Lost in Nature # 12: il mio primo campeggio al Parco del Mercantour

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!  

Non vedevo l’ora di riproporvi questa magica rubrica, e quale occasione migliore di riprenderla se non per raccontarvi il mio primo campeggio? 😉

Come sempre, prima di cominciare ricordo a tutti voi di cosa tratta questa rubrica.

Grazie a “Lost in Nature“, vi accompagnerò tenendovi per mano nei luoghi incantati in cui mi condurrano i miei passi e che intrappolerò eternamente nella mia macchina fotografica. Le immagini saranno accompagnate da frasi, scritte di mio pugno o tratte dalla letteratura e dalla poesia, oppure ancora da un “resoconto di viaggio”. Questa rubrica non ha cadenza fissa, la pubblicherò occasionalmente, ogni qualvolta avrò qualcosa da raccontarvi o un posto in cui guidarvi.

Quest’oggi voglio accompagnarvi in Francia. Qui, al confine con il nostro Paese, c’è un parco naturale che vale davvero la pena visitare, il Parco Nazionale del Mercantour. In esso sono presenti alcuni lupi, provenienti dai nostri Appenini e giunti sin lì in modo del tutto naturale. All’interno del parco vi è anche la rinomata Valle delle Meraviglie, conosciuta per le sue innumerevoli incisioni rupestri.

Prima di cominciare, ringrazio infinitamente Enrico del blog Protestaverde per aver fatto parte di questa avventura e per avermi permesso di utilizzare anche le sue splendide foto ^^

Qui di seguito vi lascio la cartina con il nostro itinerario (per vederla meglio potete cliccarci sopra); abbiamo percorso a piedi circa 20 chilometri, per un totale di due giorni di cammino.

Per me è stata un’esperienza del tutto nuova, dunque non sapevo bene cosa aspettarmi, ero curiosa e anche un po’ preoccupata a dire il vero, ma mi sono armata di coraggio e alla fine ho deciso di intraprendere questa avventura. Siamo giunti al parcheggio di Casterino nel primo mattino, dove abbiamo lasciato la macchina e indossato gli zaini per imboccare il sentiero che ci avrebbe allontanati dalla civiltà. Il sentiero era tutto in salita e passava a tratti in una boscaglia poco fitta ma rigogliosa, traboccante di erbe officinali, fiori colorati e farfalle.

Man mano che proseguiva la salita, il paesaggio cambiava notevolmente: i boschi hanno lasciato pian piano spazio a prati assolati e radure, e a noi sembrava di allontanarci sempre più dai luoghi abitati dall’uomo, per raggiungere un paradiso tutto nuovo ai nostri occhi. Durante la salita non abbiamo resistito alla tentazione di raccogliere e assaporare le fragoline di bosco che crescevano lungo il sentiero (che bontà *_*), anche se erano ancora un po’ acerbe.

Muovendo un passo dopo l’altro, proseguendo in salita, le nostre borracce si sono velocemente svuotate e così nel primo pomeriggio ci siamo fermati a riempirle al fiume, sotto il getto di una cascata. L’acqua era davvero molto fredda e buonissima!

Dopo la breve pausa rinfrescante e dissetante, abbiamo imboccato il sentiero diretto al Lago del Basto. La salita si è fatta più ripida, il sentiero più stretto. Il paesaggio è mutato di nuovo gradualmente, e dai teneri e verdi pascoli ci siamo avventurati sulla nuda roccia delle cime montuose, attraversando vere e proprie pietraie.

Da lassù ci sembrava di poter abbracciare tutta la valle, talmente ampio era il nostro campo visivo. Di tanto in tanto ci permettevamo qualche breve pausa per riprendere fiato e dare sollievo ai muscoli indolenziti, ma soprattutto per liberarci degli zaini e poter godere del panorama mozzafiato.

Ogni tanto il silenzio che ci circondava era interrotto dai fischi di qualche timida marmotta, poco incline a farsi vedere da noi.

Continuando la nostra salita, ci siamo imbattuti spesso in tratti ricoperti di neve! Non riesco a descrivervi la sorpresa nel ritrovarcela lì, davanti agli occhi, in pieno agosto! Il sole picchiava, nonostante tutto, e noi abbiamo approfittato della neve presente per rinfrescarci un po’ xD
Nel primo pomeriggio, ecco che finalmente una marmotta decide di fare capolino dalle rocce per mostrarci il suo bel musino! E’ rimasta lì per qualche istante, indecisa sul da farsi, per poi rintanarsi al sicuro.

Poco distante, continuando l’infinita salita, ci siamo imbattuti anche in una famigliola di stambecchi, con tanto di cuccioli al seguito, che si sono allontanati da noi poco dopo essersi lasciati fotografare. 

Ma uno di loro è rimasto indietro, coraggioso ed affamato, a brucare l’erba che si trovava vicinissima a noi! Ci ha guardato più volte con sguardo attento, poi è corso via anche lui, aspettando che ci allontanassimo prima di ritornare a fare una generosa scorpacciata di tenera erbetta =)

Nel tardo pomeriggio siamo giunti, stanchi più che mai e affaticati dal pesante carico, a la Baisse de Fontanalba, la cima del monte, a 2500 metri di altezza! Sotto di noi si enstendeva la valle di Valmasca, occupata dal Lago del Basto. 

Abbiamo così cominciato la discesa, non meno faticosa della salita! Il sentiero era infatti interrotto dalla neve, e abbiamo dovuto trovare una via alternativa per la discesa, che si è dimostrata pericolosa e difficile. Infine, dopo un’ora di fatica, timori e preoccupazioni, siamo riusciti a raggiungere la valle ed il lago. Il sole era già dietro le montagne, e dovevamo affrettarci a trovare un luogo dove poter montare la tenda. Il programma iniziale prevedeva di giungere fino al Rifugio di Valmasca, ma stanchi com’eravamo non sapevamo se saremmo riusciti a raggiungerlo prima che la sera scendesse sulla valle. Armati di coraggio e di santa pazienza, abbiamo resistito ai morsi della stanchezza, e siamo riusciti ad arrivare fino alle rive del Lago Nero per piantare le tende, con l’intenzione di raggiungere il rifugio il giorno seguente.

La temperatura è scesa notevolmente, e ci siamo rifugiati nella tenda per consumare la cena tutti insieme prima di abbandonarci al sonno. 

Dormire in un posto così incontaminato è stato meraviglioso. Per via del lungo camminare e dell’ansia del raggiungere la meta prestabilita, ci siamo soffermati poco a pensare al paesaggio e a ciò che ci stava intorno, ma giunta la sera siamo riusciti a riflettere sulle esperienze vissute durante quella lunghissima e stancante giornata. E’ incredibile come la Natura sappia sempre metterci alla prova, insegnandoci a contare solo ed esclusivamente sulle proprie forze. Eravamo isolati dal mondo lassù, i cellulari non prendevano, per cui avevamo la consapevolezza di dover proseguire con le nostre gambe. Mi sento molto più forte rispetto a quando sono partita, non solo fisicamente, ma anche spiritualmente. Scalare quella montagna per me è stato molto faticoso, non essendo abituata a questo genere di camminate, eppure sono riuscita a proseguire nonostante i forti dolori muscolari. Questa esperienza mi ha aiutato a credere di più in me stessa e nelle mie capacità, nella mia forza di volontà e nella mia determinazione, che non credevo così forti.

La nottata è trascorsa tranquillamente, di tanto in tanto qualche goccia di pioggia ticchettava sulla tenda e si sentiva il rumore degli zoccoli di qualche stambecco (o forse qualche camoscio?) che passava nel prato intorno a noi per brucare l’erba.

Il risveglio è stato decisamente magico; uscire dalla tenda e vedere il lago davanti a noi e sullo sfondo le maestose montagne ci ha dato una sensazione di libertà, di pace e serenità. Niente sembrava più avere importanza davanti a quelle zone selvagge e libere dalla civiltà, in fondo cosa sono i problemi della vita quotidiana dinnanzi all’immensa maestosità della Natura? Lì niente appariva superfluo, ogni cosa era ridotta all’essenziale. Abbiamo realizzato che saremmo dovuti tornare presto a casa, e questa cosa ci ha rattristati non poco.

Abbiamo ripreso il cammino, diretti al Rifugio di Valmasca, al quale siamo arrivati intorno a mezzogiorno.

Dopo esserci riposati per un po’, abbiamo cominciato la discesa verso valle per ritornare alla macchina e, ahimè, anche alla civiltà =(

Scendendo, siamo rimasti colpiti dalla bellezza delle cascate, dei ruscelli e dal ritorno di alcune specie vegetali che a 2500 metri di altezza non crescevano più.

Nel tardo pomeriggio, più stanchi che mai, siamo giunti così alla fine di questa nostra splendida ed indimenticabile avventura, contenti, rigenerati dal potere benefico della Natura e anche un po’ storditi. Tornare alla normalità non è stato affatto facile, anzi! 

Spero di tornare molto presto in quei luoghi magici e carichi di energia, fra quei monti mi sentivo a casa.

E voi? Siete mai stati in campeggio? Avete mai provato le sensazioni che vi ho descritto?

Con questo io vi saluto, sperando di tornare presto a raccontarvi di qualche sentiero 😉



Lost in Nature # 11

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!  Come sempre, prima di cominciare ricordo a tutti voi di cosa tratta questa rubrica.
Grazie a “Lost in Nature“, vi accompagnerò tenendovi per mano nei luoghi incantati in cui mi condurrano i miei passi e che intrappolerò eternamente nella mia macchina fotografica. Le immagini saranno accompagnate da frasi, scritte di mio pugno o tratte dalla letteratura e dalla poesia, oppure ancora da un “resoconto di viaggio”. Questa rubrica non ha cadenza fissa, la pubblicherò occasionalmente, ogni qualvolta avrò qualcosa da raccontarvi o un posto in cui guidarvi.
Se questo post avesse un titolo diverso penso che niente potrebbe essere più indicato di questo: “La nebbia a gl’irti colli”!
Quest’oggi infatti torno a parlarvi di nuvole. Qualche settimana fa sono stata ancora una volta in Vallle Argentina, lassù le stagioni si susseguono e si rincorrono più vistosamente che in città e la Natura offres pettacoli spesso unici. I paesaggi sono sempre diversi e spesso sembrano adattarsi agli stati d’animo dei viandanti, soprattutto se tra quei viandanti ci sono io! La Valle Argentina è bellissima sia in Estate che in Inverno, con la pioggia, la neve, il sole o la nebbia. Ogni giorno è diverso in quella valle incantata e magica, ma che dico? Ogni ora riserva sempre le sue sorprese! 
Adoro la Valle in questa stagione perchè non solo i colori degli alberi che si preparano al freddo inverno sono pittoreschi e creano spettacoli a dir poco meravigliosi, ma spesso il cielo viene a far visita alla terra, baciandola e carezzandola con le sue volubili figlie: le nuvole! Che terra selvaggia ed aspra quella in cui vi sto portando… tutto è Natura, nuda, semplice, schietta. Tra timide cascate, monti che sfiorano il cielo, paesini nascosti e alberi dai mille colori, è un posto che sembrerebbe proprio degno di fiabe come quelle di Cappuccetto Rosso, La Bella Addormentata e Biancaneve. 
Dato che questa è la mia stagione prediletta, un bel giorno, quando in città la pioggia bagnava l’asfalto, io ho deciso di mettere al collo la mia Pentax, prendere la macchina e andare a scattare qualche foto in Valle Argentina. Superata Triora, mi sono fermata al Ponte di Loreto e lì guardate che scatti… 
Le nuvole basse avvolgevano i monti, cambiando forma di secondo in secondo, di minuto in minuto. L’umidità era palpabile e la nebbiolina leggera rendeva ancora più vivi i colori delle foglie tremule ed instabili appese agli alberi. Le case lì intorno sembravano un rifugio davvero accogliente in una giornata come quella, i camini sbuffavano fumo, chissà che calduccio lì!
Adoro l’odore della legna bruciata che si spande nell’aria e avvolge chi passeggia nelle vie, chi percorre le strade… è un odore molto evocativo, un profumo che mi trasporta in un mondo tutto mio. La stessa sensazione me la offre la nebbia: così misteriosa, così incorporea eppure così prepotentemente presente. Aleggia tra gli alberi come un fantasma e ogni volta che me la ritrovo accanto, ogni volta che serpeggia tra le mie gambe carezzandomi con il suo gelido alito i vestiti, mi fa sentire in pace, in un mondo dove esiste solo la Natura selvaggia e dove il divino sembra mescolarsi con il terreno. 
Gli alberi che si sono già spogliati del loro manto, preparandosi così al freddo invernale, protendono i loro rami verso il cielo e, data l’umidità, qualche gocciolina d’acqua si posa su di essi, formando tanti piccoli cristalli appesi ai rami. 
In un modo o in un altro, gli alberi sanno farla sempre da padrona in questa valle: in inverno il loro intrico di rami ci trasmette un po’ di nostalgia per la bella stagione, quasi ci intimorisce in modo reverenziale, ricordandoci di fare silenzio per non disturbare la Natura che sta dormendo o che si sta pian piano addormentando. In estate invece, i rami sono colmi di foglie fresche, verdi e brillanti, che ci offrono riparo dal caldo sole e trasmettono gioia ed euforia a chi si ferma sotto le loro fronde. 
Insomma, un vero spettacolo la Natura! Non mi stancherò mai di dirvelo. Sarò noiosa, ma vi assicuro che ogni volta che mi reco negli stessi luoghi riesco sempre a trovarli diversi, e mi sorprendo per ogni minimo cambiamento che la Natura offre al mio sguardo.
Detto questo, scendo dalle nuvole (purtroppo) e vi saluto, sperando che questo piccolo post di fine autunno vi abbia regalato qualche emozione.
A presto!

Lost in Nature # 10

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!  Come sempre, prima di cominciare ricordo a tutti voi di cosa tratta questa rubrica.
 

Grazie a “Lost in Nature“, vi accompagnerò tenendovi per mano nei luoghi incantati in cui mi condurrano i miei passi e che intrappolerò eternamente nella mia macchina fotografica. Le immagini saranno accompagnate da frasi, scritte di mio pugno o tratte dalla letteratura e dalla poesia, oppure ancora da un “resoconto di viaggio”. Questa rubrica non ha cadenza fissa, la pubblicherò occasionalmente, ogni qualvolta avrò qualcosa da raccontarvi o un posto in cui guidarvi.

Se nella scorsa puntata vi ho fatti diventare piccoli piccoli per farvi guardare più da vicino i fiori di Zafferano, oggi invece voglio portarvi sulle nuvole, oltre le cime degli alberi della mia Foresta! Forse penserete che vi sballotto di qua e di là, un po’ rasoterra e un po’ a sfiorare il cielo, ma credetemi, ne vale davvero la pena!!!
La vostra fata Mirial qualche giorno fa è andata a Monte Ceppo, luogo di cui vi avevo già parlato qualche tempo fa. Da lassù si gode di un panorama mozzafiato, ma io non potevo minimamente immaginare cosa avrei visto una volta arrivata là. C’ero stata già una volta, all’inizio di quest’anno, ed ero rimasta incantata a guardare l’orizzonte e il susseguirsi di vallate, creste montuose e mare dinnanzi a me. Ma questa volta è stato tutto diverso! 
La strada per arrivare a Monte Ceppo era degna di un dipinto: gli alberi spogli avevano lasciato cadere il loro manto rosso di foglie al suolo, creando un tappeto uniforme ed interrotto solo dall’asfalto della strada. Il bosco, a tratti talmente fitto da risultare buio e cupo, a tratti rado e luminoso, sembrava surreale, uno di quei luoghi che esistono solo nelle fiabe. Il sole stava calando e tingeva di un rosa acceso i monti circostanti, che sfumavano poi a valle in un freschissimo ed intenso azzurro cielo. Tra una vetta e l’altra, sempre a valle, si insinuava una nebbiolina leggera che si estendeva come un manto su tutto il paesaggio sottostante a me. Più continuavo a salire di quota, più mi sentivo pervadere il cuore da un’immensa meraviglia, ma non era ancora niente paragonato a quello che ho visto poco dopo.
Mi è bastato svoltare una curva per ritrovarmi in un posto magico, surreale, ai limiti della realtà! 
Sotto di me si estendeva un vero e proprio mare di nuvole che ricopriva l’intera vallata, lasciando emergere la vetta su cui mi trovavo e poche altre cime, che apparivano come veri e propri isolotti in mezzo al mare. Il cielo era al crepuscolo e sfumava dal rosa al giallo, fino a stemperare nell’azzurro. Da un lato c’era il sorriso della Luna crescente, dall’altro la vetta di un colle che spuntava dalle nuvole, sembrava Avalon!
Le foto non rendono giustizia alla bellezza cui ho assistito.
Il mare di nuvole avvolgeva tutto sotto di me e per la prima volta nella mia vita mi sono sentita fuori dal mondo, lontana dalla Terra, sospesa in un non-luogo meraviglioso. Mi sembrava di essere in un luogo eterno, dove la pace regnava sovrana e dove non esistevano più il tempo e lo spazio. Una pace indescrivibile si è impossessata di me portandomi quasi alla commozione davanti a tanta bellezza! Non riesco a descrivervi il movimento delle nuvole… era lento, ma somigliava al mare in burrasca, in alcuni punti invece sembrava formare cascate silenziose e tremendamente belle. Insomma, uno spettacolo che non si vede esattamente tutti i giorni! Penso che sia proprio il caso di dirlo: ho toccato il cielo con un dito! Era un po’ come volare, come essere su un aereo, con la differenza che io potevo sentire il freddo sulla mia pelle e potevo ascoltare il silenzio, sentire l’odore di terra umida arrivare alle mie narici… 
Per concludere la giornata in bellezza poi, scendendo da quel paradiso per tornare a casa, mi sono imbattuta in un piccolo capriolo che mi ha attraversato la strada. Che meraviglia la Natura! E pensare che l’uomo non se ne cura affatto…
Con questo io concludo questo post e spero di avervi regalato un angolo di cielo!
A presto! 

 

Lost in Nature # 9

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!  Come sempre, prima di cominciare ricordo a tutti voi di cosa tratta questa rubrica.
 

Grazie a “Lost in Nature“, vi accompagnerò tenendovi per mano nei luoghi incantati in cui mi condurrano i miei passi e che intrappolerò eternamente nella mia macchina fotografica. Le immagini saranno accompagnate da frasi, scritte di mio pugno o tratte dalla letteratura e dalla poesia, oppure ancora da un “resoconto di viaggio”. Questa rubrica non ha cadenza fissa, la pubblicherò occasionalmente, ogni qualvolta avrò qualcosa da raccontarvi o un posto in cui guidarvi.
 
Oggi ho deciso di uscire un po’ fuori dagli schemi di Lost in Nature. La vostra fata Mirial sfodera infatti la sua bacchetta magica e solo per qualche istante vi farà diventare piccoli piccoli, non più alti del palmo di una mano. Perchè? Be’, perchè oggi voglio guidarvi alla scoperta di un fiore meraviglioso, il Crocus, meglio conosciuto come Zafferano. Siete pronti? E allora eccoci qui!
 
Il Croco è un fiore davvero molto bello, delicato e colpisce subito lo sguardo di chi si inoltra per i sentieri di montagna. A me sembra uno di quei fiori che potrebbero facilmente fungere da casetta per le fate, proprio per i suoi colori magici e per il suo aspetto delicato.
 
 
Il Croco è una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Iridacee. Il suo nome deriva dal greco e significa “filo di tessuto”, in riferimento ai suoi lunghi stigmi. Persino Omero, nell’Iliade, citò questo fiore. Egli descrive il talamo nuziale di Giove e Giunone ricoperto di loto, giacinto e croco. Per questo motivo, uno dei significati attribuiti al fiore è quello della passione e dell’amore sensuale.
Era conosciuto fin da tempi remoti ed era molto amato anche dagli antichi Egizi, che lo usavano per tingere i tessuti, per produrre unguenti e profumi e come aromatizzante per i cibi. 
Al tempo dei Romani, il croco veniva posto sulle tombe, in quanto considerato simbolo di speranza per la vita ultraterrena.

Ma Croco è anche protagonista di alcuni episodi della mitologia classica. Il mito greco attribuisce la nascita dello Zafferano all’amore ardente ma ostacolato dagli déi tra il giovane Croco , un mortale, e la ninfa Similace. I due amanti furono trasformati lui nella pianta dello Zafferano e lei nella Salsapariglia. Lo Zafferano è presente anche nella mitologia romana, collegato alla figura di Mercurio che, sbagliando il lancio del disco, colpisce a morte l’amico Croco e fa tingere del suo sangue il fiore dell’omonima pianta affinchè gli uomini , attraverso il suo colore ed il suo nome, lo ricordassero per sempre.
Ma veniamo alla pianta… è alta non  più di 30 cm, le sue foglie sono verde chiaro, lineari e molto strette. I fiori invece sono violetti con una corolla a tubo. E’ oroginario dell’Asia Minore e cresce spontaneo nel bacino del Mediterraneo e in Italia, viene coltivato soprattutto in Abruzzo. Forisce ad ottobre-novembre.
Si utilizzano a scopo terapeutico i filamenti, cioè gli stigmi, che hanno un sapore amaro. Lo Zafferano si rivela molto utile in caso di insonnia e per calmare i dolori mestruali, tuttvavia, se assunto ad alte dosi, provoca un aumento della frequenza del polso, della traspirazione e della diuresi. Per uso esterno, lo Zafferano risulta efficace in caso di dolore ai denti e alle gengive.

Insomma, un piccolo fiore con una grande storia e altrettanto grandi proprietà!
Io l’ho incontrato due volte sul mio cammino, in Val Maira, dove tempestava il sottobosco e i prati di montagna, e a Monte Bignone, di cui vi ho parlato nella scorsa puntata di questa rubrica.
Non credete anche voi che sia un fiore magico e meraviglioso?
 
 
Questa foto è stata scattata da me in Val Maira, a San Damiano Macra
Spero che questo piccolo viaggio nel mondo dei fiori vi sia piaciuto! Io vi riporto alla vostra altezza di sempre e… chissà, magari adessso quando in cucina userete lo Zafferano penserete un po’ a me e guarderete questa spezia buonissima con occhi diversi!
A presto e buon inizio settimana a tutti!
Fonti:
“La grande enciclopedia delle erbe”, DIX editore

Lost in Nature # 8

Bentornati nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! Finalmente sono riuscita a trovare qualcosa da scrivervi in questa rubrica, mi mancava molto. Come sempre, prima di cominciare ricordo a tutti voi di cosa tratta.
 

Grazie a “Lost in Nature“, vi accompagnerò tenendovi per mano nei luoghi incantati in cui mi condurrano i miei passi e che intrappolerò eternamente nella mia macchina fotografica. Le immagini saranno accompagnate da frasi, scritte di mio pugno o tratte dalla letteratura e dalla poesia, oppure ancora da un “resoconto di viaggio”. Questa rubrica non ha cadenza fissa, la pubblicherò occasionalmente, ogni qualvolta avrò qualcosa da raccontarvi o un posto in cui guidarvi.
 
La scorsa settimana sono stata in un posto meraviglioso. Come sapete, la vostra Mirial ama girovagare per i boschi, soprattutto in Autunno, la mia stagione preferita. Bene, qualche giorno fa ho avuto l’occasione di scoprire un bosco davvero bellissimo, non c’ero mai stata, ma penso che da oggi in poi mi ci recherò molto spesso ^^
Sto parlando di Monte Bignone, altura situtata proprio alle spalle della città di Sanremo la cui vetta è alta quasi 1300 metri. Il monte è ricoperto in cima da un bosco costituito prevalentemente da alberi di rovere, pini e faggi. 
L’atmosfera che si respirava era mistica, sacrale. C’era un sottile e palpabile velo di nebbia che di tanto in tanto mi avvolgeva, pungendomi le guance. L’unico rumore era quello dei mia passi, che scricchiolavano sul tappeto di foglie secche; di tanto in tanto qualche foglia si stacccava dai rami lanciandosi verso il vuoto, svolazzando nell’aria e facendo capriole per poi posarsi al suolo.
 
 
 
 Il sentiero che si inoltra nel bosco è ben tracciato, ampio e facilmente percorribile, a tratti in salita, a tratti in discesa. Non potevo non armarmi di macchina fotografica, erano anni che sognavo di immortalare i colori autunnali, e finalmente ci sono riuscita. Mi sono fermata spesso a fotografare, mi sono inginocchiata per toccare il terreno umido sotto lo spesso strato di foglie cadute, ho assaporato ogni momento, ogni attimo. Ad un certo punto mi sono fermata ai margini del sentiero e mi sono seduta, per rimirare le bellezze che avevo intorno; nel giro di pochi istanti è calata una nebbia più fitta, che ha avvolto me e gli alberi circostanti. E’ stato magico! Ad un tratto mi sembrava di vedere il mondo attraverso un velo sfocato che si faceva più fitto o più rado nel giro di pochissimo tempo. 
 
 
 
 
Il silenzio che regna in quel bosco è assolutamente indescrivibile e l’esplosione di colori in esso presente colpisce gli occhi, ma anche il cuore! Sembrava quasi di assistere a uno spettacolo di fuochi d’artificio, ma in assoluto silenzio. 
A metà passeggiata, dal cielo è cominciata a scendere la pioggia, e allora oltre al suono dei miei passi c’era anche il ticchettio delle gocce che cadevano sulle foglie. Non mi sono bagnata neppure un centimetro di pelle, i fitti rami degli alberi creavano una volta intricata e quasi impenetrabile. Sembrava di avere un enorme ombrello sulla testa, la sensazione era esattamente la stessa.  
La passeggiata si conclude sulla vetta, dov’è stato costruito un piccolo punto di osservazione con tanto di carta delle costellazioni visibili in estate! Vorrei proprio andarci la notte di San Lorenzo, chissà quante stelle si vedono da lassù! Deve esserci anche una vista mozzafiato, purtroppo non ho potuto goderne però per via della nebbia, che avvolgeva tutta la valle. 
Se vi trovate dalle parti di Sanremo vi consiglio vivamente di andarci, ne vale davvero la pena! Detto questo, io vi saluto e vi lascio ancora una foto… guardate un po’ chi fa capolino da dietro un albero… =)



Per salvare le foreste dell’Amazzonia: contribuisci anche tu nel tuo piccolo!

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Quest’oggi la vostra Mirial si prende carico di un problema che le sta a cuore, si tratta di una questione molto importante, che coinvolge anche Enrico del blog Protestaverde, che a proposito vi invito a visitare: è un angolino davvero molto interessante! L’unione fa la forza, giusto? Bene, io ed Enrico ci uniamo per rivolgere a voi lettori un piccolo importantissimo appello.

Come molti di voi sapranno, le aree forestali amazzoniche sono universalmente riconosciute come il polmone verde del mondo. Gli alberi di questa foresta sono stati tutelati per molto tempo da leggi che ne hanno permesso la sopravvivenza fino ad oggi. Il vecchio Codice Forestale infatti,
imponeva ai proprietari terrieri di preservare nelle loro proprietà una certa percentuale di foresta (l’80%), e vietava categoricamente la distruzione degli alberi situati in zone particolari, come sulle rive dei fiumi o sui rilievi. 
E ora cosa è successo?
Circa una settimana fa, la camera dei deputati del Brasile ha approvato una legge riguardante il nuovo Codice Forestale, che andrebbe a diminuire quelle restrizioni che hanno permesso alla foresta amazzonica di sopravvivere! Gli ambientalisti riponevano le loro ultime speranze in Dilma Roussef, la presidente del paese, ma anche queste speranze sono state mal riposte, perchè Dilma ha deciso di mettere in vigore tale legge fin da subito. 
Potete solo immaginare ciò che questa scelta comporti: i polmoni del nostro pianeta stanno per scomparire e con essi tutti gli animali che in essi vivono e che in quelle foreste hanno la loro casa. Un intero ecosistema sta per essere distrutto, sradicato, estirpato via per sempre come si fa con le erbacce. Ancora una volta l’uomo dimostra di non essere sensibile alle problematiche del pianeta che tutti noi abitiamo, ancora una volta il movente è l’egoismo. Ma non facciamo di tutte le erbe un fascio! Io ed Enrico speriamo che dall’altra parte dello schermo ci sia gente diversa, gente che ha voglia di muovere un piccolo passo per una grande causa. Per cercare di cambiare questa terribile situazione, Greenpeace ha indetto una raccolta firme con l’obbiettivo di mandare in parlamento una legge per il “Disboscamento Zero”. La quota richiesta è di 1 milione e 400mila firme. Fino a oggi, ne sono state raccolte oltre 600mila. Per salvare il pianeta serve la partecipazione del maggior numero di persone possibile: io ed Enrico abbiamo deciso di parlarne proprio per questo. La situazione è drammatica e non c’è tempo da perdere! Basta una piccola firma digitale per tentari di cambiare questa ingiustizia. Noi abbiamo firmato, e voi? Lo farete?
Vi lasciamo qui di seguito il link alla pagina di Greenpeace: http://www.greenpeace.org/international/en/campaigns/forests/amazon/
Basta inserire i propri dati in questa pagina e il gioco è presto fatto. Come vedete, nulla di dispendioso. Ricordate: bastano solo piccoli gesti per muovere i passi più grandi.
Vi salutiamo lasciandovi anche un video, se vi ricordate ve lo proposi un po’ di tempo fa qui sul blog. L’ho realizzato io, spero che possa toccare le corde più sensibili del vostro animo e che possa aiutarvi a comprendere quanto la Natura sia importante per il nostro pianeta. 
Mirial e Enrico

Lost in Nature # 7

Bentornati nella mia Foresta Incantata, creature del bosco! 
Come sempre ricordo a tutti voi di cosa tratta questa rubrica.
 

Grazie a “Lost in Nature“, vi accompagnerò tenendovi per mano nei luoghi incantati in cui mi condurrano i miei passi e che intrappolerò eternamente nella mia macchina fotografica. Le immagini saranno accompagnate da frasi, scritte di mio pugno o tratte dalla letteratura e dalla poesia, oppure ancora da un “resoconto di viaggio”. Questa rubrica non ha cadenza fissa, la pubblicherò occasionalmente, ogni qualvolta avrò qualcosa da raccontarvi o un posto in cui guidarvi.
 
Siete mai stati in un bosco in Autunno? Se non ne avete mai avuto l’occasione non preoccupatevi: c’è sempre tempo per rimediare, vi ci condurrò io. Se invece avete avuto modo di godere di una tale meraviglia, faremo una passeggiata insieme, come amici di vecchia data che desiderano trascorrere un po’ di tempo insieme. 
La Chiesa di San Giovanni dei Prati.  (Foto non mia)
La nostra passeggiata inizia da un prato verdissimo. Sulla vostra destra c’è una chiesetta del Duecento, piccola, in pietra. La terra ha un odore molto forte e l’aria è davvero frizzante. Le vostre narici captano odore di umidità, profumo di foglie e subito la fragranza autunnale raggiunge i vostri polmoni, si insinua in voi, nel vostro cuore e nella vostra anima rinvigorendovi e facendovi dimenticare ogni cosa, ogni problema. Siamo a San Giovanni dei Prati, una località non tanto distante da Molini di Triora, in Liguria. Ci lasciamo la chiesetta alle spalle e proseguiamo un po’ più avanti di qualche passo, poi svoltiamo a sinistra, inoltrandoci in un sentiero largo e piano che si insinua nel bosco. L’atmosfera boschiva ci accoglie subito, senza tanti preamboli. Siamo avvolti dagli alberi e l’aria fresca imporpora le nostre guance, dopotutto è Autunno e la Natura si sta preparando per affrontare i lunghi mesi di sonno invernale. Qui riusciamo a scorgere i piccoli grandi cambiamenti che la città cela con le sue nubi di fumo e i suoi cumuli di cemento: il silenzio è sacro qui, non esiste rumore al di fuori dei nostri passi e del fruscio del venticello fresco tra le fronde degli alberi. Il terreno è umido sotto le scarpe, ha piovuto proprio pochi giorni fa. Un tappeto di morbide foglie colorate ci fa strada nella boscaglia, coprendo il sentiero e… uh! Cos’è quella cosetta che quasi non si vede, proprio lì, vicino al mio piede? E’ una piccola chioccia, rinchiusa nella sua casetta, comoda comoda sopra una foglia di un bellisimo arancione! Il sentiero è frequentato anche da qualche automobile… è pericoloso per lei stare qui, proprio in mezzo al passaggio… che ne dite, le diamo qualche possibilità in più? Prendiamo la foglia e spostiamola ai lati del sentiero, dove potrà continuare a vivere al sicuro dall’uomo. Ecco, adesso possiamo proseguire. 
Foto del bosco scattata in estate
Il bosco si infittisce e gli alberi si impongono sempre di più man mano che si va avanti. Fermiamoci a guardarli, assaporiamo i loro profumi. Se chiudete gli occhi potrete sentire i passi della loro danza e le parole del loro canto. Le chiome verde-arnacio coprono il cielo grigio e ci offrono protezione, ci accolgono e sembrano sussurrarci canzoni antiche e dimenticate. Pian piano una nebbiolina leggera scende dai monti, avvolgendoci anch’essa e abbracciandoci. Chissà come, la nebbia sembra rendere ancora più vivi i colori delle foglie degli alberi e del muschio, che appaiono ora verdi, di un verde brillante e bellissimo. Passeggiamo nella nebbia, e quasi ci sentiamo fuori dal mondo, in un luogo senza tempo dove non esiste altro se non la nostra presenza unita a quella degli alberi della foresta. L’aria è sempre più fresca, il bosco sempre più buio. Che ne dite, torniamo indietro?
Io resterei qui per sempre ad ascoltare il ritmo della Natura, a sentirne i profumi, ma forse è meglio tornare. Qualcuno a casa ci aspetta, con una tazza di tè caldo per scaldarci dopo esserci immersi nel freddo del bosco…
Allora ritorniamo sui nostri passi, torniamo alla chiesetta che avevamo abbandonato e pian piano, con un po’ di pazienza, torneremo a casa, ma non dimenticheremo mai la magia che abbiamo respirato e palpato laggiù, nel folto del bosco.
La magia esiste, basta saper ascoltare!