroe nazionale e le sue imprese – diffuse appunto dai bardi – erano note non solo in Gran Bretagna, in Irlanda e nel nord della Francia, ma anche nella lontana Italia. Ma l’Artù celtico e britannico era un personaggio che i romani avrebbero definito come un barbaro. 
Fu l’inglese Geoffrey de Monmouth a dare il via al processo che avrebbe trasformato Re Artù da monarca barbaro a simbolo messianico di Re-Sacerdote. Tra il 1130 e il 1150 Geoffrey tracciò una precisa e fantasiosa genealogia del sovrano, recuperando e reinterpretando la leggenda in chiave cristiana. Egli pose le basi del ciclo arturiano, battezzando la mitica isola di Avalon, il sepolcro in cui Artù sarebbe risorto quando l’Inghilterra avrebbe avuto ancora bisogno di lui. Ma fin dove arriva la realtà e dove inizia la leggenda?
Gran parte della vita di Artù redatta da Geoffrey de Monmouth è un’invenzione dello scrittore, e una buona parte proviene da materiale tradizionale di origine incerta. Egli ci racconta che re Artù era figlio di Uther Pendragon e di Igraine. Sarebbe nato nel castello di Tintagel intorno al 460 d.C. e sarebbe morto sul campo di battaglia di Camlann nel 537 d.C., ucciso dal figlio di Mordred e Morgana, sorellastra dello stesso Artù. Intorno alla storia di quest’ultimo gravitano personaggi più o meno fantasiosi la cui realtà storica oggi non è più rintracciabile in alcun modo poichè deformata dalla leggenda. Tuttavia i luoghi in cui visse Artù possono essere riconosciuti in alcuni siti tutt’ora esistenti. 
Ancora oggi esistono rovine di un castello a Tintagel, su un promontorio della costa della Cornovaglia, sotto il quale esistono effettivamente resti di età tardoromana. Il periodo di fioritura di Tintagel è coerente con la cronologia tradizionale della saga. 
Nessuna targa con il nome di Camelot è stata ritrovata sulla collina di South Cadbury, nel Somerset, dove la tradizione vuole che Artù avesse la sua reggia. Anche qui tuttavia gli scavi hanno riservato sorprese: i resti di un grande edificio costruito tra il 460 e il 500 d.C., in piena età arturiana dunque, dove era utilizzato lo stesso vasellame di Tintagel. South Cadbury era un complesso importante, un quartier generale fortificato in grado di ospitare un re con il suo esercito. 

La tradizione poi identifica Glastonbury con la leggendaria Avalon, dove Artù sarebbe stato sepolto. Tuttavia Avalon era un’isola circondata dal mare, contrariamente a Glastonbury.  
Ebbene, oggi abbiamo la certezza che Glastonbury nell’Alto Medioevo era circondata dalle acque di una vasta palude, dalla quale emergeva come un’isola. Secondo le leggende locali a Glastonbury si spalancava la porta (“Tor”) degli inferi o al regno sotterraneo delle fate. Secondo alcune teorie la parola Avalon è una translitterazione inglese del termine celtico “Annwyn”, il regno delle Fate, o Neverworld. Geoffrey de Monmouth ha dato al nome il significato di “Isola delle Mele”, cosa molto probabile visto che in Bretone il termine per “mela” è proprio Aval. Inoltre la tradizione vuole che in ogni luogo in cui vi sia un albero di mele vi abitino le Fate e a Glastonbury questi alberi non mancano di certo. Qui inoltre vi sono oggi i resti di un’abbazia che sarebbe stata costruita a sua volta sopra i ruderi di un’antica chiesa voluta da Giuseppe d’Arimatea, colui che avvolse il corpo di Gesù con un lenzuolo e lo depose nel sepolcro.  
Durante i lavori di costruzione dell’abbazia, i cui resti sono tutt’oggi visibili, fu ritrovata una croce tombale di piombo con sopra la scritta “Hic iacet inclitus Rex Arturius in insula Avalonia” (Qui nell’isola Avalonia è sepolto il famoso Re Artù) insieme alla tomba con i resti di un uomo, alto due metri e quaranta centimetri, e una donna, identificati con Artù e Ginevra. Tuttavia questa testimonianza è assai dubbia in quanto i resti ritrovati potrebbero appartenere a chiunque, inoltre la croce pare essere un falso.

Come potete vedere, la leggenda di Re Artù è destinata a rimanere senza risposta. Quel che è certo però è che, se mai fu esisitito, egli era molto diverso da come noi lo immaginiamo oggi. 

Fonti:
http://www.mitiemisteri.it/leggende/leggende_di_re_artu.html
http://mariapaolavannucchi.xoom.it/la_%20leggenda_di_re_artu.htm 
http://sognodisangue.forumcommunity.net/?t=6579364 


Vi do appuntamento, come sempre, a venerdì 7 ottobre con Il Calderone # 6. Buon weekend a tutti!

Teaser Tuesday # 3: "Intervista col Vampiro"

Benvenuti al terzo appuntamento con la rubrica settimanale Teaser Tuesday! 
Come sempre, riepilogo gli ingredienti di questa rubrica, per chi non li conoscesse e per chi volesse riproporla sul proprio blog:

– il libro che stai leggendo
– una pagina aperta a caso
– copiane un pezzo evitando accuratamente gli spoiler
– rivelare l’autore e il titolo del libro

Molto bene, adesso siamo pronti per cominciare. Dato che i miei diversi impegni mi hanno impedito di portare a termine “Il Signore degli Anelli – La Compagnia dell’Anello”, per evitare di tediarvi e di riportare per la terza settimana consecutiva un estratto del testo, ho deciso di proporvi un libro che ho letto in passato, uno dei miei preferiti, e cioè “Intervista col Vampiro” di Anne Rice
Prima di iniziare devo farvi una piccola premessa: la storia è narrata in prima persona dal vampiro Louis, che si lascia intervistare da un giovane giornalista e gli racconta la sua storia. Per distinguere i dialoghi fra i personaggi del racconto di Louis e quelli che il vampiro tiene invece nel presente con il giornalista, i dialoghi del flashback li porrò fra due trattini, mentre quelli del presente tra virgolette:

Due bicchieri stavano sul vassoio d’argento. Sapevo che Lestat ne avrebbe riempito uno e si sarebbe seduto a contemplare il tenue color paglierino. E io, come in trance, giacevo sul sofà pensando che non m’importava nulla di quel che Lestat poteva fare. Devo abbandonarlo o morire, pensavo. Sì, morire. Volevo morire prima e lo volevo anche adesso. Lo vedevo con una chiarezza così dolce, una calma così assoluta!
– Tu sei malato! – sboffò Lestat improvvisamente. – E’ quasi l’alba – . Scostò le tende di pizzo e io vidi le cime dei tetti sotto il cielo azzurro cupo, e sopra la costellazione di Orione. – Va’ a uccidere! – mi intimò Lestat sollevando il bicchiere. Scavalcò il davanzale e udii i suoi piedi atterrare dolcemente sul tetto accanto all’albergo. Stava andando a prendere le bare, o perlomeno una. La sete cresceva in me come febbre e lo seguii. Il mio desiderio di morire era costante, come un puro pensiero della mente, svuotato d’emozione. Eppure avevo bisogno di nutrirmi. Come t’ho detto, allora non uccidevo le persone. Camminai per i tetti in cerca di topi. 
“Ma perchè… ha detto che Lestat non avrebbe dovuto farla cominciare con le persone. Vuol dire… che per lei era una scelta estetica, non morale?”
“Me l’avessi chiesto allora, t’avrei detto che era esteticaa, che desideravo comprendere la morte per stadi successivi.  Che la morte d’un animale mi procurava un tale piacere e una tale esperienza che avevo appena cominciato a capirla e desideravo serbare l’esperienza della morte umana per una comprensione più matura. Ma era morale, perchè tutte le decisioni estetiche sono morali, in realtà.”
“Non capisco” disse il ragazzo. “Pensavo che le decisioni estetiche potessero essere completamente immorali. Come la mettiamo col clichè dell’artista che abbandona moglie e figli per poter dipingere? O con Nerone che suona l’arpa mentre Roma brucia?”
“Entrambe sono decisioni morali, al servizio d’un bene superiore, nella mente dell’artista. Il conflitto è tra la morale dell’artista e la morale della società, non tra l’estetica e la morale. Ma spesso non lo si comprende; è questa la rovina, la tragedia. Un artista che ruba dei colori in un negozio, per esempio, crede di aver preso una decisione inevitabile ma immorale, e si vede come decaduto dalla grazia; ne segue disperazione e meschina irresponsabilità., come se la moralità fosse un grande mondo di vetro che con una sola azione si può frantumare irrimediabilmente. Ma allora la questione non mi preoccupava granchè: allora ignoravo queste cose. Credevo di uccidere gli animali soltanto per ragioni estetiche e cercavo di eludere il grande interrogativo morale: se io, per la mia stessa natura, fossi o non fossi dannato. Perchè vedi, anche se Lestat non mi aveva mai detto niente sui diavoli o sull’inferno, io credevo d’essermi dannato quando ero passato dalla sua parte, come deve aver pensato Giuda quando si mise il cappio al collo. Capisci?”
Il ragazzo non disse nulla. Fece per parlare, ma si fermò. Per un istante chiazze di colore divamparono sulle sue guance.
“E lo era?” sussurrò.
Il vampiro restò immobile, sorridendo: un tenue sorriso che giocava sulle sue labbra come la luce. Il ragazzo lo stava fissando come se lo vedesse per la prima volta.
“Forse…” rispose il vampiro raddrizzandosi e accavallando le gambe. “…dovremmo affrontare le cose una alla volta. Forse dovrei continuare con la mia storia.”

(pag.80)

Il Calderone #4 : "Il manoscritto di Voynich"

Salve a tutti! Siamo arrivati al quarto appuntamento con questa rubrica. Oggi vorrei parlarvi di un misterioso manoscritto della cui esistenza sono venuta a conoscenza solo pochi giorni fa. Il libro in questione è il Manoscritto di Voynich, che trae il suo nome da un antiquario russo, il quale lo acquistò per il suo negozio londinese dai gesuiti del collegio di Villa Mondragone, a Frascati nel 1912. E’ universalmente noto come il manoscritto più misterioso del mondo, poichè tutt’oggi è l’unico libro scritto nel XV secolo che non sia stato ancora decifrato. Esso contiene immagini di piante mai viste ed è scritto in una lingua che non appartiene ad alcun sistema alfabetico/linguistico riconosciuto. 


Il volume è scritto su pergamena di vitellino ed è di dimensioni piuttosto ridotte (16 centimetri di larghezza, 22 di altezza e 4 di spessore). Attualmente ha 204 pagine, anche se in origine dovevano essercene 28 in più, andate perdute. Le illustrazioni presenti nel manoscritto ritraggono i soggetti più svariati: piante, fiori, strane costellazioni, diagrammi, ampolle, donne nude immerse in strane vasche contenenti un liquido scuro. Del manoscritto non esistono copie ed è conservato attualmente nell’Università di Yale, negli Stati Uniti. Fino agli inizi di quest’anno si era ipotizzato che questo testo fosse stato creato ad arte come falso nel XVI per perpetrare una truffa ai danni di Rodolfo II. Voynich aveva ritrovato all’interno del manoscritto una lettera di un certo Johannes Marcus Marci, scritta nel 1665. Quat’ultimo aveva scritto la lettera a un suo amico di Roma al quale aveva inviato il manoscritto affinchè lo decifrasse. Marci affermava di aver ereditato il manoscritto medievale da un suo amico alchimista e che il suo precedente proprietario, l’imperatore Rodolfo II lo aveva acquistato credendolo un’opera di Ruggero Bacone, meglio noto con il nome di Doctor Mirabils, scienziato, filosofo, alchimista e teologo inglese. 
A confutare questa teoria è stata la datazione ottenuta tramite la tecnica del Carbonio-14. L’esame ha verificato che le pergamene che costituiscono il manoscritto risalirebbero ad un periodo compreso tra il 1404 e il 1438.
Una delle piante raffigurate è quasi identica al comune girasole giunto in Europa all’indomani della scoperta dell’America e quindi successivamente al 1492; come poteva l’autore conoscere tale pianta se il libro sarebbe stato scritto in anni precedenti? 
In molti si sono cimentati nella decifrazione del registro linguistico, senza ottenere grandi risultati, fino all’11 novembre 2009, quando un informatico americano ha rivelato di essere finalmente riuscito nell’impresa che ha arrovellato gli studiosi per ben 500 anni. Secondo lui (il signore in questione si chiama Richard Roger) il manoscritto sarebbe il primo testo di calcolo della storia. Si tratterebbe dunque di numeri anzichè di lettere, a differenza di quanto si era creduto fino a quel momento, e più in particolare di algebra simbolica. Il manoscritto conterrebbe a suo parere un messaggio segreto nascosto nelle figure. Alla base del foglio da lui analizzato, ovvero il primo, era rappresentata una griglia 8×8, esattamente come quella della scacchiera, un simbolo massonico.  All’interno di questa griglia sono rappresentate delle lettere e dei numeri, dunque Roger ha supposto che fosse un sistema per spiegare come muoversi sulla scacchiera per leggere e scoprire i messaggi segreti, le immagini e i simboli. La prima pagina contiene le istruzioni per decifrare l’intero manoscritto. Roger ha concluso che il testo fu redatto in Italia dalla famiglia Longhi nel 1578, prendendo come riferimento l’anno di costruzione di villa Mondragone a Frascati dove il libro era conservato dai gesuiti. Roger sostiene che proprio il giardino della villa sia la chiave; la griglia rappresentata nel giardino si integra infatti con il primo foglio del manoscritto, il quale conterrebbe importanti segreti commerciali nascosti alla chiesa. Tuttavia Roger non ha ancora terminato la sua ricerca, chissà che nei prossimi anni non si sappia qualcosa di più preciso al riguardo.
Detto questo, vi do appuntamento come sempre al prossimo venerdì, 30 settembre 2011, con Il Calderone #5! Buon fine settimana a tutti!

Benvenuto Autunno!

L’odore inebriante della pioggia che si spande nell’aria. Gocce d’acqua in concerto sull’asfalto, tra le fronde degli alberi, su un prato o sulla spiaggia. Foglie dai mille colori che cambiano veste ogni giorno, ogni ora, per salutare l’estate che se ne va, che diviene un ricordo sempre più lontano. Cadono al suolo formando un morbido tappeto, un’accogliente coperta per gli animali in letargo. Lo scricchiolio dei rami, l’ululare del vento, il sonno della natura che finalmente si riposa dopo mesi di esuberanza e vitalità. La condensa sui vetri di una finestra che offusca la vista di chi sta guardando fuori con una tazza fumante di tè in mano. 
Questo è l’autunno: un tripudio di suoni, odori e colori, così belli, così inebrianti da farci sognare.

Teaser Tuesday # 2: "La Compagnia dell’Anello"

Benvenuti al secondo appuntamento con questa rubrica! Prima di cominciare, vorrei riportarne le regole, per chi non le sapesse.

Gli ingredienti di questa rubrica sono:
– il libro che stai leggendo
– una pagina aperta a caso
– copiane un pezzo evitando accuratamente gli spoiler
– rivelare l’autore e il titolo del libro



Mi dispiace per voi, ma per questione di tempo legato allo studio sto ancora leggendo il primo libro de “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien, dunque ecco la pagina che ho aperto a caso per voi oggi:

“Ebbene?”, disse Grampasso. “Cosa aspettate ad aprire quella lettera?”. Frodo osservò attentamente il sigillo prima di romperlo. Era quello di Gandalf. Nell’interno vi era il seguente messaggio, scritto con la calligrafia forte ma aggraziata dello stregone:

IL PULEDRO IMPENNATO, BREA
Giorno di Mezzo Anno, Calendario Contea 1418
Caro Frodo,
Cattive notizie mi sono giunte sin qui. Devo partire immediatamente. Faresti bene a lasciare Casa Baggins fra non molto e andartene dalla Contea prima della fine del mese di luglio., al più tardi. Tornerò appena mi sarà possibile, e se tu sarai già partito ti seguirò. Lasciami un messaggio in questa locanda, se passi da Brea. Puoi fidarti dell’oste (Cactaceo). Forse incontrerai un mio amico per strada: un Uomo alto, magro, scuro, che taluni chiamano Grampasso. Sa i fatti nostri e ti aiuterà. Va’ a Gran Burrone: lì spero ci ritroveremo, finalmente. Se non dovessi venire prima della tua partenza, Elrond ti consiglierà sul da fare.
Affettuosamente tuo frettolosissimo
GANDALF



P.S. – […] Non viaggiare di notte!

P.P.S. – Accertati che sia il vero Grampasso. ci sono un sacco di uomini strani in giro. Il suo vero nome è Aragorn. 


Non tutto quel ch’è oro brilla,
Nè gli erranti sono perduti;
Il vecchio ch’è forte non s’aggrinza,
Le radici profonde non gelano.
Dalle ceneri rinascerà un fuoco,
L’ombra sprigionerà una scintilla;
Nuova sarà la lama ora rotta, 
E re quei ch’è senza corona.


P.P.P.S. – Spero che Cactaceo ti faccia avere questa mia al più presto. Un brav’uomo, ma la sua memoria è come un ripostiglio: non troverai mai quel che cerchi. Se lo dimentica lo arrostisco.
Buon viaggio!

Frodo lesse la lettera, quindi la tese a Pipino e a Sam. “Il vecchio Cactaceo ha combinato veramente un bel pasticcio!”, disse. “Merita di essere arrostito.”
(pag. 235 della trilogia completa)

Camelot: la nuova serie tv in onda su Joi dal 22 settembre 2011

Buon pomeriggio a tutti…
Tra qualche giorno approderà nelle tv italiane una serie televisiva molto attesa, “Camelot”, che narra l’ascesa al trono di Artù. 
Le vicende di Artù, Merlino, Ginevra e gli altri personaggi della saga dovevano essere rappresentati in ben cinque serie, ma a quanto pare quelle successive alla prima non verrano realizzate. 
Adesso, dico: ho iniziato a vedere le puntate in streaming in lingua originale. Il film a mio parere è davvero ben fatto, magari non è del tutto fedele alla saga arturiana, ma mi sembra comunque degno di essere visto. Il cast è ben scelto, la scenografia non è deludente e la trama avvince lo spettatore e lo tiene incollato alla poltrona… insomma, perchè interrompere una serie del genere? La cosa che più mi fa arrabbiare però è che l’ultima puntata della serie non è conclusiva, anzi: lascia tutto in sospeso e lo spettatore resta in piedi sull’orlo del precipizio! Ma che razza di finale è? Posso capire che ci siano dei problemi di produzione, nessuno dice il contrario, ma acciderbolina! Per lo meno fate una puntata in più che possa in qualche modo concludere l’ultima puntata! La scusante è che la produzione non sapeva prima di non dover realizzare più le serie successive, ma a mio parere un finale dovrebbero darlo, almeno per quegli spettatori che, come me, sono rimasti saldamente ancorati davanti allo schermo per vedere una fine che non esiste…