Recensione: “Un anno con la Luna 2014 – Armonia e benessere con i cicli lunari” di Lisa Paolucci

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qui a proporvi una nuova recensione =) Ringrazio la Eifis Editore per avermi inviato la bellissima agenda che sto per recensirvi.


Autore: Lisa Paolucci

Titolo: Un anno con la Luna 2014 – Armonia e benessere con i cicli lunari
Editore: Eifis
Pagine: 252
Prezzo: 12,90 euro
Argomento: Sarà semplicissimo conoscere i segreti della Luna seguendo i consigli di questa pratica agenda su:
– prendersi cura di sé: massaggi, cura del corpo, diete, relax…
– occuparsi dei lavori di casa in modo efficace e con meno fatica
– dedicarsi al giardinaggio e alla cura dell’orto, conoscendo il momento giusto per piantare e per raccogliere, per potare e per innestare, per preparare conserve…
– festività religiose e giorni di interesse
– e ancora: utili approfondimenti, consigli e ricette.
Voto:
Recensione:

Non c’è che dire, l’agenda “Un anno con la Luna 2014” risulta essere anche quest’anno un ottimo acquisto per chi intende armonizzare la propria vita con i cicli lunari.

L’agenda, pratica ed estremamente veloce da consultare, si divide in tre parti. La prima è teorica, nella seconda si sviluppa l’agenda vera e propria e nella terza troviamo delle tabelle mensili riassuntive molto efficaci.

Come per l’agenda dell’anno scorso, la parte introduttiva è dedicata a qualche principio di astronomia; l’autrice delinea in breve le caratteristiche dei corpi celesti che influenzano la nostra esistenza, dalla Luna al Sole, per finire con la Terra stessa. Con spiegazioni semplici, puntuali ed utili alla comprensione dell’agenda, Lisa Paolucci ci parla delle fasi lunari, dello Zodiaco e dei quattro elementi, permettendoci di conoscere da un punto di vista sia pratico che teorico il mondo che ci circonda.
L’autrice fornisce uno strumento comodo per il lettore, volto a migliorare la vita quotidiana di chi si appresta a consultare l’agenda. E’ così che, mese per mese, settimana per settimana, potremo informarci su come prenderci cura del nostro corpo, come svolgere le faccende di casa in modo meno faticoso e più redditizio e conoscere quali sono i frutti della Terra da seminare, raccogliere, trapiantare in ogni momento dell’anno.

Se per l’agenda 2013 l’autrice aveva pensato di dedicare alcune pagine della parte introduttiva allo Zodiaco, oltre che alla pulizia dei metalli e consigli utili sulle unghie e le punture di insetti e meduse, per questo 2014 Lisa Paolucci inserisce una parte dedicata alla mitologia. Prendendo spunto dalle divinità del pantheon greco, l’autrice formula dei modelli di personalità femminili e maschili in cui ognuna delle lettrici e dei lettori si potrà identificare, scoprendo così quali lati del proprio carattere possono essere migliorati e quali, invece, risultano essere i punti di forza. Infine, l’autrice ci offre una tabella in cui sono riportati i giorni più propizi per stipulare un contratto e un simpatico dizionario con i significati dei fiori.
Per quanto riguarda la seconda parte, ovvero l’agenda vera e propria, essa risulta essere molto ricca. Ogni mese inizia con una pagina in cui vengono riassunte le fasi lunari, l’ora in cui sorgono il Sole e la Luna, le varie festività e i frutti della Terra. Si passa poi all’analisi settimanale dei cicli lunari; le pagine sono arricchite da citazioni, spunti di riflessione, proverbi, curiosità, aneddoti e barzellette, viene schematizzata la fase lunare corrente e vengono spiegate le attività migliori della settimana in corso per quanto riguarda la casa, la cura del corpo e i frutti della Terra.
Si tratta, insomma, di un’agenda che non potrà mancare in casa di chi intende vivere in modo più naturale, ed è anche un ottimo regalo natalizio da presentare ad amici e parenti!

Voi che ne pensate? La prenderete?
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Recensione: “Dark Shadows – La maledizione di Angelique” di Lara Parker

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qui a proporvi una nuova recensione =) Mi avete richiesto in molti il mio parere su questo libro, che sarebbe stata una perfetta lettura di Halloween, lo ammetto. Ebbene allora, a grande richiesta, ecco la mia opinione su “Dark Shadows” di Lara Parker!


Autore: Lara Parker

Titolo: Dark Shadows – La maledizione di Angelique
Editore: tre60
Pagine: 437
Prezzo: 9,90 euro
Trama: Isola della Martinica, XVIII secolo. Uno sguardo, e il destino di Barnabas Collins è segnato. Per sempre. Il giovane ufficiale, infatti, s’innamora all’istante di Angelique Bouchard, una ragazza sensuale ed enigmatica dagli occhi profondi come il mare. E anche lei ben presto si lascia ammaliare da quel raffinato rampollo di una ricca famiglia del Maine. Così, quando poche settimane dopo il loro incontro lui le propone di sposarlo, lei accetta con entusiasmo. Prima di coronare il suo sogno d’amore, però, Angelique deve attendere un anno, il tempo necessario a Barnabas per intraprendere un lungo viaggio verso casa e ottenere la benedizione del padre. Ed è quindi soltanto al suo ritorno che Angelique fa una scoperta devastante: Barnabas ha smesso di amarla e ha già chiesto la mano di un’altra donna. Umiliata per l’affronto subito e accecata dalla gelosia, la ragazza gli giura allora una terribile vendetta: perché lei è un’adepta dello Spirito Oscuro, una strega esperta nell’arte della magia nera e in grado di condannare un uomo per l’eternità, trasformandolo in un vampiro… Diventata famosa per aver interpretato il personaggio di Angelique nella serie televisiva originale, con questo romanzo Lara Parker ci introduce nel fantastico mondo di “Dark Shadows”, che ha ispirato l’omonimo film di Tim Burton.
Voto:

Recensione:

Dark Shadows – La maledizione di Angelique” è un romanzo di genere gotico, che sfiora l’horror e ha in sé anche le caratteristiche del generedrammatico. E’ ambientato in gran parte sull’isola della Martinica con le sue piantagioni, per spostarsi poi nel Maine, a Collinsport, cittadina di proprietà della famiglia Collins.

Il romanzo ruota intorno alla figura misteriosa e affascinante di Angelique, della quale l’autrice ci racconta l’infanzia, la giovinezza e l’età adulta. A differenza di quanto traspare dalla sinossi, la storia non è incentrata sulla maledizione di Angelique, che costituisce invece la parte culminante del libro, ma della sua ascesa verso il Male.
La trama si presenta pressoché lineare, con alcuni colpi di scena. Ci sono dei punti rimasti irrisolti, e Lara Parker ha gettato in questo romanzo i semi per un promettente seguito, che spero venga pubblicato in Italia.
Il romanzo è narrato come se fosse un lungo flashback, con alcuni ritorni al presente, raccontati dal punto di vista di Barnabas.
L’autrice utilizza un registro linguistico semplice, riuscendo però con le sue parole ad irretire il lettore, catturandolo nella ragnatela delle sue pagine e impedendogli così di staccarsi dal libro.
Il ritmo si presenta incalzante. Il romanzo potrebbe essere diviso in due parti; la prima narra l’infanzia di Angelique, mentre la seconda racconta della sua vita da donna adulta.Un crescendo di emozioni travolge il lettore come un mare in burrasca; egli si sentirà in balia degli eventi narrati, trascinato  dalla corrente impetuosa nella quale Lara Parker e Angelique lo hanno gettato.
Le descrizioni sono molto dettagliate, tant’è che le immagini descritte appaiono molto vivide nella mente del lettore.

Il romanzo narra le vicende da un punto di vista particolarissimo, quello dell’antagonista, e cioè la strega Angelique. L’autrice, che ne interpretò il ruolo nell’omonima serie tv degli anni Sessanta, decide di narrare la storia del suo personaggio per riscattare in un certo senso la figura negativa della donna che le aveva dato il successo.

Il lettore si ritrova così a scoprire la vita di Angelique, dalla sua infanzia sino all’età adulta, tramite le pagine del suo diario, trovato e letto da Barnabas Collins, uomo che la protagonista amò di un amore ossessivo e malsano. Tutte le vicende narrate sono dunque viste e descritte con il filtro visivo e psicologico della protagonista. Lara Parker ci offre una visione peculiare di questa donna, lasciando quasi che il lettore spii nella sua vita per trovarvi i semi della sua incredibile malvagità. Non si può far altro che provare compassione e trasporto per Angelique, figura femminile affascinante, della quale l’autrice indaga la psicologia fin nel profondo. Il lettore assite così alla trasformazione di Angelique da bimba allegra, spensierata e appassionata alla vita, a donna avida di amore e di potere. Gli eventi che costellano la vita di Angelique sono oltremodo tragici e drammatici, e i suoi occhi di bambina hanno visto sofferenze che mai nell’infanzia dovrebbero essere vissute. Le sue esperienze e il suo destino la porteranno a diventare coraggiosa e sfrontata, giungendo a sfidare poteri più grandi ed oscuri di quanto ella stessa si aspettasse. Continuamentecombattuta tra l’amore e l’odioAngelique è un personaggio che saprà incantare il lettore, con le sue mille sfumature caratteriali e con il suo profilo psicologico disegnato alla perfezione da Lara Parker.

Se Angelique risulta essere uno dei personaggi meglio caratterizzati di tutti i libri che io abbia letto, altrettanto non si può affermare delle altre comparse (perché così si possono definire) della storia. All’interno del romanzo si incontrano innumerevoli personaggi, ma di nessuno l’autrice traccia una mappa psicologica anche lontanamente simile a quella della protagonista. Tuttavia, trovo che non sia una scelta criticabile.L’intenzione di Lara Parker, infatti, era quella di donare un passato al personaggio da lei interpretato nella celebre serie tv, passato che sarebbe stato in grado di dare una spiegazione alle scelleratezze commesse da Angelique e di porla sotto una nuova luce agli occhi dei lettori e degli spettatori che si appassionarono alla serie. Lara Parker è riuscita perfettamente nel suo intento, e la scelta di sorvolare sulla caratterizzazione psicologica degli altri personaggi è da attribuire, a mio parere, all’egoismo prepotente che dilaga nel cuore di Angelique. Inoltre, essendo questo libro il primo volume di una serie, credo che l’autrice potrebbe decidere di dedicarsi agli altri personaggi chiave di questa storia, come per esempio Barnabas, nei romanzi successivi.

Dark Shadows”  è un libro costellato da sentimenti contrastanti, intriso di magia neraed occultismo. L’intero romanzo ruota intorno a temi quali l’odio, l’amore, l’invidia, lagelosia, la sete di potere e di vendetta. Sono sentimenti laceranti che rodono l’animo umano fino a portarlo, in taluni casi, alla pazzia e all’autodistruzione.
Il romanzo si rivolge ad un pubblico pressoché adulto per via della brutalità di alcune scene.
Mi aspettavo un libro molto diverso da quello che mi sono ritrovata a leggere; credevo di entrare in un mondo notturno, popolato da vampiri e creature delle tenebre. Invece mi sono ritrovata a leggere la storia di una donna che ha vissuto indicibili sofferenze, trasformandosi così nella mano destra del diavolo in persona. Le tinte fosche e le atmosfere occulte del romanzo mi hanno fatta rabbrividire più volte, tant’è che avrei quasi abbandonato la storia per la paura che mi suscitava. Stringendo un po’ i denti però sono riuscita a proseguire e a terminarla, e sono felice di averlo fatto.

Da questo libro è stato tratto il film omonimo di Tim Burton, uscito nelle sale cinematografiche nel 2012; esso si discosta però molto dal romanzo, poiché racconta la vita di Barnabas, tralasciando la parte che riguarda invece Angelique. Nonostante avessi alte aspettative nei confronti del film, visto l’eccezionale cast, sono rimasta delusa dalla sua banalità.
Consiglio “Dark Shadows – La maledizione di Angeliquea chi ama le storie gotiche, a chi non ha timore di immergersi in un’avventura tenebrosa e avvincente. Consiglio inoltre questo romanzo a tutti gli scrittori, soprattutto quelli alle prime armi, perché da queste pagine potranno trarre un importante insegnamento: un antagonista non è mai credibile se la sua cattiveria è fine a se stessa e ingiustificata. L’antagonista deve saper suscitare emozioni nel lettore, siano esse positive o negative, perché spesso dentro il male si nasconde un po’ di bene e viceversa. L’antagonista è spesso pazzo, ma anche la pazzia deve avere una sua logica. In questo Lara Parker è stata una maestra, dalla quale tutti noi possiamo imparare qualcosa.
Dark shadows” è un romanzo travolgente, imprevedibile e volubile come il mare, amato tanto dalla protagonista, e proprio come questo elemento saprà sorprendervi!

Voi che ne pensate? Lo avete letto?

Recensione: “Il destino del Bosco d’Argento” di Richard Ford

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qui a proporvi una nuova recensione =) Ringrazio infinitamente SiMo85 del blog DreamingLife Books Blog per avermi consigliato il libro di cui vi parlerò oggi, era una lettura che non poteva proprio mancare nella mia libreria!
Autore: Richard Ford
Titolo: Il destino del Bosco d’Argento
Editore: Nord
Pagine: 287
Prezzo: 12,40 euro
Trama: Il Bosco Argentato è una delle ultime foreste in cui gli animali vivono ancora in pace fra loro e al sicuro dall’uomo, che pure minaccia sempre più da vicino anche quel piccolo paradiso naturale. Brock, il tasso, nel trovare sotto una quercia, in mezzo alla neve, proprio la notte della Vigilia di Natale, un neonato abbandonato. Eppure nel bosco si racconta da lungo tempo una leggenda, secondo la quale un giorno verrà un salvatore umano, alleato degli animali nella difesa degli ultimi angoli intatti di natura sulla Terra. Così Brock e la sua famiglia allevano il piccolo uomo cui danno il nome di Nab. E proprio lui è il predestinato. Proprio a lui incombe l’incarico di recuperare dai Guardiani elfici che li hanno vigilati fino ad oggi i tre Faradawn: l magiche essenze della vita stessa. Ma il tempo stringe, perché la razza umana sta ciecamente e precipitosamente correndo verso la propria autodistruzione. Riuscirà Nab nella sua impresa redentrice, con l’aiuto di Beth, la ragazzina bionda che ha legato la propria sorte alla sua e a quella degli animali del Bosco d’Argento?
Voto:
Recensione:
Il destino del Bosco d’Argento“, un fantasy per ragazzi nonché favola ecologica, era la lettura che faceva al caso mio, in questi giorni di irrefrenabile voglia di immersione nella natura. E’ riuscito ad entrare nel mio cuore, nonostante i piccoli difetti che vi ho trovato, emozionandomi come solo un bel libro riesce a fare.
Già la copertina, che trovo meravigliosa, esprime tutto lo spirito verde racchiuso tra le pagine del libro. Il titolo originale era forse più appropriato (“The Quest for the Faradawn“, ovvere La Ricerca dei Faradawn), ma preferisco quello italiano perché a mio parere è più rappresentativo.
Il testo è accompagnato poi dalle bellissime illustrazioni di Owain Bell.
Il linguaggio si presenta piuttosto semplice, arricchito talvolta da parole più ricercate. Nelle descrizioni del paesaggio naturale diviene quasi poetico. Ho notato un po’ tropperipetizioni all’interno del testo che, se evitate, lo avrebbero alleggerito rendendo più fluida la lettura.
Il ritmo della narrazione è altalenante; a tratti il libro sembra scorrere via con facilità, in altri punti la lettura si fa più lenta e pesante, forse per via delle innumerevoli e prolisse descrizioni. Per quanto io le ami, in alcuni punti le ho trovate davvero esasperanti. L’autore si sofferma troppo spesso a descrivere con minuzia il paesaggio, tant’è che per alcune pagine i dialoghi diventano inesistenti. Questa scelta dell’autore ha reso lenta la lettura del libro.
personaggi della storia sono molti; alcuni accompagnano il lettore fino alle ultime pagine, altri sono solo pallide comparse, altri ancora invece saremo costretti a salutarli lungo la strada.
Mi sono affezionata molto ai protagonisti, e ad ognuno in modo diverso. Sono riuscita ad immedesimarmi in Nab,protagonista indiscusso, per il suo essere un personaggio profondo e sensibile. Ho condiviso i suoi dolori e ho gioito delle sensazioni che mi hanno trasmesso le sue giornate immerse nella natura del Bosco d’Argento. Ho provato affetto e immensa tenerezza per gli animali del bosco, in particolare per Brock e Tara, i due tassi che hanno adottato e cresciuto Nab, così come la lepre Perryfoot, il gufo Warrigal, la volpe Rufus, e il coraggioso cane Sam. Tutti loro sono un esempio della purezza del mondo animale, e ognuno di loro porta nel cuore e nell’anima le cicatrici e gli orrori della razza umana. L’unico personaggio a cui non sono riuscita ad affezionarmi davvero è Beth, l’amica di Nab.
Il destino del Bosco d’Argento” non può considerarsi una lettura leggera, né un libro a cui accostarsi con spensieratezza. Le vicende in esso narrate inducono il lettore a porsi continue domande, a riflettere sul nostro stile di vita. Trattandosi di una favola ecologica, l’autore ha inserito nel suo libro una miriade di temi, tutti connessi con il mondo naturale. Viene approfondito il queste pagine il tema della caccia, quella crudele, spietata e fine a se stessa. La crudezza delle scene descritte porteranno il lettore a soffrire, piangere talvolta, per le terribili azioni compiute dall’uomo nei confronti degli animali selvatici e della natura.
Un altro argomento che Richard Ford tratta tra le sue pagine è quello dell’inquinamento, che distrugge paesaggi ed ecosistemi.
Per tutta la durata del romanzo si avverte prepotentemente il contrasto tra il mondo naturale, fatto di semplicità, gestualità ed istinto, e il mondo “civilizzato” umano, che snatura l’essenza delle cose con i propri macchinari, descritti come mostri infernali. Mi ha colpito la scena in cui Nab viene portato per la prima volta in una casa umana: egli viene sopraffatto da una sensazione di soffocamento misto ad angoscia per via delle pareti dell’abitazione, che lo fanno sentire in trappola, e per il caldo soffocante della casa in contrasto con l’umidità e la freschezza dell’aria boschiva.
In definitiva, l’intento dell’autore è quello di indurre il lettore a prendere atto dell’esistenza di altre creature sulla Terra, creature che giorno dopo giorno mettiamo in pericolo con il nostro sconfinato egoismo.
Questa storia vuole essere un monito, un messaggio eterno per l’intera umanità,che deve imparare a cambiare e a prendersi cura del proprio pianeta, se intende sopravvivere e non scivolare inesorabilmente verso la distruzione.
La trama si presenta piuttosto lineare. La storia si divide in due parti; la prima, introduttiva, narra della crescita di Nab e della vita che egli conduceva nel Bosco d’Argento. La seconda invece narra la ricerca dei tre Faradawn da parte di Nab e dei suoi amici, che viaggeranno per terre sconosciute sfidando il pericolo per ristabilire l’ordine naturale delle cose.
Personalmente, ho preferito la prima parte perché più scorrevole e immersa nella natura rispetto alla seconda. Quest’ultima fa un po’ perdere di vista la vera essenza del libro, lo rende quasi meno reale poiché l’autore si accosta qui al fantasy classico inserendo gli elfi, che rendono il racconto meno realistico, appunto.
Questo romanzo si rivolge ad un pubblico di ragazzi e adolescenti, ma è adattoanche agli adulti.
Il destino del Bosco d’Argento” è un libro profondo, una lettura complessa che indurrà il lettore a soffrire per uscire fortificato da tale sofferenza. Per questo motivo consiglio questa lettura a chi desidera immergersi in un libro “verde”, a chi è pronto a mettere in gioco tutta la propria sensibilità per vivere i dolori dei protagonisti e sentirsi come loro cambiati a fine lettura.
Anche se molte scene sono crude, strazianti e tristemente insopportabili, consiglierei questo libro come lettura scolastica per sensibilizzare i giovani alle tematiche ambientaliste e animaliste, che dovrebbero premere sempre di più sulla nostra coscienza di esseri umani. Infine, proverei a consigliare questa lettura a quei cacciatori(che non oso descrivere) che ogni settimana fanno stragi di caprioli, cinghiali, lepri e non solo per puro divertimento: chissà che questo libro non cambi anche loro!
 
Voi che ne pensate? Lo avete letto?

Recensione: “La Piccola Strega” di Otfried Preussler

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qui a proporvi una nuova recensione =) Questa volta si tratta di un libro per bambini, spero che possa piacervi comunque ^_^
Autore: Otfried Preussler
Titolo: La Piccola Strega
Editore: Nord-Sud
Collana: Gli Scriccioli
Pagine: 123
Prezzo: 7,50 euro
Trama: Una piccola strega di centoventisette anni è considerata troppo giovane per partecipare al Gran Ballo delle Streghe. Dovrà studiare stregoneria per un anno e allora forse potrà sperare di esservi invitata. Ma la Piccola Strega si sbaglia, e invece di diventare una buona strega diventerà una strega buona!
Voto:
Recensione:
“La Piccola Strega” è un libro che si rivolge ad un pubblico giovanissimo, quindi a tutti i piccoli folletti e le piccole fatine della scuola elementare. La Strega protagonista di questa simpatica storiella è un po’ pasticcionatestarda e determinata, evuole a tutti i costi partecipare alla danza che le streghe compiono tutti gli anni sul Monte Block la notte di Valpurga. Ma ancora non sa che le sue consorelle non vogliono che partecipi ai festeggiamenti magici…
Il linguaggio usato dall’autore è quello che si confà ad un pubblico infantile: semplice, scorrevole ed immediato. Il tono usato dell’autore è leggero e scherzoso, tant’è che facilmente susciterà nel lettore sorrisi e tenerezza.
Il ritmo è piuttosto veloce, il lettore vuole sapere cosa succederà alla Piccola Strega e quindi divorerà facilmente questo libricino.
Anche se non viene mai detto, l’autore ambienta questa storia in Germania. Lo si deduce da un monte, che compare spesso all’interno del romanzo, il Monte Block appunto, sul quale le streghe si riuniscono la notte di Valpurga.
personaggi sono pochi e caratterizzati quanto basta per le poche pagine che compongono questa storia. Il lettore si affezionerà alla divertente Piccola Strega, maldestra, e a volte dispettosa come un folletto, così come anche al suo fedele famiglio Abraxas, un corvo un po’ puntiglioso che farà un po’ il ruolo del grillo parlante. Incontriamo poi l’antipatica strega del tempo Schizzastizza e la temuta Strega Suprema. Nel corso della storia, la Piccola Strega incontrerà una varietà di personaggi, ognuno dei quali la aiuterà, seppure inconsapevolmente, a diventare una vera strega.
L’autore in questo piccolo volume inserisce messaggi genuini, semplici. La morale della storia è che a far del bene ci si guadagna sempre; anche se a volte ci venisse voglia di vendicarci delle persone che ci fanno del male, le azioni buone vengono sempre ripagate, mentre la vendetta lascia un sapore amaro in bocca. La Piccola Strega, discriminata dalle sue colleghe per via della sua giovane età, saprà riscattarsi dai pregiudizi, crescerà dal punto di vista spirituale e trarrà insegnamento da ciò che la circonda, mettendo i suoi poteri magici a disposizione del bene.
Si tratta di un libricino spensierato, che saprà coinvolgere e insegnare qualcosa ai più piccini. Il testo è arricchito da numerose illustrazioni, semplici e quasi abbozzate, ma molto simpatiche.
Consigliato a tutti i bambini che amano le storie di streghe e in generale a chi desideri una storia spensierata che sappia insegnare e far sorridere.
Dello stesso autore ho letto “Il mulino dei dodici corvi” (cliccate sul titolo per leggere la mia recensione), che si rivolge ad un pubblico più ampio. Niente a che vedere con questo libricino, più fresco e spensierato.
Voi che ne pensate? Lo avete letto?

Recensione: “Il Portatore di Fuoco” di David Clement-Davies

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Eccomi di nuovo qui a proporvi una nuova recensione =) Ringrazio la mia gemellina Reina del blog Il Portale Segreto per avermi regalato questo libro, una piccola perla che nella mia libreria non poteva mancare!
Autore: Davied Clement-Davies
Titolo: Il Portatore di Fuoco
Editore: Fabbri Editori
Pagine: 486
Prezzo: 12,50 euro
Trama: Nella foresta le cose stanno cambiando. L’antico codice d’onore dei cervi viene infranto dai seguaci del tenebroso Drail e del suo servo subdolo Sgorr. Quando il loro più fiero avversario, il nobile Brechin, viene ucciso a tradimento, tutte le speranze del branco sono riposte nel cucciolo Rannoch, nato con una macchia a forma di foglia sulla fronte: forse è proprio lui il portatore di fuoco di cui parla la Profezia, destinato a riportare la giustizia nelle Terre di Sopra e di Sotto.
Voto:
 Recensione:

Quando la Tradizione distrutta sarà,
come un albero dal vento sradicato,
allora lo spirito di Herne si leverà
a liberare gli Herla destinato.

Foglia di quercia la sua fronte ornerà,
figlio scambiato sarà la sua sorte.
Parole straniere lui ascolterà,
bandito, temuto, odiato a morte.

E’ con queste parole che ha inizio la Profezia attorno alla quale ruota tutto il romanzo de “Il Portatore di Fuoco“. Gli Herla, i cervi, vivono in pace nelle Terre di Sotto, ma i semi del male sono in agguato nell’ombra. Herne, lo spirito della foresta al quale i cervi e tutti gli animali sono devoti, sta per essere tradito e dimenticato per sempre. L’ordine gerarchico della società dei cervi viene abbattuto e ricostruito in modo del tutto innaturale, ma la Profezia parla chiaramente: un cervo salverà il popolo degli Herla, un cervo che avrà sulla fronte una macchia bianca a forma di foglia di quercia. Il destino vuole però che il salvatore altro non sia che un cerbiatto indifeso, che dovrà attraversare valli, montagne e villaggi prima di compiere ciò che il fato ha in serbo per lui.
Il Portatore di Fuoco” è un fantasy per ragazzi, un romanzo di formazione che difficilmente non entrerà nel cuore dei lettori, giovani o adulti che siano. 
Il linguaggio utilizzato dall’autore è fondamentalmente semplice, che a tratti utilizza termini specifici della biologia animale. Lo scrittore trasporta chi legge nel mondo selvaggio dei cervi nobili, facendoci allontanare dalla città e dalle nostre faccende umanne per inoltrarci nel folto del bosco, dove vige la legge del più forte e dove regnano sovrani gli animali.
Il ritmo è incalzante, per via dei fitti avvenimenti che si susseguono all’interno della narrazione. 
Le descrizioni sono lunghe, dettagliate e frequenti. L’autore ci permette di immergerci completamente nelle atmosfere e nelle situazioni da lui descritte, e il suo stile non risulta mai schematico, ma ben elaborato e articolato, senza essere pesante o eccessivamente prolisso. Sicuramente “Il Portatore di Fuoco” non è un libro adatto a chi non ama le lunghe descrizioni, dato che qui ce ne sono parecchie. 
I personaggi sono molti e tutti ben caratterizzati. Il lettore si affeziona ad ogni personaggio presente nella storia, soprattutto ai compagni di avventure di Rannoch, il protagonista, poichè assiste alla loro nascita, alla crescita e all’entrata nell’età adulta, con i problemi e i cambiamenti che essa comporta. Protagonisti indiscussi di questa storia sono dunque gli animali selvatici, in particolar modo i cervi nobili. Gli animali vengono antropomorfizzati dall’autore, risulta dunque più facile per il lettore immedesimarsi nei personaggi di questa storia. 
Ho amato il fiero e coraggioso Brechin, così come la caparbia e protettiva Eloin; ho provato affetto per Blindweed, il cantastorie dei cervi, e Brehac, anziana e materna. Mi sono immedesimata nella dolce e apprensiva Bracken, cerva amorevole che si prenderà cura del piccolo Rannoch. Quest’ultimo, riflessivo e dall’annimo sensibile e quasi cavalleresco, è la colonna intorno alla quale ruotano le vicende del romanzo.  Non sono da meno i suoi compagni di avventure e di vita: Willow e Peppa, Tain e Thistle, Bankfoot, Quaich, la renna Birrmagnur, il corvo Cra, la foca Rurl… ognuno di loro costituisce un tassello fondamentale per la vita di Rannoch, senza di loro la sua missione non sarebbe stata la stessa. Ho apprezzato anche gli antagonisti di questa storia: il succube e rammollito Drail e il terribile e malvagio Sgorr. 
Nel testo l’autore ha disseminato diversi temi: amore, amicizia, senso di appartenenza, uguaglianza, collaborazione, fratellanza, coraggio, perdono…
Ho trovato molto forte anche il riferimento alla religione cristiana, con delle similitudini piuttosto evidenti con alcuni episodi biblici. L’autore accenna anche alle antiche civiltà pagane, e lo fa con una sorta di disprezzo malcelato. E’ forse l’unica cosa che non sono riuscita a farmi andare giù dell’intero romanzo.
La trama si presenta fitta di avvenimenti, condita con colpi di scena che sorprendono il lettore e lo spingono ad andare avanti con la lettura. I protagnisti vivono mille avventure, e la curiosità di chi legge è mantenuta sempre viva dalle continue interruzioni degli equilibri che si venogno a creare. 
Il libro si rivolge ad un pubblico giovane, ma può essere letto tranquillamente anche dagli adulti. 
Consiglio questo libro a chi desidera emozionarsi, a chi vuole immergersi in una natura selvaggia e quasi del tutto incontaminata, oltre che a chi vuole sentire profumo di muschio e di sottobosco. Lo consiglio anche a chi desidera vedere le cose sotto un punto di vista diverso da quello umano.
Voi che ne pensate? Lo avete letto?

Recensione: “Il regno dei gufi” di Martin Hocke

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!

Torno sul blog con una nuova recensione. Ho terminato la lettura di questo bellissimo romanzo, non lo dimenticherò tanto facilmente.

Autore: Martin Hocke
Editore: Piemme Pocket
Pagine: 477
Prezzo: 4,90 euro
Trama: Quando ai gufi dei territori di campagna giunge notizia che un gigantesco Gufo Reale sta avanzando verso il sud, il giovane Hunter si trova a giocare un ruolo cruciale nella lotta per difendere la comunità. Dal suo territorio ai bordi di un’enorme foresta abbandonata, dovrà convincere i Gufi dei Granai, i Gufi Piccoli e i Gufi delle Foreste a stringere un’alleanza per fronteggiare l’invasione del mostro. Ma un pericolo ben più grave incombe sulle loro terre, una minaccia in grado di annientare la sopravvivenza stessa della specie. Tra guerra e amore, eroismo e tradimenti, una saga avvincente, la straordinaria epopea di un mondo misterioso.
Voto:
Recensione:  

“La storia insegna che ci vuole una minaccia esterna per creare unità tra gli appartenenti alla stessa razza e religione, per non dire tra coloro che hanno diverse culture, sangue e credo. E’ una gran vergogna, ma la memoria è corta e i conflitti, di qualunque tipo, non sono mai troppo lontani.”

Il regno dei gufi” è il primo volume di una saga, una trilogia per essere precisi, che purtroppo non è più in commercio. Dico “purtroppo” perchè quello che mi sono ritrovata tra le mani è un vero e proprio gioiello, un libro nel quale mi sono imbattuta per pura fortuna e che credo mi rimarrà sempre nel cuore.
Questo romanzo narra una storia complessa e articolata in due parti, che potrebbero ricondursi rispettivamente ai periodi della giovinezza e della maturità del protagonista, il giovane Gufo dei Granai, Hunter. Egli riceve una precisa ed accorata istruzione dai suoi genitori, i quali gli insegnano a vivere nel mondo della campagna, trasmettendogli i valori derivanti dalla religione e dalla società dei Gufi dei Granai. L’autore rende i Gufi molto simili a noi esseri umani: essi hanno una struttura sociale ben definita, hanno un Credo ben preciso e delle regole da rispettare per poter far parte della comunità, ma non solo: i piccoli Gufi dei Granai ricevono un’istruzione di base – che li porterà ad apprendere lezioni importanti quali il volo, la caccia, la paura e l’importanza della famiglia – e un’istruzione superiore. Durante quest’ultima fase, i giovani Gufi vengono presi sotto l’ala di un insegnante esperto, che li istruirà sulla materia per la quale si sentono più portati, come per esempio la Storia, la Geografia, l’Ecologia, la Gufologia, la Religione, la Poesia, la Guerra, le Lingue, le Scienze Umane…
“Istruzione, istruzione, istruzione” esclamò Alba, senza mai smettere di lisciarsi le piume. Gli lanciò uno sguardo severo dall’altra parte della stanza. “A scuola voi imparate come le cose dovrebbero essere, non come sono realmente; l’istruzione è valida solo se si adatta alla realtà.”
“Ma io voglio imparare” insistette Hunter. “La conoscenza è sopravvivenza, e anche voi gufi immigranti dovreste essere consapevoli di ciò.”
“non essere così pomposo Hunter. […]  E’ l’inconveniente di voi Gufi dei Granai. Vi torturate con i vostri dubbi. Nessuno di voi può dimenticarsi dell’istruzione, della religione e della politica, neanche per un momento. Perchè non vi rilassate e non cercate di essere più spontanei? La vita è molto più divertente così.”
Il lettore viene da subito catapultato nel mondo dei rapaci notturni, e imparerà insieme ad Hunter i valori e le regole della comunità dei Gufi dei Granai. Egli cresce nel granaio dei suoi genitori, e fin dai primi mesi di vita dimostra un vivo interesse per la conoscenza. Quando arriva il suo momento di imparare la lezione più dura, e cioè l’indipendenza e l’allontanamento dal nido familiare, Hunter si ritrova da solo a vagare per i cieli notturni illuminati dalla pallida luna, alla ricerca della sua nuova dimora e del Gufo che potrà impartirgli un’istruzione superiore. Le cose purtroppo non vanno esattamente come egli aveva previsto, e si ritrova così a dover sopravvivere da solo senza ricevere alcun insegnamento da nessuno, se non dagli animali che popolano il territorio in cui si è stanziato. Inizialmente diffidente e schivo, Hunter impara ben presto il valore della tolleranza e dell’uguaglianza fra le specie. La sua curiosità, sensibilità e sete di conoscenza, lo spingeranno così a voler creare un’unione tra le tre razze di Gufi esistenti, e cioè quelli dei Granai, quelli delle Foreste e gli immigranti. Riuscirà nel suo intento quando un Gufo Reale minaccerà la sopravvivenza dei Gufi, ma scomparsa la sua minaccia ne arriverà un’altra, più pericolosa e incombente di prima: l’uomo, e insieme ad esso l’inquinamento proveniente dalle città, nonchè la comparsa di un nuovo Gufo dei Granai che intende sovvertire l’intero ordine sociale della comunità che Hunter conosceva fin da pulcino.
I Gufi delle Foreste dicono che noi viviamo troppo vicino agli umani e che questo provocherà la nostra rovina.”
“E’ possibile” ammise Humanoid. “L’inquinamento e la contaminazione per noi sono molto più pericolosi delle guerre, perchè possono cambiare l’ambiente in cui viviamo. Secondo il mio punto di vista, gli uomini sono una specie transitoria che alla fine distruggerà se stessa. Se noi vogliamo sopravvivere però, dobbiamo studiarli di più e imparare come adattarci a ciò che fanno.”
Un libro intriso di significati, ricco di avvenimenti e pervaso da un incessante senso di malinconia e nostalgia, che avvilupperà il lettore come una nebbiolina leggera, accompagnandolo durante tutta la lettura.
Il linguaggio usato da Martin Hocke è spesso ricercato, con termini tratti dalla filosofia e dalla religione, e a tratti si fa più poetico e solenne. Lo stile dell’autore è particolare, nostalgico e malinconico. La narrazione procede piuttosto velocemente, complice il fatto che la trama sia fitta di avvenimenti anche molto ravvicinati tra loro. Sebbene il romanzo ci metta un po’ ad ingranare, riesce a spiccare il volo e a tenere il lettore col fiato sospeso.
Il regno dei gufi” appartiena al genere fantasy, ma si tratta di un fantasy atipico, poichè qui non sono presenti elementi soprannaturali nè creature magiche. Il libro è ambientato ai giorni nostri, in un luogo imprecisato del mondo reale.
Per quanto riguarda le descrizioni, sono dettagliate quelle delle battaglie e dei sentimenti che animano i Gufi, un po’ meno curate quelle riguardanti l’aspetto dei personaggi e dei luoghi.
Nonostante i personaggi della storia non siano pochi, l’autore riesce a dare ad ognuno di loro un carattere diverso, seppure il loro background ci risulti quasi del tutto sconosciuto. Ogni personaggio ha un ruolo ben preciso all’interno della storia, nessuno è superfluo o fine a se stesso. Ho amato molto Hunter, il protagonista di questo libro, sincero e coraggioso, mosso da ideali puri, impulsivo, testardo e curioso. Attraverso i suoi occhi il lettore imparerà a vedere le cose da un punto di vista diverso da quello a cui è abituato, vivrà le sue paure, condividerà i suoi dolori e i suoi successi con grande coinvolgimento emotivo. Mi è piaciuta anche l’evoluzione che ha subito il protagonista durante lo svolgersi della storia, evoluzione che permette al libro di essere considerato a tutti gli effetti un romanzo di formazione.
Sebbene “Il regno dei gufi” rientri nella categoria dei fantasy per ragazzi, per via dei temi in esso trattati potrebbe benissimo essere annoverato tra i migliori romanzi per adulti. Questo libro infatti offre spunti di riflessione non indifferenti; lo scrittore ha disseminato tra le sue pagine temi quali l’uguglianza e il razzismo, l’ambientalismo e l’ecologia, l’odio e l’amore, la scienza e la spiritualità, la conoscenza, il rispetto, il fanatismo, l’amicizia, la sessualità, la responsabilità, il sacrificio, la lealtà, la memoria, la speranza… tutte tematiche importanti, che vengono analizzate profondamente dall’autore, con evidente intento didascalico.
La trama si presenta ben intessuta e ben studiata da Hocke. Gli avvenimenti che in essa si svolgono sono volti a lanciare un messaggio al lettore; la storia di Hunter vuole insegnarci a riconoscere le cose che davvero hanno importanza nella nostra vita di esseri umani, facendoci notare la caducità dei beni terreni e l’essenza effimera delle cose che noi spesso riteniamo importanti. “Il regno dei gufi” altro non è una metafora della vita e della storia dell’uomo e facilmente il lettore ne ravviserà le innumerevoli similitudini.
Nell’ultima edizione, al romanzo è stato scelto di cambiare il titolo, che originariamente era “L’antico Regno del Silenzio“. Anche la traduzione del testo è cambiata, e in questa versione i Barbagianni, chiamati anche Gufi Bianchi nelle prime edizioni, sono divenuti i Gufi dei Granai. Gli Allocchi, chiamati anche Gufi Bruni, sono diventati semplicemente Gufi delle Foreste, e infine le Civette sono divenute Gufi Piccoli o Immigranti. Inutile dire che preferisco di gran lunga la traduzione precedente, a mio parere più immediata e genuina.
Mi sento di consigliare questo libro a tutti, nessuno escluso. Certo è che “Il regno dei gufisi rivolge ad un pubblico maturo, sia per i termini utilizzati che per le tematiche affrontate, profonde ed importanti. Consiglio in particolar modo questo libro a chi ama la Natura, alle persone sensibili e a chi desidera una lettura che lascerà il segno. In questo romanzo si trovano tutti gli ingredienti di una bella storia: avventura, amore, eroismo… quindi, perchè non leggerlo? 😉
 
Voi che ne pensate? Lo avete letto?

Recensione: “La straniera” di Diana Gabaldon

Bentornate nella mia Foresta Incantata, creature del bosco!
Finalmente è giunta l’ora di recensirvi questo romanzo, che mi ha tenuta occupata per moltissimo tempo e che ho rischiato più volte di abbandonare. Non vedevo l’ora di recensirvelo, ma vi avviso: questa volta non riesco proprio ad essere buona, mi dispiace u_u
Autore: Diana Gabaldon
Editore: Tea
Pagine: 838
Prezzo: 11,00 euro
Trama: Nel 1945 Claire Randall, un’infermiera militare, si riunisce al marito alla fine della guerra in una sorta di seconda luna di miele nelle Highland scozzesi. Durante una passeggiata la giovane donna attraversa uno dei cerchi di pietre antiche che si trovano in quelle zone. All’improvviso si trova proiettata indietro nel tempo, di colpo straniera in una Scozia dilaniata dalla guerra e dai conflitti tra i clan nell’anno del Signore 1743. Catapultata nel passato da forze che non capisce, Claire si trova coinvolta in intrighi e pericoli che mettono a rischio la sua stessa vita e il suo cuore.
Voto:
Recensione:
Come si evince dalla trama, “La straniera” narra la storia di Claire Randall, una giovane infermiera di guerra che si riunisce in Scozia con il marito Frank al termine del secondo conflitto mondiale per concedersi una seconda luna di miele.  Trascorrono le loro giornate nelle Highlands scozzesi, felicemente innamorati, e tra visite ai laghi, ai castelli e immersioni nella storia e negli alberi genealogici della famiglia di Frank, finiscono per imbattersi nell’antico cerchio di pietre druidico di Craigh na Dun. Claire, appassionata di botanica e fitoterapia, tornerà da sola in quel luogo intriso di mistero e di magia per raccogliere un’erba che vi aveva visto durante la sua visita insieme al marito. Ma non farà mai ritorno a casa, perchè al suo arrivo nel cerchio di pietre si aprirà un varco spazio-temporale, che la catapulterà direttamente nella Scozia del 1743. Tra intrighi politici, banditi senza scrupoli e pericoli vari, Claire si troverà costretta a dover sopravvivere in un luogo privo delle comodità legate all’età moderna, lontana secoli da suo marito e dalla vita che conduceva in precedenza. La sua vita è divisa a metà, così come lo sono il suo destino e il suo cuore, che inizierà presto a battere per un altro uomo.
Il lessico utilizzato dalla Gabaldon è semplice, arricchito talvolta da termini ricercati e da espressioni tipiche dello scozzese. Nei dialoghi l’autrice non si riserva di utilizzare un linguaggio più scurrile, lasciandosi sfuggire qualche parola volgare, cosa che solitamente detesto nei libri, ma che qui sono riuscita a tollerare.
Ho trovato il ritmo della narrazione molto lento, a causa della totale mancanza di azione per gran parte della durata del romanzo.
Le descrizioni che l’autrice fa di personaggi, paesaggi e situazioni sono molto dettagliate. Nonostante ciò, ho trovato poca Scozia in questo romanzo; non ho respirato le atmosfere che caratterizzano i paesaggi scozzesi, malgrado l’accurata descrizione che l’autrice fa degli abitanti di questa incantevole regione. A differenza di quanto si possa pensare vista la mole del libro, i personaggi non sono molti e purtroppo non risultano ben caratterizzati. Nelle prime pagine del romanzo il lettore si ritrova dinnanzi ad una protagonista tutta d’un pezzo, tant’è che ho subito pensato: “Finalmente una grande protagonista femminile, carismatica, simpatica, forte e solare al punto giusto!” Niente di più sbagliato purtroppo. Claire Randall, infermiera dalla personalità energica e affascinante, si trasforma ben presto in un personaggio piatto e deludente, che finisce per tradire miseramente le aspettative del lettore. Da persona indomita e caparbia si trasforma ben presto in una donna sottomessa, che si lascia trascinare dalle persone e dalle situazioni che la circondano. Pur di raggiungere i suoi scopi, diventa fredda e calcolatrice, arrivando a compiere gesti che il lettore non di darebbe mai aspettato da lei. Questo perchè la Gabaldon ha finito per snaturare il carattere della protagonista, dimenticandosi quasi completamente del suo background e andando così a cozzare inesorabilmente contro l’etica del personaggio da lei creato. Claire dunque sembra quasi subire un’evoluzione all’interno del romanzo, ma in senso contrario.
Il secondo protagonista della storia è Jamie Fraser, aitante giovanotto scozzese testardo e coraggioso, bello oltre ogni dire, ma purtroppo non privo di contraddizioni anche lui. Sono rimasta del tutto disgustata da alcune scene che lo hanno riguardato in prima persona, tanto che l’autrice ha finito per stravolgere il suo personaggio con gli ultimi avvenimenti sul finire del libro. Senza contare la scarsa originalità della Gabaldon nell’aver creato un coprotagonista maschile scontato e costruito: bello, alto, muscoloso, forte, dolce e simpatico quanto basta per far crollare ogni donna ai suoi piedi. In altre parole Jamie è semplicemente perfetto, l’uomo che (quasi) ogni donna vorrebbe avere per sé. Niente a che vedere con personaggi maschili del calibro dell’affascinante Capitano Rhett Butler di “Via col vento”, o il misterioso Mister Rochester, coprotagonista di “Jane Eyre”…
Purtroppo non sono riuscita ad affezionarmi a nessuno dei personaggi, nonostante il grande coinvolgimento emotivo che mi abbiano suscitato alcune scene narrate. I personaggi, tutti, restano inermi, incapaci di evolvere veramente e mostrarsi cambiati, migliorati al termine del romanzo.
La scrittura dell’autrice si dimostra immatura, come confermano alcune scene inverosimili e le diverse incongruenze seminate lungo tutta la narrazione. Nei primi capitoli assistiamo a scene d’amore e di tenerezza fra Claire e suo marito Frank. In seguito, Claire viene catapultata nella Scozia del Settecento, e non solo si adatta con molta facilità alle scomodità del passato, ma ripensa pochissime volte al marito, dimenticandolo del tutto. A rigor di logica, credo che una donna della metà del Novecento che ha vissuto le atrocità della seconda guerra mondiale e che ha da poco riabbracciato il marito possa solo rimanere sconvolta dalla nuova separazione, causata oltretutto da un avvenimento sovrannaturale quale lo è un viaggio nel tempo.
Altro esempio di scena inverosimile è quella in cui Claire decide di confessare la sua storia e i suoi peccati (credetemi, sono molti) a un prete del Settecento. Quest’ultimo, anzichè scandalizzarsi delle rivelazioni della protagonista, la asseconda col sorriso sulle labbra, affermando che le azioni di Claire sono state volute dal Signorre… Tutto questo perchè l’autrice sembra voler giustificare le azioni (e le contraddizioni) di Claire agli occhi del lettore. Di fatto però è del tutto inverosimile che un uomo di Chiesa del Settecento accetti con così tanta facilità ed emancipazione argomenti quali la magia, l’adulterio, l’omicidio, argomenti che la Chiesa fatica ad accettare nel ventunesimo secolo, figurarsi nel sedicesimo!
L’immaturità della scrittrice trapela anche da alcuni grossolani errori che sarebbero stati facilmente evitabili con la giusta documentazione e con un po’ più di attenzione.
Inizialmente Claire ci viene presentata come un’infermiera; appassionata al suo lavoro e delle arti curative, la protagonista decide di studiare anche un po’ di fitoterapia. A questo scopo le viene fornito un libro, che lei riesce appena a sfogliare prima di viaggiare indietro nel tempo. Eppure, nonostante sia digiuna di botanica ed erboristeria, Claire se la cava benissimo fin da subito nel passato come guaritrice, raccogliendo piante officinali e creando intrugli volti alla guarigione dei suoi pazienti. Ma non finisce qui: i rimedi che spesso usa, sono a base di piante che non esistevano in Scozia all’epoca, poichè originarie di altri luoghi. Ne è un esempio l’Aloe, che la Gabaldon fa utilizzare a Claire; la suddetta pianta predilige climi caldi e secchi, ce la vedete sotto le incessanti piogge scozzesi del Settecento?
Il romanzo si presenta infinitamente lungo, non tanto per il numero di pagine, ma per la povertà della trama in esse contenuta. Ai due protagonisti succede tutto e niente, l’autrice li coinvolge in varie peripezie, ma nessuna ha un valore strutturale all’interno della trama. Sembra proprio che la Gabaldon abbia voluto allungare il brodo, ma il suo libro pecca di sostanza. Per non parlare delle scene di sesso che costellano tutto il romanzo, fini a se stesse, inutili e descritte fino allo sfinimento. La sessualità è molto presente all’interno del romanzo, l’autrice ne fa continui e fastidiosi riferimenti, del tutto inopportuni. Senza contare le scene in cui la sessualità sfocia nella violenza, quella sadica e masochista del tutto ingiustificata che mi ha portato a disgustare il romanzo e tutti i suoi personaggi. Ho letto altri libri con descrizioni di violenze, di scene crude e di sesso (come per esempio “I Pilastri della Terra” di Ken Follett), ma nessuno ha suscitato il mio ribrezzo come questo. Sul retro della copertina il libro viene definito come un “Romanzo storico sentimentale”, ma io vi ho trovato poca storia e troppo romance, non so come mai “La straniera” non sia finito nel catalogo “Harmony” perchè ne avrebbe tutte le caratteristiche.
Nel libro della Gabaldon si parla spesso di “amore”… ma l’amore per me è ben altra cosa. Si può chiamare amore l’attaccamento sessuale ad una persona? Amore significa chiamare tua moglie “prostituta” o tuo marito “lurido bastardo”? Non mi risulta proprio. Mi dispiace, ma malgrado i miei immensi e titanici sforzi non riesco a trovare un solo lato positivo a questo libro. Perchè ho dato 2 stelline e non una sola allora? Perchè purtroppo esiste di peggio sul mercato editoriale, ma non è una lettura che consiglierei, neppure (anzi, soprattutto) alle ragazzine adolescenti.
Voi che ne pensate? Lo avete letto?