Green Music # 3

Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Ed eccomi di ritorno con questa rubrica neonata che condivido con Enrico del blog Protestaverde, mio caro amico e gemello di blog con cui avevo già collaborato in passato.
L’idea è nata unendo le nostre passioni comuni, come l’amore per la musica e per la natura. Abbiamo scelto di aprire questa nuova rubrica perchè riteniamo che la musica abbia un grande potere comunicativo, e possa trasmettere all’ascoltatore oltre che emozioni anche messaggi importanti.
In questo spazio vi proporremo canzoni che si sono distinte per il proprio impegno nella difesa dell’ambiente, ma anche canzoni che parlino del rapporto uomo-natura in generale. La rubrica non avrà cadenza fissa, ma occasionale. 
 
Oggi vogliamo proporvi una canzone che ci ha colpito molto, sia per la sua poesia, sia per il grande amore nei confronti degli alberi e della natura che da essa trapela. Stiamo parlando di “L’abbraccio del noce” dei Lingalad.
 

 
Eccovi qui di seguito il bellissimo testo della canzone:
 
Sai, c’è una valle silenziosa
dove cresce un vecchio Noce,
da lontano già si vede.
La vita e le stagioni gli han lasciato
molte rughe sulla pelle,
i suoi anni sono tanti come le stelle della notte
e d’autunno le sue foglie 
sono petali incendiati dal sole.
E lo sai,
che nel volo sono ancor più belle 
e volteggiano ribelli
per respirare un’ultima goccia d’aria nella brezza,
e cadono a scaldare la terra
dal sospiro freddo della Luna.
Ma un giorno una scure colpì il suo tronco
e poi un altro colpo ancora
fece tremare tutti i rami.
E quando il suo destino pareva scritto
passò da quelle parti un uomo
e mise nella mani del boscaiolo alcune monete d’oro
e si comprò quella parte di bosco
e la vecchia casa lì vicino,
e in quella casa 
egli portò a vivere la sua sposa
e andò con lei sotto le fronde del Noce
e nelle notti chiare a far l’amore fra le sue radici,
a respirare quell’oceano di luci
che si specchiava in fondo agli occhi di lei.
Ma una notte la valle fu scossa da un rombo assordante,
e la terra si mise a tremare come non mai.
I due sposi abbracciati guardarono i muri contorcersi,
e si giurarono Amore davanti alla Morte e a Dio.
E sospesi rimasero i loro cuori 
finchè tornò il silenzio.
Gli sposi da quel giorno ringraziarono il Cielo 
per aver salvato loro la vita
e la loro tanto amata dimora,
ma si dice che nella notte in cui la terrà ruggì,
quando la casa stava ormai per crollare,
il vecchio Noce avvolse 
le sue pietre con mille e più radici,
finchè le mura non trovarono pace
e la valle ritornò nella quiete.
E lo sai,
che ogni prima notte d’inverno
i due sposi accolgono tra le mani 
del Noce l’ultima foglia
e l’affidano al fuoco del camino,
donando al cielo un soffio bianco e leggero,
che dell’inverno è il primo vero respiro.
 
Pensiero di Mirial:
Tra le poetiche parole di questa canzone meravigliosa si celano diversi significati, nessuno meno importante degli altri. Primo tra tutti, l’amore per la Natura, che trapela dalla poesia dei termini scelti. Per spiegare l’importanza degli alberi e della Natura, lo scrittore della canzone si serve del Noce non a caso: albero della trasformazione e della rinascita, simbolo anche di tesori nascosti e usato in passato come portafortuna. E qui veniamo agli altri significati disseminati per il testo…
Il Noce, albero possente e maestoso, rigoglioso e pieno di vita, viene minacciato dall’uomo, quello stesso uomo che disbosca senza pietà nè scrupoli, noncurante delle ripercussioni che avranno in futuro le sue scellerate azioni. Per fortuna però, passava nel bosco un altro uomo, che compra appena in in tempo il terreno su cui poggiava le sue radici il vecchio Noce. L’albero, a dimostrargli la sua profonda riconoscenza per averlo salvato, proteggerà il suo salvatore e la sua sposa durante un terremoto: grazie alle sue possenti radici, impedirà infatti alla casa di crollare. Il messaggio che passa dunque è che la Natura ripaga sempre chi si prende cura di lei, e credetemi, non c’è niente di più vero! Senza contare l’importanza che gli alberi hanno sul nostro pianeta… disboscando, non solo laceriamo i polmoni della Terra, ma impediamo anche agli alberi di compiere le loro importantissime funzioni, tra le quali quella di regolare il magnetismo terrestre, di impedire al terreno di franare grazie all’azione delle radici… e molto altro ancora. Peccato che siamo diventati troppo egoisti per poter sentire il lamento del nostro pianeta. Fortunatamente però, esistono ancora le eccezioni 😉
 
Pensiero di Enrico:
Questa canzone ci racconta una storia d’amore, una storia di rispetto e stima reciproca. Non solo tra gli uomini, ma tra uomo e natura.Un rapporto spesso difficile, rovinato dai mille interessi del primo, governato dal dio denaro, il quale non riesce più neanche a godersi il mondo in cui vive per ottenere profitto.

Questa canzone è un inno a valori che vanno al di la del denaro o dell’interesse personale; è un inno alla vita, alla semplicità, al sapersi accontentare e al piacere di poter vivere in un mondo sano e lontano da  quello che siamo abituati a vedere.
Inoltre, in questa storia musicata l’albero, dopo il gesto dell’uomo, lo ripara da morte certa.

Per quanto romanzato possa sembrare questo passaggio, trovo che in realtà porti con se un significato altissimo; la natura, se rispettata, non solo ci sa offrire tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere, ma è pure in grado di venirci incontro, di ricambiare i nostri gesti offrendoci protezione e rispetto. Ricordo a riguardo una citazione di F. Bacon, che trovo incredibilmente moderna ed espressiva; “la natura si domina servendola”.

Questa canzone ci insegna come la natura possa darci molto, ed è in grado di ricambiare i nostri sforzi per essa. E’ difficile da spiegare, ma quando mi trovo in un bosco mi sento al sicuro, mi sento normale. In fondo lo è (normale), il “selvaggio” altro non è che la nostra origine, ciò da cui deriva la nostra specie e c’è parte di esso in ognuno. Basta ascoltarlo. Basta provare a dar voce a quel bisogno interiore che ci spinge a cercare, a non accontentarsi, al voler vivere. 
Detto questo non mi resta che lasciarvi tra le braccia del noce, e delle note stupende con cui i Lingalad hanno espresso questa storia.
Voi che ne pensate?

Green Music # 2

Bentornati nella mia Foresta Incantata!

Ed eccomi di ritorno con questa rubrica neonata che condivido con Enrico del blog Protestaverde, mio caro amico e gemello di blog con cui avevo già collaborato in passato.

L’idea è nata unendo le nostre passioni comuni, come l’amore per la musica e per la natura. Abbiamo scelto di aprire questa nuova rubrica perchè riteniamo che la musica abbia un grande potere comunicativo, e possa trasmettere all’ascoltatore oltre che emozioni anche messaggi importanti.

In questo spazio vi proporremo canzoni che si sono distinte per il proprio impegno nella difesa dell’ambiente, ma anche canzoni che parlino del rapporto uomo-natura in generale. La rubrica non avrà cadenza fissa, ma occasionale. 

Siamo stati contenti di constatare che il primo appuntamento di Green Music abbia riscosso un certo successo tra voi, e siamo stati contattati anche da una band che ci ha chiesto di poter essere protagonista di una puntata di questa rubrica. Ed eccoci qui dunque a parlarvi di questo gruppo emergente che a nostro giudizio si è distinto per il proprio attivismo: loro sono The Playmore, una band di Napoli indipendente ed autoprodotta, che scrive musica per passione e con l’intento di trasmettere all’ascoltatore qualcosa di importante, cercando di evitare le banalità. 

Il brano che vorremmo analizzare è “Things”:

Il testo della canzone:

The things I like are here
it ain’t easy to get rid of ‘em
I’m clean and sober as a tramp I guess oh yes
there’s nothing I respect it is a fact
I’ll never put these things right through

A simple role
consumption and pleasure
Our weight in gold
despite the diamonds’ glow

I bet there’s nothing I respect oh
I want this thing, I want that thing I wanna have it on my couch
It keeps me spin, it keeps me drill
You know I like I like it and I feel like shit

The things are mine

I want it all, I want it all
I know that it’s not fair I don’t care
I got got got till I drown down a pool full of clouds
just like a big bank account you understand
the things will fill your life

A simple role
consumption and pleasure
Our weight in gold
despite the diamonds’ glow

I’m down I’m high I’ll make you mine
I wash your mind until you’re right
Believe tv showbiz
‘Cause every time I blow I feel like dancing on a boogie woogie

Pensiero di Enrico:

Il video che avete visto, in un primo momento può destare ilarità, e non è immediato il messaggio che vogliono trasmettere i ragazzi del gruppo. Il protagonista del video è una scimmia, una scimmia molto particolare; possiede valanghe di soldi, guardie del corpo, staff di parrucchieri e belle donne, e banane a gogo. Sinceramente, non ho mai visto una scimmia così. E’ molto umanizzata. E proprio questo è il punto. La canzone, come potrete vedere più tardi dal testo, è una critica, sebbene ironica, alla moderna società dei consumi. L’invito di questo brano è quello di riflettere sull’importanza delle cose che ci circondano, di capire se sono davvero essenziali come noi le reputiamo, e fino a che punto influiscono sulle nostre scelte. Quante volte infatti siamo alla continua ricerca di cose per definirci, e invece di essere noi stessi ci assoggettiamo a un prodotto, alienando noi stessi? Quante volte, invece di coltivare rapporti sinceri con le persone, ci fermiamo all’apparenza, giudicandole o escludendole? Perchè nel mondo occidentale il mito, il vincente, è l’uomo che ha tanti soldi, una bella macchina e tante donne e non un padre di famiglia, con un lavoro onesto, che fatica ad arrivare a fine mese?

Per farvi capire meglio ciò che intendo, vi cito alcune parole di un membro del gruppo, con cui ho avuto occasione di parlare: “I beni di lusso sono davvero tali? E cosa li rende tali? A volte basta un nome o un simbolo per dare un valore enorme a qualcosa che decisamente non ne ha: una banana, per assurdo, potrebbe valere milioni di dollari rimanendo comunque una semplicissima banana! Quanto vale la maglia che hai addosso? E quanto è costato farla? E tu, in quanto essere umano, quanto vali, e in base a che cosa?”

Il messaggio di fondo di questo brano è che noi, in quanto persone, non siamo ciò che compriamo, consumiamo, indossiamo o buttiamo. Dovremmo riflettere più spesso su quanto la società moderna minimizza l’uomo, riducendolo a consumatore, e su come maltratta il pianeta, sfruttandolo e inquinandolo.

Pensiero di Mirial:

Devo fare i miei sinceri complimenti al gruppo per il messaggio che vogliono trasmettere con il testo della canzone e con il video. Un messaggio che, come ha sottolineato anche Enrico, è importante soprattutto ai giorni nostri, nell’epoca del consumismo sfrenato. 

Voglio cominciare la mia riflessione partendo da una frase di Henry Thoreau, scrittore e filosofo dell’Ottocento che stimo tantissimo:

“L’uomo è tanto più ricco quanto meno costano i suoi piaceri.”

La società moderna si rimpinza di oggetti, vestiti e beni del tutto inutili alla sopravvivenza dell’uomo. Non sappiamo più vivere con semplicità e il valore che diamo al denaro è divenuto troppo grande, spropositatamente esagerato! Ci circondiamo di cose futili, che non fanno che accrescere il nostro apparente benessere (badate, ho detto “apparente”, perchè alcune cose non servono affatto per sentirsi meglio), ma che ci impoveriscono come persone e che spesso distruggono anche la terra su cui poggiamo i piedi. Il consumismo è il cancro del mondo di oggi: più siamo, più si consuma, più la Terra che ci ospita (ricordiamocelo sempre: noi non siamo padroni della terra che calpestiamo, semmai è tutto il contrario) si ammala.

Vi siete mai chiesti come mai quando comprate qualcosa che credete vi faccia stare bene, ma che non è strettamente necessaria (un vestito, un videogioco, un gioiello…) dopo poco tempo sentite il bisogno di comprare qualcos’altro di nuovo? 

La verità è che non sappiamo più dare il valore alle giuste cose, che sono quelle più semplici, immediate e durature. Per essere felici non serve andare al centro commerciale a spendere i propri risparmi, la vera felicità va ricercata nella Natura, nei rapporti umani e nei bisogni elementari dell’uomo, non nelle futili banalità.

Volete un esempio? Qualche anno fa io stessa andavo a fare shopping quando mi sentivo infelice e giù di tono, ma da un po’ di tempo a questa parte ho capito che non era spendere i miei soldi a rendermi felice. Adesso quando sono giù di corda mi immergo nella natura, facendo una passeggiata in montagna, su un prato o in un parco, e vi assicuro che mi sento molto pù appagata dopo!


Voi che ne pensate?

 

 

 

 


Green Music # 1

Bentornati nella mia Foresta Incantata!

Oggi c’è una novità per voi, care creature del bosco, perchè proprio oggi inauguro questa nuova rubrica in collaborazione con Enrico del blog Protestaverde, mio caro amico e gemello di blog con cui avevo già collaborato in passato, ricordate?

L’idea è nata unendo le nostre passioni comuni, come l’amore per la musica e per la natura. Abbiamo scelto di aprire questa nuova rubrica, chiamata Green Music, perchè riteniamo che la musica abbia un grande potere comunicativo, e possa trasmettere all’ascoltatore oltre che emozioni anche messaggi importanti.

In questo spazio vi proporremo canzoni che si sono distinte per il proprio impegno nella difesa dell’ambiente, ma anche canzoni che parlino del rapporto uomo-natura in generale. La rubrica non avrà cadenza fissa, ma occasionale. 

Vogliamo cominciare?

Per la prima puntata abbiamo pensato di suggerirvi una canzone che senz’altro conoscerete già, ma intendiamo rinfrescarvi la memoria… Ecco “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano:

 

Pensiero di Enrico:

Sebbene sia stata scritta circa 50 anni fa, questa canzone ha dimostrato una lungimiranza incredibile; già allora Celentano è stato in grado di portare sotto l’occhio di tutti il lato negativo del boom edilizio di quegli anni.

Se è vero che l’industria del cemento è stata per anni il motore trainante della nostra economia, è anche vero che ha portato alla distruzione dell’ambiente rurale e di grandi aree verdi, come ci narra anche il cantante in questo brano.

Questa canzone è di forte attualità ancora ai nostri giorni; il nostro è un paese martoriato da mostri ecologici e costruzioni abusive, che cancellano parchi naturali e deturpano irrimediabilmente il paesaggio.

Ci siamo ridotti a vivere in un mondo grigio, dove non lasciamo spazio alla natura e dove le poche zone verdi delle nostre città sono trascurate e spesso inquinate.

Celentano ci racconta di un mondo lontano, di un ambiente rurale ormai lontano dalla nostra vita, ma al quale siamo debitori anche ai giorni nostri. E’ la natura che ci da il cibo e le materie prime indispensabili per la nostra vita, e la stiamo sfruttando oltre misura. Occorrerebbe un ripensamento generale sul concetto di sviluppo urbano, oltre che una diminuzione di consumo di suolo.

Avremmo dovuto dare più importanza alle parole della canzone, quando essa ebbe successo…

Pensiero di Mirial:

Questa canzone ha per me un valore affettivo in un certo senso, perchè mi era stata insegnata alle elementari dalla maestra di musica. Ero bambina è vero, ma non ho mai dimenticato il messaggio di questa canzone, che già allora ritenevo importante e che quasi mi commuoveva (sono sempre stata molto sensibile, fin da bambina, ai problemi della Terra). 

Concordo in pieno con Enrico: è una canzone che si dimostra sempre attuale e che sa ancora toccare le corde giuste, in un momento come questo in cui la Natura non è più rispettata, ma deturpata, in cui non si fa altro che costruire, spesso abusivamente, senza curarsi del respiro affannato della terra su cui poggiamo i piedi ogni giorno. 

I luoghi in cui viviamo cambiano in brevissimo tempo e quasi non abbiamo tempo di accorgercene, di metabolizzare questo cambiamento che spesso e volentieri ha un impatto ambientale notevole. Un esempio? Nella mia città esiste una zona, in periferia, che potrebbe considerarsi più “verde” rispetto al centro della città. Credevo fosse sempre stata così quella zona, in cui tra l’altro sono nata e cresciuta. Eppure solo un mese fa questa cosa mi è stata smentita dai miei nonni e dai miei genitori, che mi hanno raccontato di come, in quella zona, prima che io nascessi esisteva solo la natura: niente palazzi, niente bungalow, niente hotel nè passeggiata mare nè spiagge curate. Seppure quella zona sia rimasta più a contatto con la natura di tante altre della mia città, mi ha sconcertato immaginare come dovesse apparire un tempo quella zona in cui i miei genitori giocavano a palla da giovani e come i loro ricordi siano stati spazzati via dalle ruspe per far spazio a palazzi e cemento.

Se vi va, lasciate qui sotto le vostre impressioni, emozioni e i vostri  pensieri per condividerli con noi =)