A tu per tu con… Federico Pagliai, autore di “Il bosco di nessuno di voi”

Bentornati nella mia Foresta Incantata!
Oggi torno con un’intervista, e questa volta è ospite della mia casetta in mezzo al bosco l’autore de “Il bosco di nessuno di voi”, libro che vi ho recensito proprio qualche settimana fa (per chi si fosse perso la recensione, potete trovarla cliccando qui). Vogliamo cominciare?
1) Ciao Federico, e benvenuto sotto le fronde della mia Foresta Incantata! Presentati ai lettori del blog e raccontaci: chi è Federico Pagliai? 
Uno che si dipinge la vita scrivendo… ma a parte questo, ti dico che sono nato nell’aprile del 1966 a La Lima, da famiglia operaia. Ho trascorso tutta l’infanzia, adolescenza, e oltre, in questo paese atipico, perché, pur essendo incastonato in un contesto estremamente dominato dagli elementi naturali, (pietra, legno, acqua, terra) era un borgo nato, cresciuto e poi morto attorno a una delle realtà industriali più importanti del comprensorio, ovvero la Cartiera Cini. In età adulta sono babbo di una ragazzina di 18 anni, infermiere 118 a bordo di ambulanza ed elisoccorso e volontario del Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico.
2) Dal tuo ultimo libro “Il bosco di nessuno di voi” trapela il tuo grande amore per la Natura. Com’è nato questo tuo rapporto con Madre Terra?
Credo che i semi di questo legame derivino da un contrasto, una delusione e un risveglio. Il contrasto fa riferimento a quanto ho scritto a proposito di me: La Lima, paese natale, culla e calco, era un luogo dominato dalle tute blu, camion, sbuffi di vapore, suoni di sirena, rumori di macchine. In un posto del genere, accerchiato da cime e boschi, la Natura è contrasto, richiamo, lontananza. Va cercata. Ho sempre cercato le cose naturali laddove sono meno presenti: è come un richiamo istintivo, come un qualcosa che mi veniva suggerito dal dentro. 

Nella non naturalità de La Lima, durante l’infanzia, ho sempre posto attenzione alle piccole cose naturali che quel mondo artificioso offriva: i fossi con le rane o i broccioli, i nidi di rondine sotto le grondaie, gesti di vecchi che raccoglievano legna nel fiume dopo una piena… La delusione, dicevo: il paese si reggeva su un’utopia industriale a tempo. Il sogno che una tale realtà potesse durare negli anni si infranse nel 1977 quando gli impresari, fatti due conti, chiusero la Cartiera in tre mesi. Tutto il paese era stranito, la gente cominciò ad andarsene, amici di infanzia che venivano trascinati via, negozi chiusi, abbandono e malinconie dappertutto. Questa era la tanto reclamizzata certezza industriale. Un’utopia. E la Natura circostante? Quella fatta di boschi e campi da lavorare? Beh, quella era sempre lì, pronta ad offrirsi. Ma nessuno (o quasi…) la sapeva più trattare: la calamita della Cartiera aveva nei decenni passati attirato tutta una manovalanza che conosceva (salvo poi smarrirli) le arti e mestieri naturali per cui, in molti, si ritrovarono nell’incapacità di riannodare i fili con quel passato manuale e naturale che rappresentavano le fondamenta nascoste della storia umana di questi luoghi. Il risveglio: grazie alla mia indomabile curiosità, richiamo istintivo per tutto quanto è naturale e ad alcuni vecchi che erano soliti portarmi con loro per poderi, crinali e boschi, ho conosciuto, apprezzato e poi difeso una realtà che se n’era altamente fregata delle sorti della Cartiera. Erano boscaioli, contadini, scalpellini, pastori che con la loro economia di sussistenza, amavano e custodivano quotidianamente un territorio, ne conoscevano segni e sintomi. Vivevano sereni e con un senso della misura invidiabile a contatto con le stagioni: ognuna di esse metteva nelle loro mani un arnese diverso, ogni arnese era un mestiere. Loro sono rimasti. L’industrializzazione ha lasciato cenere e case vuote.
3) E ora raccontaci un po’ com’è nato “Il bosco di nessuno di voi”: come è scaturita l’idea di questo libro dalla tua penna? Cosa ti ha spinto ad intitolarlo così?
Penso che la scrittura non si scelga. E’ lei a scegliere noi. Con questo voglio dire che non c’è stata premeditazione nello scrivere questo ultimo libro. La penna ha “pescato” questo Federico e poi l’ha rovesciato su un foglio bianco. Sicuramente, sentivo il bisogno di una scrittura più introspettiva, profonda, pur restando nel solco della semplicità. Qualcosa che arrivasse in egual misura a bimbi e adulti (tant’è che nella prima bozza il sottotitolo era “Racconti per bambini cresciuti troppo in fretta e per adulti che vorrebbero tornare bambini”). Pur non discostandomi dall’argomento montagna, sentivo la necessità di parlare di sentimenti. Ne siamo tutti diseducati e, senza alcuna presunzione, volevo dire la mia contestualizzandoli in una forma letteraria apparentemente “banale” ma di una semplicità e sottigliezza assoluta come lo sono le favole. L’idea, poi, è stata stimolata dalle mie mattutine camminate nei boschi: i miei libri nascono là dentro, un colpo d’occhio, una suggestione, un lapis, un block notes e il pensiero-seme è fermato…Poi, quando meno uno se l’aspetta, ecco che in qualcosa germoglia. Mi chiedevi del titolo: pura provocazione che sfiora la presunzione e l’antipatia. L’ho voluto così perché accenna al percorso esperienziale di un uomo, di un singolo uomo che si addentra nel bosco-vita. L’idea, sottintesa e mai esplicitamente espressa, era quella di indurre il lettore, una volta terminato il testo, a sospettare che quel titolo si trasformasse nel “ Bosco di ognuno di noi”. Chissà se ci sono riuscito…
 
4) Qual è il racconto del tuo ultimo libro a cui sei più affezionato e perché? 
Due su tutti: Il ghiro a due code e il gatto che morì di randagismo per bramosia di libertà. Il perché? Beh, uno coinvolge la mia affettività. Una storia di amore molto recente che mi è rimasta stampata dentro, finita molto male. Ne dovevo parlare, scorporare un peso, confessare per condividere. Meno male che ho trovato il ghiro che mi ha ascoltato e raccontato (dove comincio io e dove comincia lui?), che ha condiviso un vissuto simile. Per quanto riguarda il gatto, esso è il racconto autobiografico: un nastro riavvolto, un presente di uomo che cerca-litiga-cerca l’amore, il presagio di una fine.
5) Nel tuo libro parli di “Igienite”, quella strana malattia che, per citare le tue parole, “non uccide, non fa venire la febbre e non si vede nemmeno ai raggi X, ma forse solo Dio sa di quante tradizioni, quanti antichi mestieri, cibi brutti a vedersi ma impareggiabilmente buoni e sani ha causato l’estinzione”. E’ una malattia che bene o male affligge un po’ tutte le persone che abitano in città: che consiglio ti sentiresti di dare a chi soffre di questa malattia? 
Più che consiglio (quella è gente che non accetta consigli) un auspicio: quello di trovarsi, per una qualche ragione, da solo, in una macchia, senza niente se non un po’ di acqua, una cordicella, un coltello… L’arte di arrangiarsi per sopravvivere metterebbe al buio ogni sintomo di igienite: hai fame? Bacche, radici di genziana, lumache… hai sete? Camminare per cercare una valida polla (con buona pace se non ha nei pressi una targhetta di “acqua controllata biologicamente”), hai freddo? Mezzo metro di foglie di faggio sono già un buon lenzuolo. Estremizzando di meno, basterebbe far soggiornare questi malati in luoghi naturali, abitati da gente naturale, dai volti rubizzi, amanti della compagnia, del lavoro manuale e della semplicità. La vita si apprezza sul contrasto.
6) Parlaci ora del tuo libro precedente, “Come un filo che pende” (che tra l’altro sono ansiosa di leggere).
Libro sovversivo. Non posso definirlo diversamente un testo che va contro alle tendenze che ci vogliono far vivere in un mondo fatto di supersupersupermercati e discariche. L’inno di una vita diversa, forse utopica ma non per questo poco suggestiva perché sospesa tra leggenda e realtà, raccontata da un uomo che fino alla veneranda età di 94 anni, ha deciso di vivere da solo in un podere a 1100 mt slm, lassù dove la neve resta per sette mesi l’anno e la terra è magra, ripida e poco fruttifera. Libro di amicizia: tra me e Gildo, il protagonista. Il nonno che non ho mai avuto durante l’infanzia, il filo sospeso sul mio percorso di vita. Mi aspettava. Ha colmato un’assenza. Libro come viaggio nel tempo, nella mutevolezza di alcuni aspetti: l’infanzia, il mondo del lavoro, la famiglia, la guerra, le donne, il rapporto uomo terra ambiente. Un secolo di vita raccontato dal “pianoterra”, dalla visuale di un uomo che non si capiva quanto appartenesse al mondo naturale e quanto alla contemporanea e attuale umanità.
 
 7) Cosa hai provato nello scrivere la storia di Gildo, che narra il rapporto di un anziano contadino con la sua terra? Cosa hai provato nel raccogliere e custodire le sue testimonianze?  
I semi della storia di Gildo erano già dentro di me, dall’infanzia e poi su su. Gildo gli ha dato forma, espressione e contesto. A rinforzo di ciò è arrivata la stima, il rispetto, la benevola suggestione che quest’uomo infondeva, la sua incombenza di raccontare che si sposava con la mia propensione all’ascolto. Il libro( non c’era premeditazione di farlo) è un effetto collaterale di tutto ciò. Nel raccogliere e custodire le testimonianze di quest’uomo ho provato una moltitudine di sensazioni: orgoglio perché mi sentivo riconosciuto come colui che aveva la possibilità di imbalsamare e tramandare una memoria di un uomo, anzi di una cultura intera, imbarazzo perché ero visto come lo scrittore, emozione perché si venne a creare un’ incredibile alchimia, dispiacere perché sentivo che quello era il testamento, canto di cigno di un uomo che sapeva di essere al capolinea. Infine, serenità. Perché Gildo, uomo di neve, era soprattutto serenità, umana quiete.
8) Racchiudi in poche righe (servendoti anche di una citazione se preferisci) la tua filosofia di vita. 
Azz..che domandona…. Tolleranza, rispetto, solitudini positive ed essenzialità. 
9) Se tu fossi un albero, quale saresti? 
Per identificazione con le “mie Montagne” sarebbe semplice e scontato risponderti con “un castagno”. Il mio albero preferito è la betulla, ma dovendomi somigliare a qualcos’altro preferisco dirti un ciliegio selvatico, uno di quelli che, improvvisamente, appaiono nel bel mezzo di un bosco. E’ albero precoce nel risveglio a primavera, così come lo sono io nello svegliarmi all’alba. Colorato perché non c’è mese che non acquisisca una livrea diversa. Ha il legno rosso dei timidi, l’orgoglio dei soli, la passione di chi sa voler bene testimoniata dalle foglie rosso sangue in autunno. Sembra un colosso ma, ogni tanto, perde un ramo.
10) E adesso, un’ultima curiosità prima di chiudere: la tua stagione preferita? 
Odio l’estate: noiosa nel suo fermo-meteo, troppo ridanciana e falsa per essere vera. Mi piacciono primavera ed autunno per la loro variabilità, per quella loro insicurezza di lasciare inverno ed estate. Ecco, dovendoti dare una risposta secca, ti dico “inverno”: vorrei sempre avere neve intorno. Spenge ed acquieta la mia indole primaverile, la neve. Speriamo nevichi, presto.
Bene Federico, l’intervista è finita. Grazie per aver accettato di essere mio ospite e tanti auguri per il tuo futuro e i tuoi libri!
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A tu per tu con… Marina Pratelli, autrice di “Inattesa sul mare”!

Bentornati nella mia Foresta Incantata!

Finalmente torno con una nuova intervista, che vi avevo promesso già la scorsa settimana. Ospite sotto le fronde del mio bosco questa volta è la carissima Marina Pratelli, che ha pubblicato da poco il suo ultimo libro, “Inattesa sul mare”, che vi ho recensito sul blog (per leggere il post, clicca qui).

Non voglio farvi attendere oltre, quindi…

Ciao Marina! Presentati ai lettori del blog.

Ciao Mirial, ciao a tutti gli amici del tuo bellissimo blog. Mi chiamo Marina, ma questo lo sapete già… Sono nata a Milano, in un periodo particolare in cui si gridava “l’immaginazione al potere” e si sognava di cambiare il mondo. Poi si è visto come è andata a finire, ma qualche briciola di quelle illusioni mi è rimasta evidentemente appiccicata addosso, perché continuo a sperarci e a combattere, nell’unico modo che conosco, cioè scrivendo, ma anche come  attivista per i diritti umani, l’ambiente e gli animali, sia in rete che “fisicamente”. Vivo da molti anni a Ventimiglia, una piccola città al confine con la Francia che a poco a poco ha sostituito nel mio cuore la mia metropoli, regalandomi la serenità di una vita tranquilla (a volte troppo, ma non si può avere tutto, dicono…) e soprattutto il mare, che ho sempre amato tanto. Ora non potrei più tornare indietro, anche se il mondo dell’editoria qui è troppo lontano, in tutti i sensi, e per chi vuole scrivere le difficoltà, sempre presenti in questo settore, aumentano vertiginosamente. Ma a volte le buone opportunità capitano, ed eccomi qui =)

Da quanto tempo scrivi e come è iniziata questa tua passione?

Mio padre era scrittore e giornalista. Ho respirato fantasia e inchiostro dalla nascita, lo vedevo scrivere, mi piaceva quando mi leggeva qualcosa o quando mi faceva addormentare raccontandomi favole che inventava per me, anche reinterpretando i grandi classici, come “Via col Vento”, “Guerra e Pace”, “Cime tempestose” e tanti altri, e facendoli “recitare” a bambole e orsacchiotti =) È così che ho iniziato ad amare le storie e il gusto di raccontarle, devo a lui questa grande passione. A diciotto anni ho pubblicato il mio primo racconto su un periodico femminile, e da quel momento non ho più smesso di occuparmi delle parole, che fossero articoli, novelle, inchieste, critiche musicali, poesie o servizi in radio e tv. Ho anche fatto l’editor per la Mondadori Harlequin… Ebbene si, lo confesso, sarà per questo che ora detesto le storie troppo sdolcinate?

Per anni ho lavorato a Radio Montecarlo, curando l’informazione, e lì ho imparato a limitarmi, a sintetizzare i concetti in poche righe, a sfrondare senza pietà! Molto utile se si vuole raccontare qualcosa senza seppellire gli eventuali lettori con montagne di pagine =)  

Per essere scrittori bisogna essere prima di tutto buoni lettori: i tuoi generi preferiti e i libri più belli che tu abbia letto.

Uh, questa è una domanda da dieci milioni di dollari! Nella mia vita ho letto un’infinità di libri, pensa che ho iniziato a leggere che non andavo ancora a scuola e ne son passati di anni =)

Ho letto davvero di tutto, dai romanzi ai saggi, ai testi di psicologia, politica e religione… Sono sempre stata curiosa e la curiosità penso sia la spinta primaria alla lettura. Ho un brutto difetto però: i libri li divoro con tanta voracità se mi piacciono, e uno dopo l’altro, da fare poi confusione nei ricordi. Se non mi piacciono invece, li abbandono subito, dalle prime pagine. A volte capita, ad esempio mi è successo con Kundera e con certi classici russi. Tra i miei preferiti c’è “Il piccolo principe”, letto e riletto sempre con gioia e commozione, una certa produzione noir d’autore, come quelli di De Cataldo (“Romanzo criminale” ad esempio), il primo Andrea De Carlo (conosciuto a una presentazione a Bordighera, un affascinante affabulatore :-)) qualche titolo di Lucarelli, Stefano Benni, che trovo geniale. Tra gli scrittori stranieri, ho letto recentemente, amandolo, Johnathan Safran Foer e i suoi bellissimi “Molto forte, incredibilmente vicino” e “Ogni cosa è illuminata”, che hanno il pregio di trattare argomenti serie  forti con un’incredibile ironia e leggerezza. Sicuramente tra qualche minuto mi verranno in mente decide di altri titoli e autori… chiedo umilmente perdono =) 

Tu sei di Milano: cosa ti ha spinto a trasferirti a Ventimiglia? Dal tuo romanzo sappiamo che è una città di confine in cui si mescolano diverse realtà… quindi quale ragione ti ha spinto a vivere qui e quale rapporto hai con questa città ricca di storia e di cultura? Cosa ti ha spinto a scrivere una storia ambientata tra le sue vie?

In Liguria venivo in vacanza fin da piccola, molti dei miei ricordi più belli sono legati a questi luoghi. Un giorno, nel lontano 1987, mi si è presentata l’opportunità di un lavoro che avevo sempre sognato, dopo tanta “gavetta”: la responsabilità del notiziario di radio Montecarlo. Naturalmente era un impegno che prevedeva il trasferimento, e io non ho esitato, essendo un posto che già conoscevo e gradivo. Il lavoro è finito dopo sette anni, ma la mia vita è proseguita qui, e non me ne sono (quasi) mai pentita 🙂

Ventimiglia è una cittadina particolare, la scopri e impari ad apprezzarla goccia a goccia, come una bevanda mai assaggiata, che al primo sorso lascia perplessi. Ho i miei posti preferiti, quelli che chiamo i miei luoghi sacri, in cui mi confondo con la Natura, la Terra, il Mare, le pietre antiche del centro storico, la foce del Roja. Ecco, il romanzo è stato un omaggio ai luoghi che mi hanno accolta e fatta stare bene, una forma di ringraziamento che mi bruciava dentro da tanto, e finalmente, per me, è uscito.

Per i due protagonisti della tua storia ti sei ispirata a qualcuno di reale? In cosa ti somigliano?

Francesco e Miro sono un misto di fantasia e realtà, una specie di collage di immagini, idee e comportamenti che ho colto qua e là, anche tra i miei ricordi di famiglia. Francesco era il nome di mio nonno, ad esempio, anche lui uomo del Sud, e i tratti sono simili a quelli di una persona che conosco. Miro, o almeno la sua storia, sono ispirati da un amico croato, Milan, che non c’è più da qualche mese. Anche lui era fuggito dalla guerra, negli anni Novanta, e forse nascondeva un segreto doloroso. Quanto alle sue caratteristiche fisiche, beh, ho descritto semplicemente l’uomo dei miei sogni =)  Francesco mi somiglia per certi furori improvvisi, per certe impazienze, Miro sono io per molti aspetti, dall’amore per gli animali a quello per la musica e la poesia, e per una certa pigra indolenza un po’ fatalista che a volte mi caratterizza. Ma credo che chiunque scriva dissemini briciole di se stesso nei suoi personaggi =)

Nel tuo romanzo ricorre una data, il 23 agosto, che diviene quasi il perno della storia attorno al quale ruotano le vicende narrate. Tu dai importanza alle date e alle ricorrenze?

Il 23 agosto è frutto del caso. Io credo molto nelle fatalità, negli intrecci che si diverte a regalarci il destino. L’ho sempre immaginato come un burattinaio che muove i nostri fili, a volte con un sorriso, altre con un ghigno maligno, e noi possiamo sottrarci al suo influsso solo con grande determinazione. Ma è un discorso lungo e complesso, su cui sto ancora lavorando, in verità =) tanto che il mio primo libro, uscito nel 2010, l’ho chiamato per scaramanzia “Il destino che non c’è”… Comunque, nel romanzo, cercavo una data che riassumesse alcune caratteristiche, come l’estate, un determinato periodo della guerra in Bosnia e un avento storico. Il 23 agosto del 1927, negli Stati Uniti furono giustiziati, innocenti, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, colpevoli solo di essere immigrati italiani, e anarchici. Un concetto che si adattava alla perfezione a quello che volevo esprimere nel libro, ovvero il rifiuto di ogni pregiudizio. Per rispondere finalmente alla tua domanda… Sì, per me le date sono importanti, le ricorrenze ancora di più. D’altronde, il writer geniale di cui ho riportato la frase in copertina ha racchiuso tutto in poche parole. “A che serve passare dei giorni, se non si ricordano?” 

So che ami molto gli animali… ne hai di tuoi a casa o randagi? Presentaceli =)

Gli animali sono i miei grandi amori, ancora più grandi dello scrivere, perché sanno regalare molto di più, chiedendoti in cambio molto di meno. Per me sono tutti di pari dignità e ugualmente degni di rispetto, tanto che sono tendenzialmente vegetariana, e per qualche anno sono riuscita ad esserlo del tutto. Poi ho dovuto sospendere, ma non dispero di riuscire a mettere ancora insieme il cuore e il corpo.

Ammetto di avere un occhio di riguardo per i gatti ^^ 🙂 Due abitano con me, Lulù, la mia prima micia, tigrata a pelo lungo, simile a una linciotta, ora anziana purtroppo, ma ancora in… zampa! E Easy, in origine Isidoro per la fame da lupetto, rosso dorato e bonaccione. Lei era stata abbandonata in un giardino, lui figlio di randagi. Poi, nell’ufficio di mio marito, vive Melò, così chiamato per il suo melodrammatico salvataggio dal tetto di un ristorante, dove l’aveva mollato la mamma, la decana dei randagi della Marina. Un cucciolo bellissimo col pelo lungo bianco e nero che mi guardava fisso, ogni volta che passavo, finchè non mi sono arrampicata per recuperarlo, precipitando dal tetto 🙂 un vero gatto di marmo (io, eh?). Ora ha quasi 10 anni e fa una vita splendida, amato e protetto, ma libero. Eh, ne ho curati tanti nel quartiere, e tanti ne ho perduti, con grande sofferenza. E’ vero, non si possono salvare tutti, ma fa male lo stesso.

L’editoria: quali consigli vuoi lasciare a tutti gli scrittori che attendono ancora il loro esordio?

Purtroppo non esistono ricette magiche, puoi essere bravissimo e non avere mai l’occasione giusta, o il contrario ( e di esempi, per questi ultimi, ne abbiamo tanti, vero?). Conta molto la fortuna, per riuscire a pubblicare, a meno che non si cada nella trappola degli editori a pagamento. Ecco, questo mi sento di consigliarlo: se credete in quello che fate, che scrivete in questo caso, mai e dico mai fatevi tentare da quella scorciatoia, la più antipatica e secondo me frustrante, oltre che onerosa. Non vi scoraggiate, partecipate a concorsi seri, mandate il vostro lavoro ovunque, sottoponetelo a riscontri presso persone fidate e che se ne intendono, accettate i consigli con umiltà.Da tutti si può imparare qualcosa. Curate l’italiano, anche se può sembrare scontato. È una lingua bellissima e ricca, non impoveriamola utilizzando sempre gli stessi termini. E poi, ricercate la semplicità anche se sembra un controsenso. Vale la regola del togliere, non quella dell’aggiungere, la storia ne guadagnerà in scorrevolezza. Tutto questo, ovviamente, lo suggerisco con il capo cosparso di cenere e la consapevolezza di avere milioni di kilometri da fare ancora prima di considerarmi una scrittrice:-) e con la triste consapevolezza che non potrebbe esserci un momento più difficile per tentare l’impresa. Ma nessuno viene a casa a pregarti di concedergli l’onore di pubblicare il tuo manoscritto, quindi bisogna stringere i denti e non arrendersi alla prima delusione.

Hai altri progetti letterari in corso?

Certo! Un progetto ancora precedente a “Inattesa sul mare”, infatti è più misterioso e “magico”, come il primo. Sempre ambientato da queste parti, protagonista una donna, questa volta, e, naturalmente, un gatto! 

Poi ho un po’ di racconti da ultimare, qualche favola… Ma tutto dopo l’estate, ora mi godo il mare =)

L’intervista è finita, grazie per essere stata mia ospite sotto le fronde degli alberi della mia foresta! 

Grazie infinite a te, Mirial, per avermi accolta in questo magico mondo, e avermi dedicato tempo e gentilezza. Grazie a coloro che, passando tra i tuoi alberi, si sono soffermati pazientemente. Continuerò a seguire le tue tracce con piacere, in attesa di leggere il tuo libro =)

A presto!

Che ne pensate? Spero che l’intervista sia stata di vostro gradimento, Marina è davvero una bella persona =) Tutte le foto presenti nel post sono state fornite gentilmente da lei, molto belle, non trovate?

A tu per tu con… Luca Centi!

Bentornati nella mia Foresta Incantata!

Io e la mia gemellina Yvaine del blog Il Pozzo dei Sussurri abbiamo deciso di ospitare sui nostri spazietti virtuali un autore italiano che ha da poco pubblicato il libro “Il Sogno della Bella Sddormentata” di cui vi ho già parlato e del quale attualmente sono messe in palio due copie proprio qui sul blog.

(Per leggere la mia recensione cliccate qui, per partecipare al Giftaway invece cliccate qui)


Adesso diamo il via all’intervista!


Ciao Luca! Presentati ai lettori del blog.
 
Sono un giovane laureato in lettere con la passione per la lettura e la scrittura. Ho avuto la fortuna di esordire nel 2009 con il romanzo fantasy “il silenzio di Lenth” e da allora scrivere è diventata un’attività a tempo pieno!
 
Qual era la tua fiaba preferita quando eri bambino?
 
La Sirenetta. Avrò letto la fiaba di Hans Christian Andersen e visto il film disney un centinaio di volte!
 
Come nasce l’idea di scrivere un libro basandosi su una fiaba classica?
 
L’idea mi è venuta subito dopo aver letto la fiaba originale di Charles Perrault, “Talia, il Sole e la Luna”. Una fiaba crudele, dove il lieto fine c’è ma ha un sapore dolceamaro. Ed è stato proprio dal finale che ho cominciato a pensare alla storia.
 
Quanto di te metti nei tuoi libri?
 
Tantissimo. Troppo, forse. C’è un pizzico della mia follia in Sir Lummer, un pizzico della mia testardaggine in Talia e un pizzico della mia ansia in Madame Vivienne.
 
Nei tuoi scritti sei molto versatile, lo sei anche nella lettura? Quali sono i generi che prediligi?
 
Leggo davvero di tutto. Adesso sul comodino ho Orgoglio e Pregiudizio e Zombie (che non mi sta entusiasmando molto), mentre sulla scrivania una pila di romanzi da leggere tra cui spuntano i nomi di Laurel Hamilton, Coelho e Mazzantini.
 
Ti viene più semplice creare protagonisti maschili o femminili?
 
È difficile in entrambi i casi, perché c’è bisogno di immedesimarsi nel personaggio, nel periodo storico, nel suo passato. La cosa più complessa è la psicologia. Cerco sempre di prendere spunto dalle persone che mi circondano, ma non sempre questo è di aiuto, specie con i personaggi più “negativi”.
 
Sei giovane, eppure hai già pubblicato due romanzi con una casa editrice importante (Piemme). Quali consigli ti sentiresti di dare agli aspiranti scrittori?
 
Semplicemente di scrivere, senza pensare alla pubblicazione a tutti i costi. Si scrive per il piacere di farlo e di essere letti. E poi oramai esistono tante di quelle piattaforme online che basta aprire un blog e gestirlo bene per essere letti da migliaia di utenti!
 
Quale momento della giornata prediligi per la scrittura?
 
Notte. Notte inoltrata, quando non c’è che il silenzio e il ticchettio dei tasti del pc.
 
Hai altri scritti in progetto per l’immediato futuro? Raccontaci qualcosa di questi (se puoi).
 
Due progetti ma non posso ancora dire molto. Under construction!
 
Credi di essere maturato come scrittore in questi anni, tra una pubblicazione e l’altra?
 
Sicuramente. Penso che il sogno della Bella Addormentata, ora come ora, sia la cosa più matura che abbia scritto, ma penso anche che già tra qualche mese le cose cambieranno. La scrittura matura scrivendo.
 
Tra i libri che hai scritto ce n’è uno che ti ha causato particolari difficoltà mentre lo scrivevi?
 
Il silenzio di Lenth. Tante belle idee ma gestite in maniera poco matura. Ci sono tanti personaggi, ognuno con un passato e un futuro da inseguire, ma non sono riuscito a dare loro il giusto spazio. Spero di poter rimediare in futuro.
 
Cartaceo o ebook?
 
Cartaceo. Sempre.
 
Chi ti ha sempre supportato in questi anni di scrittura?
 
I miei amici ma in particolare mia nonna. È stata lei ad aver sempre creduto in me e ad incoraggiarmi nei momenti di difficoltà.
 
A quale dei romanzi che hai scritto sei affezionato di più e perché?
 
A tutti, allo stesso modo. Lenth è stato concepito nel 2001, scritto nel 2007 e pubblicato nel 2009. Sono cresciuto con i suoi personaggi. La bella addormentata invece mi ha sopraffatto con la sua storia senza darmi il tempo di reagire; ascoltando “Blinding” dei Florence + the Machine è nata la poesia, poi il finale, ed infine la storia. Un’avventura che mi ha letteralmente travolto.

Ringraziamo Luca Centi per essere stato ospite dei nostri blog e per aver risposto alle nostre tante domande!

Sperando che l’intervista vi sia piaciuta, vi saluto e vi do appuntamento a domani =)

 
 

Intervista a Mirial!

Salve a tutti!
Oggi ho l’immenso piacere di dirvi che la vostra Mirial qualche giorno fa è stata intervistata, sissignori: la sua prima intervista xD
Ho risposto alle domande della carinissima Arwen del blog My Secret Diary, e guardate un po’ cosa ne è uscito fuori!
Vi riporto qui di seguito l’intervista così come è stata pubblicata sul suo blog:

    – Ciao Mirial benvenuta nel mio angolino segreto mi fa molto piacere averti come ospite quest’oggi Parlaci un pò di te?
Ciao Arwen! Sono davvero molto contenta di essere ospite qui in questo tuo spazio virtuale. Saluto innanzitutto i lettori del tuo blog che ci stanno leggendo. Allora… che dire? Ho quasi 23 anni, sono una ragazza come tante altre e studio Restauro dei Beni Culturali nella speranza di laurearmi presto e senza difficoltà. Quando non studio fabbrico Sogni, anzi, direi che ne fabbrico di continuo! Eh sì, sono una sognatrice, lo ammetto. Amo leggere, con i libri è stato subito amore a prima vista e da quando ho imparato a leggere non ho mai più smesso. Essendo una lettrice incallita e avendo una fervida fantasia, ho pian piano iniziato a creare mondi tutti miei che metto su carta disegnandoli e raccontandoli con la scrittura, la forma d’arte che ho sempre prediletto. Sono una ragazza semplice, il mio abbigliamento ideale sono jeans e maglietta (o maglione, dipende dalla stagione), adoro le fragole e ho mille interessi, che però puntualmente non riesco ad approfondire per mancanza di tempo.


– Come è nato il tuo blog?

Questa è una domanda davvero interessante. Il mio blog è nato per caso, all’inizio forse quasi per gioco. Mia sorella (Yvaine del blog Il Pozzo dei Sussurri) aveva aperto il suo da qualche mese e, vedendola molto contenta, ho deciso di aprirne uno anche io. Inizialmente non è nato con un intento preciso, poi, con il tempo, è diventato quello che conosci. Ho creato il blog dopo un periodo di crisi personale, doveva essere uno spazio in cui sfogarmi e dare spazio alle mie idee, ai miei pensieri … e devo dire che non sono andata poi tanto lontana dai miei progetti iniziali!


– Quando é nata questa tua passione?

Come dicevo nella risposta precedente, la mia passione per il blog si è sviluppata piano piano, tant’è che all’inizio non pensavo neppure di avere dei lettori. Più i mesi passavano, più le mie idee si facevano chiare in merito a cosa avrei voluto raccontare sul blog. E così è nata la passione per questo spazio magico, di cui adesso non saprei proprio fare a meno. Sono arrivate le collaborazioni con le case editrici, ho conosciuto persone interessanti e amici fidati … insomma, in questi (quasi) due anni il blog mi ha dato e mi sta dando tanto! Spero che continui a crescere e che voi cresciate insieme a me, perché il blog è in continua evoluzione ma non sta in piedi senza la vostra presenza.


– Hai qualche Hobby in particolare oltre ai libri ?

Non proprio … qualche volta mi diletto nel decoupage o nella pittura, in passato disegnavo spesso, ma ora tutti questi passatempi sono passati in secondo piano.


– Se ti dessero la possibilità di scegliere in quale ambiente letterario  vivere cosa sceglieresti?

Se intendi un genere letterario sceglierei il fantasy: sarebbe un mondo all’altezza della mia fantasia e potrei incontrare molte delle creature che ho sempre amato e sognato. Se invece intendi un’epoca letteraria direi a colpo sicuro l’Ottocento!


– Cosa ne pensi del fantasy?

Per continuare quanto dicevo poco sopra, il fantasy per me è un luogo d’evasione, un mondo dove tutto è possibile. Amo questo genere, tant’è che nella mia libreria prevalgono i libri fantasy. Non mi annoiano mai e mi permettono di entrare in un mondo che sento molto mio e del quale non potrei fare a meno.


– Se dovessi affrontare un lungo viaggio quali libri porteresti con te?

Sicuramente “Cuore d’Inchiostro” di Cornelia Funke, anzi, se possibile l’intera trilogia. Poi “Jane Eyre” di Charlotte Brontë, libro che ho amato profondamente, l’indimenticabile “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn, “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien, che è la Bibbia del Fantasy, “Via col Vento” di Margaret Mitchell perché da uno dei suoi personaggi è stato preso il mio nome e … per il momento credo che possa bastare perché non so quanto spazio avrei a disposizione nella valigia xD


– Collabori Con Qualche Casa Editrice? Se si ti trovi bene a collaborare con loro?

Tasto dolente … xD Sì, collaboro con le case editrici dall’agosto dello scorso anno. Con alcune (ben poche) mi sono trovata molto bene, con altre un po’ meno. Non ho avuto esperienze del tutto negative, come invece è accaduto a molte colleghe blogger, però a volte è difficile fare il mio lavoro se dall’altra parte non trovo collaborazione. Avere a che fare con le case editrici non è un lavoro del tutto semplice, o meglio, non è una cosa che va presa alla leggera. Ci vogliono  impegno, pazienza e un po’ di onestà.


– Ti è mai venuto in mente di scrivere un libro?

Eh, sì! E ti dirò di più … in cantiere non ne ho uno, ma una decina! No, a parte gli scherzi: scrivo fin da quando ero bambina. Ho iniziato scrivendo fiabe e storielle per mia sorella, che è più piccola di me, e dunque mi piaceva che potesse avere in futuro un ricordo delle storie che io stessa le scrivevo e le raccontavo. Da lì è nata la mia Odissea con la scrittura. Ho iniziato a fantasticare molto e a buttar giù le trame per molte storie, di cui ancora ho scritto ben poco. Attualmente sto lavorando a un libro che spero di concludere a breve, e ho in progetto qualche altra fantasia, ma non posso anticipare niente purtroppo.


– Tra tutti i libri che hai letto qual è il tuo preferito?

Che domanda difficile! Io non riuscirò mai a sceglierne uno solo tra tanti, perché ognuno ha saputo regalarmi qualcosa di diverso, qualcosa che non può in alcun modo essere sostituito.


– C’è un libro che rileggi ogni anno?

Purtroppo no, ma da quest’anno vorrei che quel libro fosse “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafòn insieme a “Jane Eyre” di Charlotte Brontë.


– Cosa stai leggendo in questo momento?

Sto rileggendo “Il Signore degli Anelli” di J.R.R. Tolkien dopo nove anni che non vi mettevo mano. E’ emozionante! Nel frattempo vorrei alternarne la lettura con qualche libro per bambini e nei prossimi giorni di conseguenza inizierò “Momo” di Michael Ende.


– Vuoi darci qualche anticipazione?

Dunque… uhm… vediamo. Scusami eh, ma Gufo Postino mi sta distraendo, continua a beccarmi la mano! Per quanto riguarda il blog, posso dirvi che ho alcune rubriche in cantiere, ma sono ancora da definire. Avrei intenzione di proporre qualcosa sulla musica, poi forse una piccola rubrica  di libri (sì, ancora una volta), e poi se gli impegni me lo permettono vorrei riprendere la mia amata rubrica “Mondo di Cristallo” che purtroppo ho dovuto accantonare per motivi di tempo. Per quanto riguarda la mia vita reale ho ben poche anticipazioni da fare, perché fino alla laurea non riesco a pensare ad un mio futuro concreto. Sconfineremmo nei Sogni, e allora potremmo imbatterci in una casetta in montagna ai confini tra cielo e terra, con un lupo come amico… potremmo imbatterci in qualche libro pubblicato da chissà quale casa editrice e con una copertina che adesso non saprei proprio descrivervi e potremmo, con più probabilità, imbatterci in una piccola famigliola felice a contatto con la Natura. Ma direi che a questo punto la mia fantasia è già andata troppo in là!


– Bene siamo arrivati alla fine spero ti sia divertita a stare in mia compagnia ti ringrazio infinitamente per avermi concesso questa piccola intervista spero tornerai a trovarmi.

E’ stato un vero piacere, cara Arwen! Mi sono divertita a rispondere alle tue domande e anzi, ringrazio te per avermi ospitata così calorosamente sul tuo blog, così finalmente i lettori potranno conoscermi un po’ meglio al di fuori dei miei Sogni di una notte di Luna piena. Un carissimo saluto a tutti e… a presto!

A tu per tu con… Andrea Storti!

Bentornati nella mia Foresta Incantata! 
Oggi sono lieta di dirvi che ospito qui sul blog Andrea Storti, autore dell’ebook “La Sogneria”, di cui potete trovare la mia recensione cliccando qui.
Spero che troviate quest’intervista interessante, io mi sono divertita, per cui spero sia lo stesso anche per voi =)

Chi è Andrea Storti?
Andrea Storti è un sognatore assonnato, perché ha sempre sonno e sogna quando non dorme.
Andrea Storti è un impiegato e il marito di Anna, Colei che Sopporta Andrea.
Andrea Storti è uno a cui piacciono moltissimo i libri, di tutti i generi, tant’è vero che ha due blog letterari, le mele del silenzio e Progetto Wonderland, e scrive pure. A novembre è infatti uscita un’antologia di fiabe classiche reinventate in stile veneziano, “Fiabe per leoni veneziani”, da lui curata e pubblicata da Studio LT2, e a dicembre è uscito il suo primo ebook, “La Sogneria”, per Lettere Animate Editore. 
Come nasce il libro “La Sogneria”? 
“La Sogneria” nasce da una foto. Stavo infatti studiando per un esame di Storia della Fotografia e sul libro di testo c’era riportata questa foto, di cui non ricordo l’autore, intitolata Reverie. Mi sembra rappresentasse un gruppo di persone, ma comunque fu il titolo a colpirmi, perché reverie in francese significa fantasticheria ma, letteralmente, è proprio sogneria. E pensando a cosa potesse essere una sogneria mi è subito venuto in mente un negozio di sogni, e da lì è nata poi tutta la storia. 
I tuoi sogni nel cassetto (quelli che puoi raccontarci ovviamente!) 
Beh, direi che in questo preciso momento ho un unico grande e scontato sogno: essere felice, o meglio, continuare a essere felice. E tra le varie cose che potrebbero contribuire alla felicità c’è sicuramente anche il desiderio di riuscire a mettere su carta tutte le storie che ho in testa, sconfiggendo così la mia pigrizia mastodontica, l’unica vera minaccia alla mia mente sognante. 🙂 
E quelli di Laurenzio ed Ercolino? 
Ah, quello di Ercolino è semplice. Lui vorrebbe poter vivere in una sorta di paradiso dei dolciumi, dove le nuvole sono di panna e i fiumi di cioccolato, dove la polenta è di crema pasticcera e le casette di marzapane. O, in alternativa, avere un pasticcere personale che esaudisca ogni suo più oscuro appetito!
Laurenzio potrebbe avere un sogno simile, ma non ne sono sicuro, perché non me l’ha mai confidato. Credo però che il suo sogno più grande, oltre a quello di riuscire a inventare, un giorno, una sostanza che faccia scaldare l’acqua per il tè in un battibaleno, sia quello di aver sempre nuove idee per nuove invenzioni da sviluppare, perché quella è la sua felicità. 
Come si sono conosciuti i simpatici protagonisti della tua storia? (è una domanda subdola, lo so =P se non puoi/vuoi raccontarcelo fa lo stesso!) 
Direi che è una curiosità comprensibile. 🙂
Ti dirò… è stato un giorno di ormai parecchi anni fa. Laurenzio stava andando in un negozio di animali di Santa Bisbetica, chiamato Animalaus, per comprare una Gazzella Ladra per la nipotina, il compleanno della quale si stava avvicinando con rapidità. Appena fuori dal negozio c’era una scatola contenente alcuni cuccioletti di carlino, tra cui Ercolino. Laurenzio non li notò subito, ma proprio davanti a loro gli cadde un ciondolo che stava tentando di aprire da quando era uscito di casa. Ercolino, vedendo la cosa luccicante cadere, uscì dalla scatola, esaminò l’oggetto e con un semplice movimento della minuscola zampina lo aprì. Laurenzio si entusiasmò e prese il piccoletto in braccio. “Lo devo dire, al negoziante, che sei un cagnetto super intelligente!” Gli disse. Poi però si accorse di non riuscire a entrare nel negozio. Non c’era infatti nessuna maniglia sulla porta! Si guardò intorno, ma niente. Ancora una volta fu Ercolino a risolvere la faccenda. Allungò il naso su un tasto rosso posto di lato alla vetrina e la porta si spalancò. “Beh, caro amico, un aiutante come te mi farebbe proprio comodo!”
E così nacque la loro proficua relazione di lavoro e la loro grande amicizia. 
Parliamo ora di un altro piccolo libro… piccolo si fa per dire visto che vi hanno messo la penna una decina di autori: Fiabe per leoni veneziani. L’idea è partita da te? Raccontaci un po’ com’è stata l’avventura di questo libro. 
Sono molto felice che tu abbia menzionato questo libro, perché mi sta molto a cuore. L’idea di base era nata da una chiacchierata fatta con l’amico Chagall e Claudia Tonin, una delle autrici coinvolte. In breve, volevamo riuscire a creare qualcosa insieme, una raccolta di racconti. Non avevamo ancora idee, se non che doveva assolutamente esserci Venezia, perché è una città che tutti e tre amiamo molto. Poi tutti noi avevamo degli impegni personali e la cosa è stata lasciata cadere… fino a quando non mi si è accesa una lampadina. Stavo realizzando in quel periodo Progetto Wonderland, il mio blog letterario dedicato ai libri per bambini, e probabilmente per quel motivo mi è venuto di pensare a una rivisitazione di fiabe classiche. Cosa sarebbe successo alle figure che tutti conosciamo, se le loro storie avessero avuto luogo a Venezia? Inoltre, io non volevo una ‘semplice’ raccolta, volevo che fosse un progetto un po’ diverso, e così, parlandone con Chagall, è nata l’idea di raccontare queste fiabe rivisitate ai leoni di pietra di Venezia che si sono improvvisamente svegliati dal loro sonno.
Lavorarci è stato davvero bello, anche perché ho trovato molti autori davvero gentili e disponibili, che hanno accettato di partecipare prima ancora che avessi trovato un editore. E poi, i diritti d’autore saranno interamente devoluti alla UILDM di Mestre, sezione veneta della Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, quindi… 
Pensi che darai un seguito alle avventure di Laurenzio ed Ercolino? 
Sicuramente! Anzi, ti dico di più, sto giusto mettendo giù la scaletta in questi giorni! Poi ovviamente dipenderà dall’editore, ma nella mia testa Laurenzio ed Ercolino sono già al lavoro su un nuovo caso, forse peggiore del precedente! 
Il cibo preferito di Laurenzio? 
Che domanda difficile! Lui è davvero una buona forchetta e ama mangiare di tutto, ma se dovesse scegliere un solo piatto, presumo opterebbe per le lasagne al forno. Ne va matto, e anche io! 9) Il tuo libro preferito? “Alice nel paese delle meraviglie”, come potresti aver intuito leggendo “La Sogneria”. E’ un libro magico, che mi regala qualcosa ogni volta che lo leggo. Ha così tanti livelli di lettura che può essere visto come un libro d’intrattenimento e come un saggio filosofico, allo stesso tempo. E poi ha tutti quei giochi linguistici che dimostrano quanto sia bello giocare con le parole. Io lo adoro! 10) Come e quando è nato il tuo amore per la scrittura? Il mio amore per la scrittura è nato tardi, credo, nel senso che spesso, nelle interviste agli autori, questi dichiarano di aver sempre scritto… ecco, io no. Da piccolo nemmeno mi piaceva leggere, anzi! Poi, verso la fine delle scuole medie ho trovato il libro giusto e da allora ho divorato romanzi su romanzi. E un paio d’anni dopo ho anche scoperto il mondo delle fanfiction, ed è lì che ho iniziato a fare esperimenti letterari. Scrivere di personaggi non inventati da me mi ha fatto scoprire quanto mi piacesse raccontare storie e quanto desiderassi raccontarne di mie. 
La tua materia preferita a scuola? 
Sai che non ti saprei dire? Nel senso che dipende da che scuola stiamo parlando. Durante le elementari e le medie probabilmente preferivo le materie scientifiche, perché in italiano non ero molto portato. Poi però, con l’inizio della storia d’amore tra me e la letteratura le cose sono cambiate, e alle superiori sicuramente preferivo italiano e inglese. 
Hai un sogno ricorrente? Vuoi raccontarcelo? 
No, non ho sogni ricorrenti. Anzi, non mi sembra di sognare mai. Da sempre, non ricordo niente dei sogni fatti, e non sono affatto sicuro di aver sognato durante la notte. Ricordo però due incubi che mi hanno traumatizzato quando ero molto più giovane. In uno ero inseguito da una balena e nell’altro da delle api. Non so come si siano conclusi perché mi son svegliato prima ma… meglio così! XD
L’intervista è finita, grazie per essere stato ospite della mia Foresta Incantata! Buoni sogni e buon tutto =) 
Grazie mille per questa splendida intervista, mi ha fatto molto piacere essere ospite di questa Foresta e auguro buoni sogni anche a te! 🙂 
Bene, con questo io vi saluto, e vi do appuntamento a domani! A presto 🙂
 

A tu per tu con… Marco Bertoli!


Ed eccoci di nuovo qui, creature del bosco! Oggi sotto gli alberi di questa Foresta Incantata c’è un ospite speciale. Parlo di Marco Bertoli, autore del libro “La Signora che vedeva i morti”, ve ne ho parlato sul blog la scorsa settimana, ricordate? Per rinfrescarvi la memoria potete cliccare qui.  Bene, fatte le presentazioni iniziamo l’intervista, che ne dite?

Ciao Marco, presentati ai lettori del blog.
Salve a tutti! Sono nato a Brescia il 27 gennaio 1956, durante uno degli inverni più freddi del secolo scorso (fa effetto leggerlo!), quello della famosa e “vera” nevicata a Roma. Forse è per questo motivo che amo l’estate e il caldo come i gatti. Lombardo di nascita ma non di radici perché i miei genitori sono lunigianesi: da parte di madre discendo dai Marchesi Malaspina, signori di quelle terre. Sono figlio unico, tuttavia il mio profilo psicologico NON denota alcuno dei tratti caratteristici di tale condizione. Detto in altre parole, sono abituato a lottare per raggiungere i miei scopi, niente “pappa pronta”.
Quando avevo sette anni la mia famiglia si trasferì a Cesena. Della “Romagna solatia” e della sua gente cordiale e sanguigna, oltre che a bei ricordi, mi porto dietro il marchio della “esce” romagnola che mi fa distinguere d’acchito dai toscani.
Nel 1974 sono venuto a Pisa per studiare e da questa città non mi sono più mosso. Mi sono laureato in Geologia, ho incontrato e sposato Anna (a Dicembre saranno 31 anni di matrimonio!), ho contribuito con metà del mio patrimonio genetico alla nascita di Debora e Serena, le mie figlie di 28 e 22 anni. Lavoro come Tecnico Chimico presso il Dip. di Scienze della Terra dell’Università.
I miei svaghi sono la lettura, gialli storici e saggi di storia militare in primis, i videogiochi RPG (in coppia con la moglie) e i wargame da tavolo. Credo che possa bastare.
Benissimo ^^ Ora che ti conosciamo un po’ meglio, parliamo del tuo libro “La signora che vedeva i morti”. Come è nata la storia in esso contenuta?
Dalla voglia pura e semplice di scrivere un romanzo in cui potessi fondere i generi letterari e cinematografici che mi hanno accompagnato, divertito e fatto pensare negli anni: i saggi storici, le storie di avventura, i racconti di fantasmi, il giallo e il fantasy. Un po’ come in una reazione chimica: si parte da molti reagenti e si ottiene un unico prodotto. Mi divertiva l’idea di prendere i “Tre moschettieri”, le storie di Cadfael, “NCIS” e “Ghost whisperer” e mescolarli insieme per ottenere un cocktail tutto mio.
A ciò si aggiungono l’amore per la Lunigiana, la terra dei miei avi, in cui affondano le mie radici e scaturiscono i tratti del mio carattere (un connubio tra orso, gatto e lupo solitario), e il volere rendere omaggio alla città in cui vivo donandole una storia alternativa in cui non è stata sconfitta alla Meloria e ha potuto così assurgere al ruolo di “grande potenza”.
Questo libro è da considerarsi storico, ma ha in sé gli elementi tipici del giallo e del fantastico. Questi tre generi messi insieme sortiscono su di me un certo fascino e mi rendo conto che deve essere stato difficile farli combaciare. Per cui ti chiedo: quanto è stato impegnativo ricostruire un’epoca storica? Quanto studio c’è dietro al tuo libro?
Quando scrivi un romanzo ambientato in un’epoca storica diversa dalla nostra è indispensabile documentarsi il più possibile per non cadere in errori marchiani o anacronismi da “matita blu”. Sinceramente, poi, ero stanco di leggere gialli storici ambientati nel Medioevo o nell’Età Vittoriana, quindi ho voluto ambientare la storia in un secolo che di solito è famoso soltanto per le innumerevoli guerre che lo hanno travagliato. Il 1600 è, in effetti, un secolo poco conosciuto e molto bistrattato quindi non deve stupire se è difficile riuscire persino trovare testi che ne parlino approfonditamente non tanto negli aspetti della Storia con la “s” maiuscola quanto in quelli della vita quotidiana. Per fortuna un mio predecessore ha scritto un “romanzuncolo” ambientato nello stesso periodo per cui mi ha dato una mano. Inoltre il fatto di aver ambientato la mia opera in una ucronia in cui la magia esiste mi ha permesso una maggiore libertà di azione. Scherzi a parte, sì, ho fatto ricerche e ho letto molto, tuttavia ritengo che il compito più impegnativo per uno scrittore che descrive un’altra epoca sia quello di pensare con la mentalità degli uomini di quel tempo, di immedesimarsi in persone che avevano un modo di porsi nei confronti della vita e dei suoi accadimenti differente dal nostro. Grazie al cielo, però, i motivi che spingono all’omicidio, e cioè denaro, gelosia, odio, amore, potere solo per citarne alcuni, rimangono sempre i soliti!
Debrena è un personaggio che mi incuriosisce molto, così come gli altri due personaggi che compaiono nella trama, il colonnello e il mago. Parlaci di loro.
Dunque, Debrena… Anzitutto il nome: nasce dalla fusione, come è spiegato nel romanzo, di Debora e Serena, i nomi delle figlie. L’alternativa, Serora, non mi suonava per niente bene! E’ una ragazza tredicenne divenuta cieca perché colpita da un fulmine cinque anni prima dello svolgersi della storia. Rassegnata a una vita alle dipendenze della carità altrui, scopre per caso di possedere la capacità di “vedere” le anime degli assassinati e questa sua dote le stravolgerà totalmente la vita.
Il colonnello dei Reali Moschettieri Manfredi Gambacorti discende da D’Artagnan e i suoi noti compari. Abile spadaccino, carattere deciso e onesto, intelligenza pronta, rappresenta la Legge, per quanto sia sempre pronto ad addomesticarla se questo può aiutare nella ricerca del colpevole, e incarna le vesti del poliziotto dotato di acume investigativo e della capacità di soppesare i sentimenti delle persone coinvolte nelle indagini.
Il mago giudiziario Franco Gentilini riveste le funzioni di medico legale e poliziotto della scientifica, si serve cioè degli incantesimi per trovare le prove presenti sulla scena del crimine ed eseguire le indagini autoptiche. Al contrario del suo superiore è ligio al dovere e dotato di un notevole senso dell’umorismo. La magia nel mondo che ho immaginato ha poco da spartire con quella cui siamo normalmente abituati nei romanzi fantasy classici perché è regolata da leggi scientifiche, studiate da un tal Galileo Galilei, e gli incantesimi si basano su algoritmi ben precisi: non un’arma assoluta, per quanto sia utilizzabile anche in tal senso, piuttosto una tecnologia alternativa che mette a disposizione “strumenti” utili per la vita quotidiana.
E’ una domanda che farò sempre agli scrittori, per quanto la sua risposta possa essere per lo più ovvia e scontata: quanto di te hai messo in questo libro? C’è un personaggio che ti somiglia in modo particolare?
Questa volta la risposta è quasi telegrafica: tutto. Impossibile per me, infatti, riuscire ad astrarmi dalla mia Weltanschauung, la concezione che ho del mondo e della vita in genere. Proprio per questo guardo con occhio se non benevolo almeno comprensivo i “cattivi”, perché sono diventati tali per una serie di circostanze su cui spesso non avevano il minimo controllo.
Nessuno dei personaggi mi somiglia: sono stato bene attento su questo punto. Piuttosto il mago ricalca fedelmente un mio carissimo amico nonché collega di lavoro. Il bello è che, quando ha letto il libro, non se n’è accorto, mentre la moglie, non appena scorsa la descrizione che ne ho fatta, ha commentato: «Ma questo sei tu!».
Ahahah xD Adesso però la domanda sorge spontanea… Come mai hai scelto di non somigliare a nessun personaggio del tuo libro? In genere si tende sempre a lasciare un’impronta di sé qua e là, un po’ in un personaggio, un po’ in un altro… mi incuriosisce il fatto che tu abbia fatto il contrario.
Non voglio assolutamente passare per un eclettico o uno “snob” per principio, semplicemente mi “accontento” di assumere le veci di “Dio”! Voglio dire che creare dei personaggi e una storia in cui farli vivere e morire è più che sufficiente per soddisfare il bisogno di protagonismo del mio “ego”, per cui non sento la necessità di essere rappresentato in particolare da uno dei protagonisti della vicenda. E poi è una sfida che mi affascina il porre un personaggio di fronte a un problema o a una scelta e descrivere i ragionamenti e le emozioni di una persona che non sei tu: cosa penserà? Come reagirà? Io farei così e cosà, ma lui o lei? Ti assicuro che è dura riuscire ad astrarsi il più possibile dalla propria “forma mentis”.
Comunque, le regole fondamentali che seguo per rispondere a tali quesiti sono due aforismi di Oscar Wilde, un gigante che oggi spopolerebbe su Facebook, Twitter e YouTube: “E’ assurdo dividere le persone in buone o cattive. Le persone sono deliziose o noiose” eIl buono finisce bene e il cattivo male. Questa è la Letteratura”.
Descrivi il tuo libro con tre aggettivi
Questo è un colpo basso, chiedere a uno scrittore di giudicare il proprio lavoro: “ogni scaraffone è bello a mamma soja”! Ad ogni modo: Giallo, fantastico e avvincente.
Hai in progetto altri romanzi?
Ho già scritto un altro giallo storico ambientato a Ur, in Sumeria, nel 3000 a. C. e sono impegnato nella perigliosa “quest” di un editore disposto a pubblicare un romanzo lungo all’incirca il doppio della “Signora”. In questo momento sto lavorando, rubacchiando il tempo qua e là, a un altro romanzo con Debrena e compagni come personaggi.
Dunque le avventure di Debrena non finiscono qui…! La Signora però è autoconclusivo? Oppure il finale lascia intendere di un seguito?
Sono sincero quando affermo che non era per nulla mia intenzione scrivere un seguito della “Signora” che è un romanzo compiuto e concluso in se stesso. Credo, infatti, che sia più divertente e gratificante cimentarsi con storie e personaggi sempre diversi, tuttavia i commenti di chi ha letto il libro sono invariabilmente terminati con la domanda: “Quando scrivi il seguito?”. Come opporsi a una simile richiesta? Citando di nuovo Wilde, “Posso resistere a tutto tranne che alla tentazione”!
Bene Marco, l’intervista è finita, lascio a te la parola per fare un saluto ai lettori e… grazie per aver accettato il mio invito sul blog!
Spero di non avervi annoiato con le mie risposte: vi confesso che sottostare a un’intervista è assai più stressante dello scrivere un libro!
Mi auguro di essere riuscito a incuriosirvi quel tanto che serve per spingervi a leggere il mio romanzo, non perché m’interessi il numero di copie vendute ma per il motivo fondamentale per cui ho scritto una storia: perché desidero che altri la leggano e la trovino avvincente, condividendo con me emozioni e spunti di riflessione, nel bene o nel male.
Prima di lasciarvi, un cordiale e sincero grazie a Mirial per la gentilezza e l’ospitalità che mi ha offerto sul suo blog.
Ciao!
Bene lettori, io mi sono divertita molto ad intervistare Marco e sinceramente il suo libro mi incuriosisce molto. Mi è piaciuta l’idea di fondere i nomi delle due figlie per dare vita ad un nome unico e particolarissimo, così come mi affascina il genere di questo libro che fonde il giallo con il fantasy e lo storico. E voi? Che ne pensate? 

Intervista: A tu per tu con… Pigmy!

Ed eccoci di nuovo qui, creature del bosco! Oggi  ho il piacere di avere la compagnia di un tipetto che vorrei presentarvi ^^ Si chiama Pigmy, è una topina e gestisce un blog davvero molto, molto bello che vi consiglio di visitare che si chiama La topina della valle Argentina – cronache dal mondo del Mulino. Oggi la ospito qui, sotto le fronde di questa mia foresta. Siete pronti a conoscerla? Bene, allora iniziamo l’intervista ^^

Ciao Pigmy! Presentati ai lettori del blog ^^  
Ciao a tutti, ciao anche a te Mirial e grazie innanzi tutto. Mi presento: Sono una ragazza che si è trasformata in topina per poter vivere al meglio il contatto con la natura e il mondo che la circonda. Un mondo che ama e che vorrebbe far conoscere anche a voi. I topini, quelli dei boschi, sono vivaci, lavorano alacremente, sono sempre attenti, un pò come me insomma. Mi occupo di tante cose, gironzolo di qua e di là, fotografo, ogni tanto ne combino qualcuna. Ho sempre fame, mi piace rosicchiare, ricordare le favole e difendere i più deboli ma soprattutto, adoro passare le mie giornate assieme a piante e animali.
E adesso che sappiamo qualcosa di te, raccontaci del tuo bellissimo blog: quando è nato e cosa ti ha spinto a scrivere il primo post?
Grazie per il bellissimo! Il mio blog è nato l’anno scorso ad agosto. E’ nato con l’intenzione di lanciare diversi messaggi come amare i propri luoghi natii, amare tutto quello che vive intorno a noi, scambiare idee, ricette, socializzare, coinvolgere. E questa passione per il blog, mi ha preso sempre più. Ora ho anche una socia che spesso mi aiuta e che saluto e ringrazio. Si chiama Niky e vive e ama la mia valle come me. Siamo amiche da parecchio tempo. Il blog ha subito diverse modifiche nel tempo, cercando di concentrarlo sempre di più sui temi che volevo maggiormente approfondire. Ora penso di aver trovato il giusto stile, raccontare di cose che si conoscono già, oppure no, cercando di far vedere altri lati, quelli che vedo io. Cercando di far capire come le vivo io. E’ un blog semplice ma che mi ha dato tantissime soddisfazioni soprattutto nella Valle Argentina che è appunto la mia casa ma anche da tutti gli amici blogger che ho conosciuto in questa avventura. Un blog è per me come un’opera d’arte, chi con passione ne ha uno, è come se volesse farci entrare nel suo mondo e questo è ciò che vorrei si notasse. La porta del mio mulino è sempre aperta per chiunque.
Sul tuo blog parli molto della valle in cui abiti, dei luoghi che ti circondano… parlacene brevemente anche qui =) La tua valle è stupenda, io stessa la visito spesso!
La mia valle è meravigliosa. Mille luoghi nel mondo sono meravigliosi ma qui io mi sento davvero a casa. Mi sento protetta. E’ una valle che bisogna saper guardare, saper capire, saper ascoltare perchè ha tanto da svelare. Un fiore ad esempio, non è solo un gambo verde con del colore intorno, è molto, molto di più, e così è tutta lei, in ogni suo particolare. Quando entro in lei mi si apre il cuore. Vedi, a volte cerco di vederla con gli occhi di qualcuno che non prova affetto per lei e spesso mi capita anche di pensare “Bah, capirai, è una valle come le altre, due case… due monti… due alberi… “, ma già mentre pronuncio queste parole inizio a sentire come dei brividi di emozione e allora continuo e dico “…si… due alberi… però,… però che belli ‘sti due alberi. E quel prato? Meraviglioso. In effetti dai, un prato così dove si è mai visto? E il torrente… ma tu guarda che vegetazione in questo torrente! No, no, è troppo bello questo torrente, è più bello degli altri torrenti!…” e allora rido e me la godo tutta la mia valle. Cosa vuoi che ti dica? Sono matta! Ma mi piace! E poi, geograficamente parlando, è davvero un territorio particolare. Pensa che innanzi tutto offre il mare e la montagna e poi, con il Monte Saccarello, tocchiamo la punta più alta di tutta la Liguria! Immagina lo spettacolo. E poi, vuoi per l’aria, vuoi per il territorio non lo so, ma c’è una vegetazione davvero ricca, quindi, non solo bella, fiorita in primavera e colorata in autunno, ma anche utile dal punto di vista erboristico. Sono tantissime le piante officinali. Per non parlare poi della sua storia. Le sue battaglie contro i Saraceni, il suo sottostare alla Repubblica di Genova, le leggende sulle streghe, insomma, ce n’è per tutti i gusti, non posso non amare questo posto.
Sei una lettrice incallita? Che libri leggi?
Ero una lettrice incallita, leggevo tantissimo. Ora un pò meno. Dopo i figli, il marito, gli animali, il lavoro, gli studi, la casa e chi più ne ha più ne metta, il mio tempo va alle mie passioni tra le quali non c’è, ahimè, la lettura in questo momento. Ero comunque affascinata dai thriller, dai gialli e dai testi di medicina senza essermi fatta mancare i classici ovviamente.
Un altro ingrediente del tuo blog è la cucina: parlaci un po’ dei tuoi sapori preferiti e paragonati a dei cibi… se fossi una ricetta cosa saresti? 
Bella domanda! Allora, innanzi tutto la cucina è una cosa che ho inserito da poco. Sono più una mangiona che una cuoca ma, quando cucino, vedo che le ciotole tornano tutte belle pulite nel lavandino. Era comunque un ramo che dovevo toccare assolutamente. Fa parte anche lui della mia valle che ha comunque i suoi piatti tipici. Al massimo liguri ma comunque nostri. Se fossi una ricetta io? Mamma mia… bhè, potrei essere tante cose ma per attenermi ai miei luoghi ti potrei dire “La torta Pasqualina”, la classica torta verde tipica di qua conosciuta anche con il nome di “torta di riso”. Perchè? Perchè piace a tutti, può essere piena di ingredienti diversi e quindi sempre una sorpresa, tutti la conoscono, è adatta ad ogni occasione e soprattutto…. Ti ricordi quel detto di noi liguri? – O torta di riso o…. -, ecco, io sono l’unica alternativa praticamente! Modesta no?
Parliamo del tuo rapporto con la Natura che condivido in pieno, come già sai. Da cosa è nato? Ti è stato trasmesso da qualcuno?
Mi apro dicendoti che, per qualche anno, durante la mia adolescenza, a causa di un trasferimento, è stata la mia unica vera amica. Quasi la detestavo all’inizio. C’era solo lei. Forse per colpa mia, forse no, non lo so, ma era l’unica cosa che avevo. Bene, io ora non voglio fare il Mowgli della situazione ma lei mi ha davvero accolta e nonostante quello che provavo per lei, mi ha svelato tanti suoi lati. Quelli a volte spiacevoli e quelli invece da lasciarmi senza fiato. Il nostro rapporto è cresciuto sempre di più fino a diventare una cosa sola. Quando sono poi tornata nel mio mondo, presa dalla gioia di ciò che stavo vivendo, l’ho leggermente abbandonata ma lei ha iniziato a mancarmi, sempre di più. Avevo nostalgia di lei. Ho iniziato quindi a riviverla, dovevo vivere con lei, per forza, e da allora, siamo ancora adesso insieme. Per me è tanto, è la mia guida, il mio universo, il mio Dio. Se ho un credo, quello è lei.
Ho notato che ami molto gli animali: qual è il tuo preferito e quello che invece non sopporti in assoluto? Ammesso che ce ne sia uno ovvio ^^
Gli animali li amo tutti ma è inutile essere ipocriti e quindi ti dico subito che alcuni non devono entrare nel mio territorio così come io non entro nel loro. Essi sono i ratti, quelli che vivono nelle fogne (nonostante parenti alla lontana!) e le zanzare. Non li trovo utili a nulla, sono approfittatori, mordaci, troppi e dall’indole davvero poco buona o umile. Non mi piace la loro aggressività gratuita. E meno male che sono relativamente piccoli, soprattutto le zanzare! Stò invece imparando ad accettare i ragni e le cavallette. Ecco, quelle zampe lunghe e quella loro imprevedibilità, mi ha sempre un pò destabilizzato. Gli animali invece che adoro sono tantissimi, tutti gli altri praticamente. Non ne ho uno in particolare, ognuno ha un suo perchè, un messaggio da dare, un’emozione da regalare e quelli che vivono con me devono poter essere liberi.
La tua citazione preferita?
Nonostante il mio Dio sia ogni forma di vita come ti spiegavo prima, la mia citazione preferita è una frase di Maria Teresa di Calcutta che dice “Perchè io vedo Dio dietro ogni suo travestimento”. Per me, ha un grande significato.
E ora… la tua filosofia di vita =)

Riuscire a vedere Dio dietro ogni suo travestimento. Stò imparando ogni giorno di più che tutti noi siamo maestri e allievi sempre, in ogni cosa che facciamo. Che siamo un tutt’uno con quello che accade. Di bello e di brutto. E non parlo solo di noi esseri umani. Intendo tutto. Penso che abbiamo la forza di smuovere un’energia positiva o negativa. Che abbiamo capacità molto più grandi di quello che pensiamo ma che abbiamo perso. Mi stò impegnando per ritrovarle. Penso che l’odio, la rabbia, la cattiveria si possono combattere con l’amore. Penso che si ci possa quantomeno provare. Vedi, se io odio una persona che mi odia, genero solo odio. Bisognerebbe cercare di elevarsi. Senza contare che provare sentimenti negativi fa solo male a chi li prova e allora perchè farlo? Se tu vorresti il mio male, ma io per te vorrei il tuo bene, io sono felice. La mia filosofia è questa, cercare di vivere bene, senza far del male a nessuno, senza mai mancare di rispetto a nessuno e cercare di portare amore. Oh! Io non sono Maria Teresa di Calcutta, però vedi, quando al mattino, da quattro persone diverse, ti senti dire: – Finalmente una persona che sorride! – ti fa piacere. Perchè probabilmente si ha bisogno di più sorrisi, e saper di averli regalati, per me è il più bel complimento che possano farmi.
Bene Pigmy, l’intervista è conclusa!Grazie per aver accettato di essere intervistata e grazie per le tue risposte ^^
Grazie a te Mirial! Ma sai che quest’intervista mi ha emozionata?! Grazie davvero e tanti complimenti per questa tua tana, è meravigliosa!
Non pensate anche voi che valga la pena di visitare il suo blog? Pigmy è una topina speciale, vi accoglierà con gentilezza e cordialità al suo Mulino! Correte a visitarlo, non ve ne pentirete =)