Recensione: "Il linguaggio segreto dei fiori" di Vanessa Diffenbaugh

Oggi vi propongo la recensione del libro a cui ieri ho dedicato il Teaser Tuesday e che ho terminato.
Comincio dunque ad elencarvi la trama:

Victoria ha paura del contatto fisico. Ha paura delle parole, le sue e quelle degli altri. Soprattutto, ha paura di amare e lasciarsi amare. C’è solo un posto in cui tutte le sue paure sfumano nel silenzio e nella pace: è il suo giardino segreto nel parco pubblico di Portero Hill, a San Francisco. I fiori, che ha piantato lei stessa in questo angolo sconosciuto della città, sono la sua casa. Il suo rifugio. La sua voce. È attraverso il loro linguaggio che Victoria comunica le sue emozioni più profonde. La lavanda per la diffidenza, il cardo per la misantropia, la rosa bianca per la solitudine. Perché Victoria non ha avuto una vita facile. Abbandonata in culla, ha passato l’infanzia saltando da una famiglia adottiva a un’altra. Fino all’incontro, drammatico e sconvolgente, con Elizabeth, l’unica vera madre che abbia mai avuto, la donna che le ha insegnato il linguaggio segreto dei fiori. E adesso, è proprio grazie a questo magico dono che Victoria ha preso in mano la sua vita: ha diciotto anni ormai, e lavora come fioraia. I suoi fiori sono tra i più richiesti della città, regalano la felicità e curano l’anima. Ma Victoria non ha ancora trovato il fiore in grado di rimarginare la sua ferita. Perché il suo cuore si porta dietro una colpa segreta. L’unico capace di estirparla è Grant, un ragazzo misterioso che sembra sapere tutto di lei. Solo lui può levare quel peso dal cuore di Victoria, come spine strappate a uno stelo. Solo lui può prendersi cura delle sue radici invisibili.Solo così il cuore più acerbo della rosa bianca può diventare rosso di passione. 

Commento:
Questo libro poteva promettere bene. Il tema del linguaggio dei fiori intrapreso dall’autrice non era niente male e mi ha incuriosita fin dalle prime pagine. Il linguaggio è scorrevole, limpido, fluente e il libro si legge con tranquillità e facilità. Bella anche l’idea di intrecciare il passato e il presente in un susseguirsi di flahback e ritorni al racconto, tuttavia il libro mi è piaciuto solo nella prima metà. Perchè?
Prima di tutto le relazioni che si vengono ad instaurare all’interno del libro a mio parere sono fittizie e assolutamente poco realistiche. L’unica relazione che lega in modo umano due persone del libro è quella tra Victoria ed Elizabeth. Ho trovato la protagonista assolutamente odiosa, soprattutto dopo la prima metà del romanzo, insopportabile, dolorosamente pesante. Per quanto riguarda Grant… poteva essere un gran bel personaggio, ma il lettore alla fine del libro sa ben poco sul suo conto. Inoltre i suoi comportamenti sono per me incomprensibili, almeno in parte. Consiglio vivamente a chi non ama gli spoiler di fermarsi qui con la lettura della recensione perchè da adesso in poi potrei rivelare qualcosa della trama.
La gravidanza di Victoria è stata del tutto inaspettata e ho trovato assurdo il modo in cui l’ha affrontata: una donna non può portare avanti una gravidanza da sola, soprattutto una donna come Victoria. Nessun medico, nessuna visita al bambino… 
Per non parlare dei momenti d’amore con Grant: inizialmente li trovavo teneri, ma via via che le pagine procedevano la loro intimità non mi piaceva. Non che accada nulla di particolare, semplicemente trovo un po’ improbabile che una persona come Victoria che odia il contatto fisico possa farsi anche solo sfiorare da Grant con questa facilità. Quella che più mi ha lasciata sconvolta però è l’autrice, perchè non approfondisce nel modo giusto le emozioni e i sentimenti dei personaggi. Ho trovato il suo romanzo assolutamente insipido.
Non comprendo come una madre possa abbandonare una bambina appena nata e in lacrime in casa andandosene al supermercato o andando a dormicchiare sotto un cespuglio in un parco. Non lo concepisco, e con tutta sincerità non comprendo neppure come Grant abbia potuto perdonare la protagonista così incondizionatamente, senza nepppure un discorso e senza pretendere alcuna spiegazione. L’unica nota positiva è dunque l’originalità del linguaggio dei fiori, e, a tal proposito, se Victoria esistesse realmente, i fiori che la rappresenterebbero di più non sarebbero la rosa bianca, il rododendro e la lavanda, come reca la copertina, ma la peonia (rabbia), l’ortica (crudeltà), l’euforbia (perseveranza) e il basilico (odio). 
Concludo dicendo che è un commento del tutto personale, è un libro che a me personalmente non è piaciuto granchè, anche se ho letto molti commenti positivi su questo romanzo che, a mio parere, poteva offrire molto di più.

Voto
e 1/2

Se volete leggere un estratto del libro, cliccate sul link qui sotto:  Teaser Tuesday # 9: “Il linguaggio segreto dei fiori”

Teaser Tuesday # 9: "Il linguaggio segreto dei fiori"

Salve a tutti! Finalmente sono riuscita a trovare un po’ di tempo per iniziare un nuovo libro e, di conseguenza, di rinnovare l’appuntamento con questa rubrica che ultimamente sto trascurando un pochino.
Bene, allora che ne dite di cominciare? Iniziamo ad eencare gli ingredienti di questa rubrica, per ricordarveli e per chi ancora non li conoscesse:

– il libro che stai leggendo
– una pagina aperta a caso
– copiane un pezzo evitando accuratamente gli spoiler
– rivelare l’autore e il titolo del libro

Il libro che sto leggendo è “Il linguaggio segreto dei fiori” di Vanessa Diffenbaugh; passiamo adesso al teaser di questa settimana:

“Avresti dovuto avvertirmi”, dissi a Renata più tardi mentre andavamo al negozio. Eravamo entrambe riposate e sazie e ci aspettava un’intera settimana di matrimoni.
“Se ti avessi avvertito, non saresti venuta”, replicò Renata. “E avevi bisogno di mangiare e di riposarti. Non provare a dirmi che non è vero.”
Non lo feci.
“Mia madre è una specie di leggenda fra le ostetriche. Ha visto di tutto e ottiene spesso risultati migliori della modicina moderna. Finirà per piacerti. Succede quasi a tutti.”
“Quasi a tutti, ma non a te?”
“La rispetto”, rispose Renata. Fece una pausa prima di proseguire: “E’ solo che siamo diverse. Tutti danno per scontato che ci sia una sorta di affinità biologica tra una madre e i suoi figli, ma non è sempre vero. Anche se non conosci le altre mie sorelle, ti basta guardare mia madre, Natalya e me”. Aveva ragione: loro tre non avrebbero potuto essere più diverse. 
Per tutto il giorno, mentre preparavo gli ordini e stilavo liste di fiori e quantità per i matrimoni in arrivo, pensai alla madre di Grant. Mi ricordavo la sua mano pallida che emergeva dal buio in quella prima visita con Elisabeth. Mi chiesi come fosse stata l’infanzia di Grant, con i fiori come unica compagnia e la madre che scivolava dal passato al presente passando di stanza in stanza. Glielo avrei chiesto, decisi, se mi avesse rivolto di nuovo la parola. 
Ma non lo trovai al mercato quella settimana e nemmeno la successiva. Il suo banco di fiori rimase vuoto e il compensato bianco che si sfogliava ai bordi gli dava un’aria abbandonata. Mi domandai se sarebbe tornato […].
Distratta dal pensiero di Grant, lavoravo male. Renata cominciò a sedersi accanto a me nel laboratorio e, invece di stare in silenzio come prima, mi raccontava storie buffe sulla madre, le sorelle e i nipoti. La ascoltavo solo a metà, ma il suono della sua voce bastava a farmi restare concentrata sui fiori.
Il Caposanno passò in un volo, nella frenesia di matrimoni in bianco e bouquet adorni di campanelle d’argento. Grant non era ancora ricomparso al mercato dei fiori. Renata mi diede una settimana di riposo e io mi rintanai nella mia stanzetta blu, uscendone solo per mangiare e andare in bagno. Ogni volta che mettevo la testa fuori dalla porta, vedevo la scatola portafoto arancione e mi sentivo sommergere da un senso di perdita. 
pagg. 173-174

Mondo di Cristallo # 2

Bentornati! Accipicchia, è una settimana che manco dal blog… uhm… c’è anche da dire che negli ultimi sette giorni ho avuto a malapena il tempo di respirare. Comunque ho deciso che per questa settimana pubblicherò con puntualità il post di questa rubrica, anche se non so quanto possa mantenere il mio impegno nei giorni a venire, vista la mole di roba che avrò da fare. Ad ogni modo, per chi la scorsa settimana non ha avuto modo di seguire la rubrica Mondo di Cristallo, vorrei spendere due parole per dire che si tratta di una rubrica che tratta dei cristalli, dei minerali e dunque delle pietre “preziose”, anche se non tratterò propriamente di cristalloterapia.
Visto che la scorsa settimana vi ho introdotti al Mondo di Cristallo, raccontandovi miti e leggende che nei secoli hanno avvicinato l’uomo a queste particolari pietre, questa volta voglio iniziare ad introdurvi come poter scegliere il vostro minerale, la vostra pietra.
Esistono diversi metodi per scegliere la pietra che più ci si addice. I cristalli  possono essere scelti in base alle loro caratteristiche (non quelle esteriori, ma quelle attinenti al potere interno alla pietra), oppure in base al nostro segno zodiacale, oppure ancora semplicemente per intuizione. Personalmente uso un po’ tutti e tre i metodi, a seconda di quello che mi serve, ma in genere preferisco non attenermi al mio segno zodiacale (giusto per curiosità… sono dell’ariete).
Secondo il movimento New Age tutta la Terra è una realtà vivente e, di conseguenza, quanto vi fa parte è dotato di una propria vita. Anche i minerali e i cristalli sono dunque da considerarsi “vivi” e avrebbero dei presunti poteri. Come vi dicevo la volta scorsa, fin dai tempi più antichi i minerali venivano utilizzati per creare amuleti, portafortuna, oggetti vari a scopo ornamentale, cosa che accade anche oggi seguendo il gusto di un’epoca passata o con il preciso intento di proteggere la persona che li porta contro i nemici, gli spiriti maligni o il malocchio. Oltre a ciò i minerali erano anche impiegati contro malattie e disturbi di vario tipo: venivano ridotti in polvere per realizzare pozioni che potevano essere somministrate. Oggi si tende a posizionare i cristalli su determinate zone del corpo; fungendo da collettori di energia, sarebbero in grado di innescare il processo di autoguarigione. Questo è quanto dice la cristalloterapia, anche se personalmente sono piuttosto scettica, soprattutto perchè non l’ho mai provata sulla mia pelle. Questo tipo di terapia inoltre non ha effettivi riscontri scientifici, tuttavia pietre e cristalli si possono considerare una fonte rigeneratrice. I Giapponesi per esempio utilizzano i cristalli non solo come ornamento per i loro giardini, ma anche per favorire la concentrazione durante la meditazione. A cosa serve tutto questo lungo discorso? Serve per farvi comprendere meglio come funzionano i cristalli e per aiutarvi nella comprensione dei prossimi post, nei quali elencherò le varie pietre con le proprie caratteristiche specifiche.
Come vi dicevo poco fa, esistono vari modi per conoscere la pietra che più si addice a ognuno di noi. La scienza che studia le associazioni tra pietre, colori e segni zodiacali è antichissima e già gli Assiri e gli Egizi parlavano di corrispondenze fra pietre e segni dello Zodiaco, tanto che Faraoni e Imperatori si facevano consigliare dagli astrologi nella scelta delle pietre da indossare. Cerchiamo dunque di comprendere come poter fare per scegliere la nostra pietra personale.
Il nostro istinto e le nostre sensazioni sono molto importanti quando decidiamo di acquistare un cristallo. La pietra giusta dovrebbe essere scelta in base al proprio carattere, alla personalità, al colore ed anche alle situazioni contingenti. In genere chi è colpito:
– dall’Acquamarina è una persona introspettiva e calma
– dall’Agata è comunicativo, pratico ed è capace di dare agli altri sicurezza
– dall’Ambra è dolce e sensibile, ma non ha ancora una personalità ben definita
– dal Diamante ama il lusso, la ricchezza, il potere
– dalla Giada è pratico e sa superare le situazioni difficili
– dal Rubino possiede un discreto equilibrio psicofisico
– dallo Smeraldo tende all’introspezione e ha buone capacità di analisi
– dalla Turchese ama la tranquillità e la calma
Per semplificarvi le cose, se cliccate sul nome della pietra verrete indirizzati direttamente alla pagina con l’immagine del cristallo =)
Per quanto riguarda la scelta tramite i colori, chi è attratto da:
pietre bianche o trasparenti ha carattere intuitivo e creativo, ma è anche sognatore e un po’ pigro. Le pietre di questo colore donano purezza, creatività e inducono a perfezionarsi
pietre gialle ha una personalità dinamica e vuole imporre il proprio punto di vista agli altri. Le pietre di questo colore aiutano il pensiero razionale, donano felicità e fiducia in se stessi
pietre verdi dà grande importanza ai sentimenti e all’armonia. Le pietre di questo colore calmano ed equilibrano il cuore e la mente
pietre rosse ha un carattere forte e volitivo. Una pietra di questo colore dona energia e vitalità
pietre azzurre e blu ama la serenità, è disponibile ma anche un po’ ingenuo. Aspira ai grandi spazi e agli ideali elevati. Le pietre di questo colore donano chiarezza mentale e saggezza e aiutano la creatività
pietre viola ha un carattere tranquillo, meditativo ed è portato all’introspezione. Le pietre viola proteggono dalle influenze esterne, facilitano i cambiamenti e sviluppano l’arte, l’ispirazione e la libertà di pensiero
pietre marroni ha un carattere ordinato e metodico e teme di lasciarsi sopraffare dai sentimenti
pietre nere possiede magnetismo e fascino e ha una personalità inquieta e un po’ misteriosa. Le pietre di questo colore infondono sicurezza e stabilità, assorbono inoltre le energie negative.
Infine, le pietre consigliate per i diversi segni zodiacali sono:
Ariete: pietre di colore rosso o violaceo come l’Ametista e il Rubino. Altre pietre consigliate sono il Diaspro, la Corniola e il Granato.
Toro: si consiglia l’utilizzo di pietre di colore verde, come lo Smeraldo e la Giada, ma anche il Quarzo rosa e la Lapis.
Gemelli: pietre che variano tra le sfumature del giallo. Consigliate anche la Crisocolla, l’Occhio di tigre, la Turchese e il Calcedonio.
Cancro: pietre bianche e trasparenti, come l’Adularia, le Perle e il Calcedonio, ma anche lo Zaffiro, la Rodocrosite e l’Avventurina.
Leone: sono associate a questo segno le pietre gialle molto luminose, come l’Ambra e il Quarzo cotrino, ma anche il Diamante, la Corniola e il Diaspro.
Vergine: pietre grigie e dalle sfumature cangianti, come lo Zaffiro, l’Agata e la Kunzite, ma anche la Corniola, l’Ematite e l’Avventurina.
Bilancia: pietre verdi quali la Tormalina verde e la Malachite, ma anche Lapislazzuli, il Quarzo rosa, lo Smeraldo e l’Agata.
Scorpione: pietre di colore rosso, come il Rubino, l’Agata e la Corniola, ma anche Ossidianae Granato.
Saggittario: pietre azzurre come la Turchese e l’Azzurrite, ma anche l’Ametista e la Sodalite.
Capricorno: pietre dai colori molto scuri, come l’Onice, la Tormalina nera e l’Opale nera, ma anche la Malachite e l’Ossidiana.
Acquario; pietre blu, viola e nere, come lo Zaffiro, il Cristallo di rocca,l’Acquamarina, la Celestina, il Quarzo e la Fluorite.
Pesci: pietre luminose e azzurre, come l’Ametista e l’Acquamarina, ma anche la Tormalina nera e l’Ematite.
So che non interesserà a nessuno, ma per quanto mi riguarda sono attratta dall’Acquamarina, dall’Agata, dall’Ambra, in generale dalle pietre bianche, blu, viola e nere. Se devo essere sincera i profili scritti sopra corrispondono abbastanza al mio carattere; stessa cosa invece non si può dire delle pietre che mi vengono assegnate secondo il mio segno zodiacale, che prevede il Rubino e le pietre di colore rosso, che in genere non amo molto. E voi? Che ne pensate delle caratteristiche descritte per pietra, colore e segno zodiacale? Combaciano? Fatemi sapere! 

Fonti:

Mondo di Cristallo #1!

Ta-dan! Ecco a voi una nuova rubrica!
Ok, forse non interesserà a nessuno, forse questa rubrica sarà un fiasco, ma ho comunque voglia di provarci. Provare a fare cosa?! Beh a farvi interessare al mondo dei cristalli e dei minerali. 
Da cosa nasce questa iniziativa? Una delle tante cose che ancora non sapete di me è che da qualche tempo a questa parte ho iniziato ad affascinarmi ai cristalli e ai loro “poteri” nascosti. Spesso si legge su internet o sui giornali della cristalloterapia e degli effetti benefici di queste pietre sul fisico e sulla mente umana. Non ho mai provato direttamente sulla mia pelle le pratiche della cristalloterapia, ma questo mondo mi attrae e mi affascina, forse perchè i cristalli appartengono alla terra e alla natura, che per me sono due forze supreme ed incontrastabili, forse perchè quando andavo alle superiori ho studiato un po’ di mineralogia e sono rimasta estasiata dalle forme delle rocce e dalla loro composizione… ad ogni modo ritengo che tutto ciò che è naturale possieda un potere intrinseco, latente, nascosto e a volte inutilizzato, così come credo che ogni essere umano abbia dentro di sè un potere potenziale che non conosce e che solo il contatto con la natura può aiutare a far  emergere. Per tutti questi motivi ho iniziato ad interessarmi al mondo dei cristalli e di tanto in tanto compro qualche accessorio che contenga dei minerali in base alle caratteristiche non solo estetiche, ma soprattutto al particolare potere del cristallo. Per farvi un esempio: ho letto che l’occhio di tigre stimola la mente nei momenti di studio intenso e aiuta la memorizzazione, così nei momenti in cui devo affrontare molte ore di studio o di concentrazione cerco di indossare un gioiello che contenga questo minerale.
Veniamo però al dunque; quest’oggi ho intenzione di introdurvi al mondo dei cristalli, raccontandovelo attraverso le culture passate, per farvi comprendere come queste pietre siano state sempre presenti nella vita dell’uomo.
Nell’universo, tutto ciò che siamo in grado di vedere e di toccare è composto di materia/energia, ma anche tutto ciò che non è visibile all’occhio umano è energia più o meno consistente. Esseri umani, animali, piante, minerali, allo stato solido, liquido o gassoso sono forme viventi che vibrano e si nutrono di energia e mutano in continuazione, proprio grazie all’azione vibrazionale alla quale sono continuamente sottoposte. In particolare i minerali costituiscono il maggior componente sia sul nostro pianeta che in tutto l’universo, e sono indispensabili alla sopravvivenza di tutto l’ecosistema.  I minerali sono straordinarie strutture armoniche create dalla natura, capaci di riordinare, proprio secondo la personale struttura, qualsiasi forma di energia che gli passi attraverso. Le pietre e i cristalli assorbono ed emettono energia che cambia a seconda della loro forma, dei componenti chimici, del colore. 
Fin dai tempi più antichi i popoli che hanno abitato le varie parti della Terra sono stati in grado di sfruttare l’energia emessa da pietre e cristalli per ottenere guarigioni e soprattutto per migliorare lo stato fisico, emozionale, mentale e spirituale degli organismi viventi. Ad essere adornate di pietre preziose erano soprattutto le vesti dei sacerdoti e i loro oggetti liturgici: collane, corone, scettri e anelli che durante le cerimonie religiose permettevano un collegamento diretto con la divinità. Pare che l’utilizzo delle pietre per scopi terapeutici nell’antichità sia derivato dalla remota civiltà di Atlantide e che quest’ultima scomparve proprio a causa del cattivo uso che ne fece. Proverbiale è rimasta nei secoli la ricerca da parte degli alchimisti della pietra filosofale che avrebbe permesso all’uomo di trasformare il piombo in oro; essi definivano questa prima materia V.I.T.R.I.O.L (Visita interiore terrae rectificando invenies occultum lapidem = visita l’interno della terra rettificando troverai la pietra nascosta). I cristalli permettono infatti questa magica trasformazione alchemica all’interno di noi. Tutti i condizionamenti e le sovrastrutture che impediscono l’espressione del “sè” vengono trasformate in oro puro grazie alla luce e alle conoscenze che i cristalli risvegliano nella nostra coscienza.
I cristalli e i minerali infatti nascono e crescono nel ventre della terra durante milioni di anni e quindi sono custodi di un enorme quantità di conoscenza e di informazioni. 
I nostri antenati più lontani utilizzavano i minerali, ritenendoli di primaria importanza. Qualche esempio? 
1) L’uomo del Paleolitico imparò ben presto a distinguere le proprietà delle diverse pietre e preferì, naturalmente, quelle che con la loro solidità permettevano di fabbricare strumenti indispensabili alla loro vita quotidiana. Queste erano soprattutto selce, nefrite, ossidiana, diaspro, quarzo.
2) All’alba del Neolitico gli uomini distinguevano alcune pietre vivacemente colorate alle quali attribuivano grandi poteri che credevano di accrescere incidendovi dei segni magici. Queste pietre speciali divennero la prima moneta di scambio tra i nomadi del deserto e gli abitanti delle comunità agricole che le ricercavano prevalentemente per le loro supposte virtù magiche.
L’ambra, nel Neolitico, era molto richiesta e veniva venduta in regioni anche lontane dopo lunghi viaggi via terra (le vie dell’ambra). Oro e argento erano noti fin dai tempi più lontani. L’oro era usato per fare attrezzi con cui raccogliere erbe medicinali particolarmente preziose per conservarne intatta la loro forza. 
Le prime pietre talismaniche furono i betili, pietre situate presso un bosco o una fonte e in cui si credeva che abitasse la divinità; la parola betilo significa appunto “casa di Dio”e l’uso di queste pietre, come talismani ,si ritrova  frequentemente nella cultura ebraica.
Nel Vecchio Testamento si legge infatti  che Giacobbe, utilizzando un betilo come capezzale, ebbe in sogno la rivelazione del destino che Dio riservava alla sua discendenza. Anche Giosuè eresse una pietra a testimonianza del patto concluso fra Jahvè e il suo popolo.
3) Molto apprezzata e usata nell’antichità è la turchese. Il reperto più antico, un bracciale in oro e turchese, risale a circa 8000 anni fa e fu ritrovato in Egitto dove questa pietra era considerata il simbolo dell’infinito e dell’aldilà. Questa pietra, per la sua stabilità e incorruttibilità, in molte culture ha simboleggiato la potenza di Dio e in molti miti si nota la presenza di esseri soprannaturali e anche di uomini che nascono dalle pietre. 
Gli antichi Egizi usavano scrivere le loro formule magiche su pietre di ogni genere. Anche presso gli Egiziani era molto diffuso l’uso dell’amuleto e le mummie portavano sul petto lo “scarabeo del cuore” come testimonia il grande numero di scarabei incisi su gemme e portati alla luce dagli scavi. Alcuni degli amuleti più belli sono fatti di lapislazzuli   (o”zaffiro degli antichi”) una delle pietre preferite dagli Egiziani che la usavano negli ornamenti dei faraoni o per modellare statuette degli dei.
4) Un’antica cerimonia celtica si svolgeva all’interno di un cerchio di pietre. Per i Celti le pietre, incarnazione della Madre Terra, possedevano  un grande potere. 
5) La maggior parte delle selci preistoriche, dette “pietre del fulmine” erano ritenute la punta della saetta. Queste pietre, associate al culto degli dei, sono ancora oggi presso alcune popolazioni africane oggetto di adorazione.   
6) Nella cultura precolombiana le giade furono considerate di origine divina e apprezzate più dell’oro. Gli Aztechi fabbricavano con la giada le pietre che simboleggiavano il cuore e che venivano messe in urne insieme alle ceneri dei principi. Anche presso i Cinesi la giada, che veniva chiamata semplicemente YU, ossia “cosa sacra”, era considerata simbolo di immortalità e si usava porla sul viso, sulla bocca e sul petto dei defunti. Al riguardo è famoso il ritrovamento archeologico presso Manch’eng di due uomini sepolti con vesti di giada; queste vesti, fatte di innumerevoli lamelle di questa pietra e cucite insieme con fili d’oro, avvolgevano come armature le salme.
Il mondo  minerale, impermeabile allo scorrere del tempo perché l’uomo non  vede ne’ la formazione ne’ la lenta distruzione, è diventato il simbolo della permanenza e della relazione intima con la terra  e gli ha conferito quell’alone di mistero per cui è stato talvolta considerato di origine celeste.
In quasi tutte le religioni si ritrovano riferimenti alle pietre e in particolare alle pietre preziose. Nella la religione indù nove gemme sono state considerate pietre  ricche di radiazioni cosmiche benefiche: diamante, rubino, zaffiro, smeraldo, topazio, giacinto, perla, corallo, occhio di gatto. Consacrate a Budda sono invece l’oro, il cristallo di rocca, il lapislazzuli, il corallo, la giada, la madreperla e l’agata.
Nel mondo musulmano la pietra nera del tempio della Kaaba alla Mecca è il prototipo di tutte le pietre sante. Essa riafferma il patto celeste che Dio ha stabilito con gli uomini. La leggenda vuole che questa pietra, bianca all’origine, si sia annerita per i peccati degli uomini che, durante il pellegrinaggio, a migliaia   l’hanno toccata e baciata.
Secondo la tradizione il Santo Graal è una coppa ottenuta dal grande smeraldo che faceva parte della corona di Lucifero, l’angelo della luce, caduta sulla Terra durante lo scontro fra gli angeli del bene e gli angeli del male.
Santa Ildegarda, nel suo libro delle Scienze naturali, scrive: ” Il diavolo teme le pietre preziose, le odia, le detesta perchè gli rammentano il fatto che esse già si mostravano in tutto il loro splendore prima che egli precipitasse.” La pietra tagliata è infatti opera umana; essa infatti desacralizza l’opera di Dio e  rappresenta l’azione umana sostituita all’energia creatrice.
Le pietre sono state spesso considerate opera di Dio in quanto l’uomo non è intervenuto nella loro lavorazione. Sono stati infatti costruiti templi solo con pietre non tagliate. Anche i primi cristiani usarono nelle catacombe alcune gemme con i simboli dell’agnello e del pesce e, con il finire delle persecuzioni, le gemme furono usate sempre di più per decorare calici e altri oggetti di culto. Nei primi altari erano incluse  queste sette pietre particolari che rappresentavano i sette doni dello Spirito Santo: 
diamante = fortezza
zaffiro = saggezza
rubino = devozione
topazio = conoscenza
smeraldo = comprensione
ametista = buon consiglio
calcedonio = timor di Dio


Spero che come prima introduzione sia stata di vostro gradimento! Non so ancora quando riuscirò a pubblicare il secono post di questa rubrica, per motivi di tempo che ho già spiegato nei post precedenti e che non sto a riportare. Nel frattempo sepro di avervi incuriositi abbastanza e vi saluto con la promessa di provare a mantenere una certa regolarità nella pubblicazione dei post di Mondo di Cristallo =)
 
Fonti:

Per il verso giusto

Non ho trovato un titolo più indicato per questo post, miei lettori!
Ebbene, per una volta nella mia vita sembra che la ruota abbia iniziato veramente a girare per il verso giusto, anche se non voglio parlare troppo presto perchè non si sa mai. Sto vivendo momenti davvero felici e finalmente sto iniziando a percorrere la mia strada, quella strada che tutti si augurano di percorrere prima o poi: la strada dei sogni, degli obiettivi da raggiungere, la strada che ci condurrà alla vita vera come noi la desideriamo.
Le lezioni universitarie sono iniziate da appena una settimana per quanto mi riguarda eppure in una sola settimana possono cambiare una marea di cose, figuriamoci in un mese! Ebbene questo mese sono riuscita a focalizzare la mia concentrazione su quello che vorrei essere e diventare “da grande” e all’età di 21 anni è anche giusto che sia così… di sogni nel cassetto ne ho tanti, forse troppi, ma ho anche una grande voglia di realizzarli tutti (o quasi) prima o poi. Alcuni richiedono un cammino più faticoso e impervio, altri richiedono fortuna o esperienza, ma sono quasi tutti fattibili e facilmente realizzabili nell’arco di una vita =)
Questa settimana, nel giro di tre giorni al massimo, sono riuscita a farmi assumere in una libreria… non sapete quanto io sia contenta di questo lavoro! Ho fatto letteralmente i salti di gioia quando mi è stata comunicata l’assunzione. Vi ho già detto in post precedenti che lavorare in una libreria è sempre stato uno dei miei sogni più grandi; a qualcuno potrà sembrare stupido, ma ci tengo in modo particolare a questa occupazione, soprattutto perchè mi permetterà di fare esperienza nel campo e di conseguenza potrò in un futuro più o meno lontano decidere di aprire una libreria tutta mia. Vi sarete ormai accorti del mio amore per i libri e per il Sapere, dunque non sto qui a ribadirvi quanto mi alletti la prospettiva di poter annusare l’odore dei libri tutti i giorni in un ambiente colmo di pagine, copertine, carta e inchiostro!
Un’altra novità che sta facendo girare la ruota dalla parte giusta è che entro un anno dovrei riuscire a laurearmi, prendendo una laurea di primo livello. Questo mi permetterà di prendere delle decisioni importanti sulla mia vita futura e presente, poichè mi toccherà decidere se continuare il mio corso di studi nella stessa sede o altrove, oppure se iniziare addirittura un nuovo corso di laurea, permettendomi entro tre anni di ottenere una seconda laurea. Quest’ultima opzione mi alletta abbastanza, visto e considerato che ho molti interessi, alcuni molto diversi tra loro, e dunque potrei risolvere i miei conflitti interiori prendendo una seconda laurea, magari in un ambito totalmente diverso da quello che ho scelto adesso.
L’altra novità è la presa di coscienza del fatto che voglio assolutamente pubblicare il mio primo libro entro poco tempo (massimo un anno), ma per poter raggiungere questo traguardo dovrò lavorare ancora un bel po’…
Comunicate queste news, non mi resta che avvertirvi che a causa dei miei molteplici impegni e doveri potrei non essere molto presente sul blog… anche se sinceramente sto lavorando ad una nuova rubrica da proporvi prossimamente =P
Spero di non avervi annoiato troppo!
Arrivederci al prossimo post =D

Teaser Tuesday # 8: "Il lupo e il filosofo" di Mark Rowlands

Mi ero ripromessa di portare avanti il blog come ho fatto negli ultimi due mesi, ma ovviamente i buoni propositi vanno quasi sempre a farsi friggere quando subentrano gli impegni scolastici, lavorativi e di altro genere…
Sono spiacente di non essere riuscita ad essere presente in questo spazio nelle ultime due settimane, inoltre mi toccherà mettere da parte questa rubrica ogni tanto, prima di tutto perchè non ho il tempo materiale di scriverne i post e poi di recente sono fossilizzata sulle solite letture, che ho lì sul comodino in attesa di essere concluse. A breve riceverò una risposta importante che potrebbe cambiare qualcosa nella mia routine, ma finchè non ci sarà niente di ufficiale non posso dirvi niente, pertanto mi limito ad avvisarvi che se mancherò sul blog nei prossimi giorni/settimane/mesi sarà per cause di forza maggiore!
E adesso… bando alle ciance e veniamo al punto di questa rubrica, introducendone prima gli ingredienti =P
– il libro che stai leggendo
– una pagina aperta a caso
– copiane un pezzo evitando accuratamente gli spoiler
– rivelare l’autore e il titolo del libro
Il libro che ho deciso di presentarvi questa settimana è, come vi suggerisce il titolo del post, “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands:

Quando Brenin era un giovane lupo, il suo gioco preferito consisteva nel rubare i cuscini del divano o della poltrona. Se io mi trovavo in un’altra stanza, se magari stavo lavorando nello studio, Brenin compariva sulla soglia con il cuscino in bocca, e, appena capiva che l’avevo visto, si lanciava in una folle corsa per tutta la casa, in soggiorno, in cucina e infine in giardino, sempre con me alle calcagna.  Era un gioco d’inseguimento e poteva continuare per un bel po’ . Nel corso dell’addestramento gli avevo già insegnato a lasciare cadere gli oggetti – era una delle funzioni del comando “Out!” -, per cui avrei potuto ordinargli di mollare il cuscino in qualunque momento. Ma non ne avevo il cuore e comunque il gioco era troppo divertente. E così Brenin zigzagava sfrecciando per tutto il giardino, con le orecchie appiattite, la coda bassa e gli occhi scintillanti di eccitazione, mentre io gli correvo dietro, chiamandolo invano. Fino all’età di tre mesi circa, Brenin era abbastanza facile da raggiungere e acchiappare, per cui facevo solo finta che fosse troppo veloce per me. Ma la finzione si trasformò gradualmente in realtà. Non passò molto tempo prima che Brenin cominciasse a esibirsi in piccole finte: accennava ad andare in una direzione per poi invece scattare nell’altra. Quando capii il trucco, lui passò alle doppie finte. COn il tempo il gioco diventò un veloce, confuso susseguirsi di finte, doppie finte e triple finte: finte annidate dentro altre finte. Sono sicuro che, quando era in forma e nel pieno del gioco, Brenin non avesse idea di cosa avrebbe fatto l’istante successivo. E di conseguenza non ne avevo la più pallida idea neppure io. Naturalmente questo allenamento al dribbling ebe grandi effetti sulle mie abilità rugbistiche. Avevo sempre basato il mio gioco sull’idea di travolgere l’avversario e passarci sopra piuttosto che aggirarlo. La cosa funzionava bene in Gran Bretagna, ma non altrettanto negli Usa, dove in genere la popolazione è molto più grande e grossa e cresce giocando a football, sport in cui il placcaggio è feroce. Gli americani, però, si lasciano confondere molto più facilmente e, con tutte quelle lezioni di Brenin, diventai un asso del dribbling negli Stati Uniti sudorientali. 
Il fatto che non riuscissi più a prenderlo suscitò in Brenin una certa sfrontatezza, che lui espresse in una prima variante del gioco. Dopo avermi adeguatamente sfinito, mi si piazzava davanti e lasciava cadere il cuscino a metà strada tra di noi. “Dai!” era il messaggio. “Prendilo!” Appena mi chinavo per afferrarlo, Brenin spiccava un balzo, azzannava il cuscino e l’inseguimento ricominciava da capo. Per quanto fossi veloce nel chinarmi per afferrare il cuscino, Brenin era sempre un po’ più veloce di me. La sua era un’abilità che poteva essere utilmente impiegata per altri scopi: una volta si esibì nello stesso gioco con un pollo appena cotto che aveva rubato in cucina durante una mia momentanea distrazione. Avrei potuto ordinargli di posarlo, naturalmente. Ma a quale scopo? Non avevo una gran voglia di quel pollo dopo che Brenin se l’era tenuto in bocca, e così passammo a giocare all’inseguimento.
Alcuni istruttori professionisti guarderebbero il nostro gioco con orrore. Lo so perchè me l’hanno detto. L’obiezione che muovevano era duplice. In primo luogo, era probabile che il gioco, per la sua stessa natura, rendesse Brenin più eccitabile, caratteristica che è meglio non incoraggiare in un lupo. In secondo luogo, i miei costanti fallimenti nel raggiungerlo e bloccarlo potevano indurlo a concludere di essermi fisicamente superiore e, di conseguenza, spingerlo a sfidarmi per lo status di alfa. Forse erano timori legittimi, ma con Brenin non si concretizzarono mai. E questo, ritengo, perchè i giochi si svolgevano sempre secondo un rituale ben definito, che aveva un inizio e una fine molto precisi. Se ero in soggiorno, non permettevo mai a Brenin di prendere i cuscini. I suoi tentativi venivano repressi da un deciso “Out!”. Questo gli comunicava che il gioco era qualcosa che poteva essere fatto solo in determinati momenti. E il gioco aveva sempre una conclusione chiara. Io dicevo: “Ok, adesso basta” e gli ordinavo di portarmi il cuscino. A quel punto rientravamo in casa e gli davo una piccola prelibatezza, cosa che rafforzava il concetto di fine del gioco e, allo stesso tempo, gli faceva associare la fine a qualcosa si buono. 
Tutto questo funzionò benissimo per un certo tempo. Ma, intorno ai nove mesi, Brenin decise di portare il gioco a un livello più avanzato. Una mattina, mentre stavo scrivendo nello studio, sentii una successione di tonfi rumorosi provenire dal soggiorno. Non contento di portare in giardino i cuscini, Brenin aveva deciso che poteva essere una buona idea portare fuori anche la poltrona. E i tonfi erano provocati dalla poltrona che cozzava contro il telaio della porta mentre Brenin cercava di farla passare. Fu allora che mi resi conto che si rendeva necessario un approccio più radicale al problema del suo intrattenimento, un approccio basato sulla premessa che, tutto considerato, sarebbe stato meglio per tutti e due se Brenin fosse stato costantemente esausto. E così cominciammo a correre insieme.

(pagg.79-81)

Recensione: "Jane Eyre" di Charlotte Bronte

Bentornati sul blog, miei lettori!

Pochi istanti fa ho terminato la lettura di questo bellissimo romanzo, dunque ho deciso di dedicargli un intero post. 
Jane Eyre è il capolavoro della scrittrice inglese Charlotte Bronte, uscito nel 1847, dal quale sono stati tratti numerosi film, tra cui l’ultimo con l’attrice Mia Wasikowska, nelle sale da qualche settimana.
Vediamo dunque di cosa parla questo classico della letteratura inglese.

La trama:
Jane Eyre è una bambina orfana che viene accolta presso i parenti dopo la morte dei genitori. In questa famiglia Jane è resa oggetto di continue vessazioni da parte di una fredda zia e anche da parte degli altri bambini della casa, suoi cugini. L’unica persona che la amava, suo zio, è morto e sua zia si trova costretta ad accudire la fanciulla perché tale era l’ultima promessa strappatale da suo marito prima di morire. Ma Jane Eyre è una ragazzina dal carattere forte e deciso e lo dimostra quando viene affidata ad una scuola di carità, dove l’austerità, il sacrificio ed il pesante lavoro sono la regola del giorno per le fanciulle senza famiglia. Nonostante la durissima disciplina, Jane Eyre continuerà gli studi prima e successivamente ad operare all’interno dell’istituto come stimata insegnante. Proprio questa professione rende Jane Eyre una donna libera ed indipendente, capace di ritagliarsi un modesto posto nella società nel momento in cui recide i legami con il passato. Jane Eyre trova un’occupazione presso la sfarzosa dimora di Thornfield Hall appartenuta da sempre alla nobile famiglia dei Rochester, e qui svolge le mansioni di istitutrice per Adèle, la figlia adottiva del padrone di casa, il misterioso Edward Rochester, uomo imponente e sarcastico, che è subito colpito dalla vivida intelligenza e dall’indipendenza di spirito di Jane. La vita di Jane subisce una svolta tra le mura di Thornfiend, dove si sente accettata e ben ospitata, tuttavia un terribile segreto è racchiuso in quella stessa dimora divenuta la sua casa, segreto di cui Jane verrà inaspettatamente a conoscenza e che la costringerà ad abbandonare per sempre Thornfield e il suo amato padrone, almeno fino a che il richiamo del suo cuore non diverrà così potente da riportarla indietro. 

Commento:
E’ un libro piacevole, che si legge tutto d’un fiato. Conobbi la storia di Jane Eyre quando frequentavo le superiori; la mia insegnante di inglese ci aveva fatto comprare il libro e lo leggevamo saltuariamente in classe e qualche volta anche a casa. La storia mi era piaciuta già in versione ridotta e in lingua originale, ora che l’ho letto in italiano questo libro si è meritato un posto nella classifica dei miei preferiti. Perchè? Be’, perchè la storia è avvincente sin dalle prime pagine a mio parere, non stanca, ma attira ad ogni pagina sempre di più. Inoltre non è una favola, potrebbe  essere benissimo una storia vera, poichè non termina con un finale scontato o completamente felice. Il linguaggio è scorrevole e mai pesante, neppure nelle lunghe descrizioni di paesaggi, luoghi o persone. La psicologia dei personaggi è ben delineata, tanto che sembra quasi di poter conoscere intimamente sia Jane che il signor Rochester, così come i personaggi secondari quali St. John o i domestici di Thornfield Hall. Ho amato molto la protagonista e narratrice della storia, Jane Eyre, forse perchè in fondo mi somiglia, forse perchè rappresenta il ritratto di una donna libera, testarda e coraggiosa nelle sue scelte, tanto coraggiosa da preferire l’incertezza alla certezza, da non temere di essere sincera nei riguardi di un suo superiore. Non si abbatte in nessuna circostanza, nonostante la sua vita sia stata fin dall’infanzia tremendamente difficile. 
E’ un libro che ricalca perfettamennte la vita dell’epoca, immortalandola in un ritratto eterno e intrappolando il lettore nei fili della sua ragnatela. 

Voto

Citazioni:
– “Non sono un uccello; e non c’è rete che possa intrappolarmi: sono una creatura umana libera, con una libera volontà, che ora esercito lasciandovi.”
– “È vano dire che gli esseri umani dovrebbero accontentarsi della quiete; gli uomini hanno bisogno dell’azione, e se non la trovano, la creano.”
– “In genere si suppone che le donne siano molto calme; ma le donne hanno gli stessi sentimenti degli uomini: hanno bisogno di esercitare le loro facoltà e di una palestra per i loro sforzi, al pari dei loro fratelli; soffrono per una costrizione troppo rigida, per un troppo completo ristagno esattamente come soffrirebbero gli uomini; ed è segno di ristrettezza mentale sostenere che queste creature privilegiate dovrebbero limitarsi a infornar sformati, far la calza, suonare il piano e ricamar borsette. E’ stupido condannarle e prendersi gioco di loro se cercano di fare e di imparare più di quanto il costume abbia stabilito necessario per il loro sesso.” 
Per leggere un estratto del libro potete leggere il mio post del Teaser Tuesday #7: “Jane Eyre”